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C’è una linea sottile che oggi attraversa l’agrumicoltura italiana, e non riguarda soltanto la tenuta produttiva o la qualità del raccolto. È una linea che separa due approcci: da un lato la difesa dell’esistente, dall’altro la capacità di interpretare un cambiamento che non è più episodico, ma strutturale. Restare ancorati al primo significa, sempre più spesso, esporsi a una progressiva perdita di competitività. Spostarsi sul secondo richiede invece uno sforzo diverso: leggere il contesto, aggiornare gli strumenti, rimettere al centro le scelte tecniche come leva strategica. È dentro questa traiettoria che si è inserito il Citrus Forum, andato in scena martedì 5 maggio a Catania. Non soltanto un appuntamento di settore, ma il tentativo di mettere ordine in una fase che, per molti versi, appare frammentata. Il clima non è più un riferimento stabile, la pressione fitosanitaria si intensifica e si diversifica, i costi comprimono i margini, mentre il mercato – sempre più segmentato – richiede coerenza, continuità e qualità percepita.
Agrumicoltura, il futuro passa dal dialogo tra competenze
Organizzato in Sicilia da Fruit Communication, Fruit Lab e Studio Agronomico Coragro, insieme all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Catania, il Citrus Forum ha preso le mosse da un presupposto preciso: discutere di futuro dell’agrumicoltura in un territorio che da sempre vive di agrumi significa partire da una realtà produttiva concreta, fatta di aziende, tecnici, ricerca, mercato e criticità quotidiane di campo. Un’impostazione richiamata già nei saluti istituzionali da Mirko Sgaramella, Project Manager di Fruit Communication, che ha sottolineato la volontà di costruire un momento di confronto tecnico capace di mettere in relazione competenze diverse. Analogamente Gaetano Digeronimo, agronomo dello Studio Agronomico Coragro, ha insistito sulla necessità di tenere insieme lettura agronomica e applicazione concreta, riportando il confronto dentro le esigenze quotidiane delle aziende. In rappresentanza della SOI, Stefano La Malfa ha invece sottolineato il valore scientifico dell’iniziativa, confermato anche dalla scelta di patrocinare l’evento; mentre il professore Mario D’Amico, direttore del Dipartimento Di3A dell’Università degli Studi di Catania, ha richiamato la necessità di occasioni come questa per favorire ricerca, formazione e trasferimento delle conoscenze. A completare il quadro istituzionale, Francesco Carpinato, vicepresidente dell’Ordine degli Agronomi di Catania, ha posto l’accento sull’importanza dell’aggiornamento professionale, soprattutto in una fase in cui le scelte tecniche richiedono competenze sempre più integrate.

Dalla visione di comparto alle scelte tecniche d’impianto
Ad aprire la sessione, la professoressa Alessandra Gentile dell’Università degli Studi di Catania, con una relazione dedicata alle opportunità e alle prospettive dell’agrumicoltura mediterranea. Il punto di partenza è stato netto: l’agrumicoltura italiana presenta una specificità difficilmente replicabile, ma continua a fare i conti con una conoscenza ancora frammentaria e con sfide che si sovrappongono – cambiamento climatico, nuove pressioni fitosanitarie, adattamento varietale, scelta dei portinnesti, transizione ecologica, instabilità geopolitica. Tutti fattori che incidono sui margini aziendali e impongono un salto di qualità fondato su innovazione genetica, tecnologica e gestionale. Gentile ha richiamato anche una criticità spesso sottovalutata: la difficoltà del tessuto produttivo e imprenditoriale, compreso quello vivaistico, nel recepire con continuità le innovazioni disponibili. In questa prospettiva, il Citrus Forum è stato indicato anche come una premessa al congresso internazionale di agrumicoltura in programma dal 5 al 10 marzo 2028. Dal quadro generale si è passati alla base dell’impianto, con il professore Alberto Continella, dell’Università degli Studi di Catania, che ha affrontato il tema dei portinnesti degli agrumi tra adattamento, performance e scenari futuri. Il suo intervento ha descritto una fase di forte fermento internazionale, in cui convivono portinnesti consolidati, nuove selezioni e materiali che tornano di interesse alla luce delle mutate condizioni produttive. La prospettiva della micropropagazione, destinata secondo Continella a caratterizzare in modo crescente la produzione dei portinnesti nei prossimi anni, apre possibilità tecniche rilevanti, ma richiama anche una responsabilità precisa nella scelta del materiale e nella valutazione delle risposte in campo. Sul fronte fitosanitario, il professore Giuseppe Massimino Cocuzza, dell’Università degli Studi di Catania, ha ricostruito l’evoluzione delle minacce per gli agrumi siciliani, evidenziando l’aumento delle specie esotiche e il cambiamento dello scenario registrato negli ultimi anni. Il riferimento alla Spagna come principale “fornitore” di nuovi organismi dannosi ha posto l’attenzione sull’efficacia dei controlli e sulle ricadute economiche, spesso difficili da quantificare, che ogni nuova introduzione può generare. Tra le specie richiamate figurano Scirtothrips aurantii, Bactrocera dorsalis, Solenopsis invicta, Eutetranychus orientalis e Delettococcus aberiae. Il caso di Aleurocanthus spiniferus, rilevato nel 2021, ha offerto però anche una lettura incoraggiante: in cinque anni il trend di crescita non solo si è arrestato, ma ha mostrato un forte decremento, grazie all’insediamento naturale di una fauna di antagonisti. Da qui l’indicazione operativa: intervenire nel momento corretto, colpendo il fitofago senza compromettere gli equilibri biologici utili. Nello stesso solco si collocano le esperienze su Trioza erytreae, dove l’individuazione di un parassitoide ha determinato crolli dell’80-90% delle popolazioni, e su Diaphorina citri, quasi introvabile a Cipro dopo l’azione di antagonisti individuati dalla ricerca. A chiudere questo primo blocco tecnico del Citrus Forum è stato il professore Giuseppe Manetto, dell’Università degli Studi di Catania, con un intervento sulle macchine e sulle regolazioni per la difesa in agrumicoltura. Il tema ha riportato il confronto sulla qualità della distribuzione: scelta dell’irroratrice, caratterizzazione dello spray, effetti della polverizzazione, volumi, copertura della vegetazione, aspetti normativi e distinzione tra taratura e controllo funzionale obbligatorio. In un contesto in cui si parla con crescente frequenza di sostenibilità, la precisione applicativa resta uno degli snodi più concreti per ridurre sprechi, aumentare l’efficacia dei trattamenti e contenere l’impatto degli interventi.

Acqua, genetica e mercato: le leve della competitività
Il secondo asse del confronto ha riguardato l’acqua, l’innovazione genetica e il mercato: tre livelli diversi, ma strettamente collegati nella costruzione della competitività futura. La professoressa Simona Consoli, dell’Università degli Studi di Catania, ha affrontato la gestione sostenibile delle risorse idriche in agricoltura, con un focus sulle ricerche condotte in agrumicoltura. Il punto di partenza è stato il peso delle recenti crisi idriche, particolarmente severe per il settore agricolo: alcuni invasi si sono avvicinati allo svuotamento, mentre le precipitazioni più favorevoli dell’ultimo periodo hanno solo parzialmente attenuato una criticità ormai strutturale. Per colture permanenti come gli agrumi, la mitigazione del rischio passa dalla capacità di combinare strategie diverse: microirrigazione e subirrigazione, irrigazione deficitaria regolata, irrigazione deficitaria parziale, agricoltura conservativa, monitoraggio del sistema suolo-pianta e impiego di strumenti di osservazione come satelliti e droni. In questa direzione, la ricerca sta contribuendo a costruire protocolli più efficienti, capaci di ridurre i consumi senza compromettere la risposta produttiva delle piante. Il tema dell’innovazione è tornato poi con Marco Caruso, ricerecatore del CREA-OFA di Acireale, che ha illustrato i programmi di breeding nazionali ed esteri, richiamando esperienze condotte in Uruguay, all’IVIA e in Australia. Al centro della relazione anche le nuove varietà e i nuovi portinnesti, con un’attenzione specifica a Early Sicily, selezione che sta registrando un riscontro positivo e che si inserisce nel più ampio lavoro di rinnovamento genetico necessario per ampliare calendari, migliorare l’adattamento e rispondere a richieste commerciali sempre più articolate. Lo sguardo si è infine spostato dal campo al consumo con Daria Lodi, esperta del CSO Italy, che ha analizzato i trend degli acquisti domestici di agrumi in Italia. Il dato generale racconta un comparto ortofrutticolo che dal 2016 ha perso circa un milione di tonnellate di frutta e verdura fresca acquistata dalle famiglie, in un contesto in cui i consumatori hanno ridotto la spesa alimentare fresca. Nel 2024 sono emersi segnali positivi, confermati nel 2025 da una crescita del 5%. Gli agrumi mantengono un ruolo centrale: le arance sono il terzo frutto più consumato in Italia, le clementine il quinto, mentre all’interno della categoria le arance rappresentano circa il 60% dei volumi e hanno mostrato un andamento complessivamente stabile, pur con il brusco arretramento del 2022. I limoni pesano per il 17% e nel 2025 hanno registrato un incremento dei consumi; le clementine, al contrario, hanno seguito un percorso di progressivo calo, fatta eccezione per il 2024, mentre i mandarini, dopo una fase di stabilità, risultano in aumento. La dinamica indica una competizione sempre più evidente tra clementine e mandarini, mentre pompelmi e limoni mostrano segnali di crescita. Resta dominante il canale della grande distribuzione organizzata moderna, dove si concentra circa l’80% degli acquisti di agrumi: un dato che conferma quanto la capacità di mantenere qualità, continuità e riconoscibilità del prodotto sia ormai parte integrante della strategia tecnica delle imprese agrumicole.
Citrus Forum: le relazioni delle aziende partner
A intervallare le relazioni accademiche, gli interventi delle aziende partner, che hanno contribuito ad ampliare il confronto con soluzioni tecniche, prodotti e approcci operativi già orientati alle esigenze dell’agrumicoltura specializzata. Nell’ordine:
- Salvatore Criscione è intervenuto su Efficon® Orange, il nuovo insetticida BASF per il controllo della cocciniglia rossa forte degli agrumi;
- Marilena Porto, di Corteva Agriscience, ha approfondito il tema dell’integrazione tra difesa e biostimolazione per puntare ad agrumi di eccellenza;
- Bartolomeo D’Aprile, di Farmeo, ha portato il confronto sul rapporto tra campo e fintech, con un focus sugli strumenti a supporto delle imprese agricole;
- Giuseppe Ciuffreda, per FCP Cerea, ha affrontato il tema del nano-calcio come soluzione per contrastare le fisiopatie degli agrumi;
- Alessandro Indigeno ha presentato le soluzioni di Sipcam Italia per un’agrumicoltura sempre più specializzata;
- Marco Galli ha illustrato Syllit Max, fungicida targato UPL Italia a base di dodina per la difesa degli agrumi;
- Emilio Borgese è intervenuto con una relazione dedicata a OLT, la tecnologia Diachem che fa la differenza;
- Armando Caputo, di Agrisystem, ha presentato Fitocalcio, il calcio ad alta efficienza sviluppato dall’azienda;
- Luigi Evangelista, per Gowan Italia, ha chiuso il ciclo degli interventi aziendali con MAGO, proposto come alleato per un trattamento più efficiente.

Dalla tecnica al mercato: le leve per una filiera più competitiva
A chiudere il Citrus Forum, la tavola rotonda dedicata alla competitività dell’agrumicoltura italiana, costruita attorno a una domanda essenziale: da dove si riparte davvero, dalla tecnologia, dall’organizzazione aziendale o da una visione più integrata della filiera? Nel confronto con Lucia Fidelio, agente vigilatore del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP, è emerso il peso di un’identità territoriale forte, che “oggi – come chiarito – deve essere sostenuta da strumenti altrettanto solidi sul piano della tutela, della tracciabilità, della sostenibilità e dell’aggregazione”. In questa direzione si inserisce anche il nuovo disciplinare di produzione, realizzato nel 2026 con il supporto dell’Università degli Studi di Catania, pensato per accompagnare progetti capaci di rafforzare fattori sempre più decisivi, a partire dalla shelf-life. Dal versante commerciale, Sammy Fisicaro, responsabile commerciale dell’Azienda Colleroni, ha riportato il ragionamento dentro le dinamiche del mercato: l’andamento dell’arancia rossa, i volumi commercializzati, la quota di prodotto persa, la richiesta di arance bionde da parte della GDO e il tema della conservabilità indicano quanto la programmazione produttiva debba dialogare con le esigenze della distribuzione. Da qui l’indicazione di lavorare su prodotti a polpa rossa con una maggiore capacità di tenuta post-raccolta. L’agronomo Giuseppe Tornello, dello Studio Agronomico Coragro, ha allargato il campo alla gestione tecnica, sottolineando come il miglioramento non possa essere ricondotto a un singolo intervento: difesa, irrigazione, nutrizione, regolazione delle macchine e metodo decisionale devono rientrare in una strategia continua, capace di partire dal campo e arrivare al consumatore. Per questo, ha richiamato la necessità di un trasferimento rapido e costante delle informazioni, dentro un sistema in cui ogni passaggio sia collegato agli altri. Il professore Mario D’Amico, docente di Gestione dell’impresa agroalimentare e Marketing, ha posto l’accento sul rapporto tra innovazione e sostenibilità economica: “Oggi il Forum ha mostrato uno spaccato ampio delle soluzioni che ricerca pubblica e privata possono offrire, ma non tutte le innovazioni sono applicabili a ogni contesto aziendale” – ha infatti chiarito. Nella fase primaria, soprattutto oggi, la gestione dei costi resta una leva determinante, perché è lì che l’impresa agricola avverte con maggiore immediatezza la pressione dei margini. Il professore Stefano La Malfa, infine, ha riportato il tema sul trasferimento dell’innovazione, indicando nella ricerca applicata, nel settore vivaistico e nella continuità dei finanziamenti alcuni nodi ancora aperti. La mancanza di riferimenti istituzionali stabili, a partire dalle liste varietali, rende più difficile orientare le scelte e trasformare i risultati della sperimentazione in strumenti realmente disponibili per la filiera. Nel giro finale, le parole chiave emerse – innovazione, presenza sul mercato, attenzione al contesto, ricambio generazionale e filiera – hanno restituito il senso più netto del confronto: l’agrumicoltura italiana dispone di competenze, territori, prodotti riconoscibili e ricerca qualificata; la sfida ora è rendere questi elementi parte di un sistema più coordinato, capace di leggere il cambiamento e generare valore in modo più stabile.
Ilaria De Marinis
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