Indice
- Stagione delle olive 2024 in Puglia: l’analisi dell’agronomo Stefano Marullo
- L’andamento della campagna olearia in Calabria con Giuseppe Aiello, specializzato nell’analisi di olio d’oliva extravergine e lampante
- Campagna olivicola in Toscana: il punto di Aleandro Ottanelli, specializzato in olivicoltura e assistente tecnico presso il Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente (DISPAA) dell’Università di Firenze
- Olive 2024 in Sicilia: ne parliamo con il tecnico di campo Giuseppe Vivera
Un’Italia divisa, quella che traspare in relazione all’andamento della stagione delle olive 2024. Da nord a sud, infatti, il quadro tracciato dagli operatori del settore lascia emergere due facce ben distinte della stessa annata: se al nord, la Toscana sfiora un risultato record; al Sud Puglia, Calabria e Sicilia fanno i conti con le conseguenze del clima. I punti di contatto, però, non mancano.
A fronte di una raccolta ormai entrata nel vivo, abbiamo dunque ascoltato alcuni esperti del comparto così da ottenere una fotografia dettagliata regione per regione della stagione olivicola 2024 in Italia.

Stagione delle olive 2024 in Puglia: l’analisi dell’agronomo Stefano Marullo
Le operazioni di raccolta sono ormai entrate nel vivo. Può dirsi conclusa, invece, la stagione della varietà Favolosa nell’areale precoce del Salento, da anni – non a caso – associata all’olio novello. Per quanto riguarda questa cultivar, soprattutto con gli impianti intensivi, le operazioni di raccolta sono cominciate a metà settembre e nella maggior parte dei casi sono terminate a fine ottobre. In generale, si è riscontrato un anticipo rispetto all’annata precedente di dieci giorni: l’anno scorso la campagna olivicola è partita i primi giorni di ottobre, quest’anno il primo stacco è avvenuto intorno al 20 settembre.
Ciò che appare sempre più evidente è tuttavia la netta divisione della Puglia in due realtà olivicole differenti: da una parte, gli areali di Foggia e Bari; dall’altro il Salento, inteso fino ad Ostuni. E questa dualità si è manifestata sotto ogni punto di vista anche durante la stagione olivicola in corso.
Dal punto di vista fitosanitario, l’anomalo andamento climatico se nel Salento, ora orientato su varietà precoci, ha sorriso agli agricoltori che non hanno riscontrato problemi, nel foggiano e nel barese ha favorito l’azione della mosca dell’olivo con intere produzioni compromesse.
Anche in termini di volumi prodotti, il 2024 è molto diverso rispetto all’anno scorso. Laddove nel 2023, nel barese e nel foggiano si sono registrati quantitativi davvero elevati a discapito di un Salento molto più scarno; quest’anno la situazione si è completamente ribaltata. Nell’areale salentino la produzione ha infatti raggiunto i suoi massimi dai tempi della diagnosi di Xylella fastidiosa con volumi prodotti importanti, grazie ai nuovi impianti e alle nuove varietà introdotte. Al contrario, nel barese e nel foggiano, la produzione è risultata più che dimezzata rispetto al 2023. La Puglia dunque appare divisa a metà e questo, parlando di rese in olio, determina una media regionale molto inferiore rispetto alle attese. Questo, però, vale anche a livello nazionale, per cui le rese in olio non sono altissime e di conseguenza le quotazioni si confermano elevate.
Come si diceva, non è possibile fare un bilancio che valga per tutta la Puglia. Bisogna distinguere le due zone, anche perché nella zona di Bari siamo in piena raccolta, sebbene l’annata si confermerà breve e non riuscirà a proseguire fino a Natale. Un dato sicuro è che quella 2024 è stata un’annata davvero anomala, e non solo in virtù dell’alternanza di produzione tipica dell’olivo, ma anche per tutta una serie di concause: dalla siccità alla scarsa capacità economica di tante aziende che dopo anni difficili non hanno potuto investire sulle piante, impedendo così alla Puglia di mantenere il primato di un tempo.

L’andamento della campagna olearia in Calabria con Giuseppe Aiello, specializzato nell’analisi di olio d’oliva extravergine e lampante
In Calabria la situazione è a macchia di leopardo: in alcune zone la stagione procede bene, in altre c’è una forte carenza produttiva. In particolare nella fascia ionica, dove – oltre a trovarci nell’annata di scarico – la produzione olivicola sta risentendo di condizioni climatiche anomale, con conseguente riduzione di volumi prodotti, che sta facendo registrare dei minimi storici. Per quanto riguarda la resa in olio, siamo partiti intorno all’11% e attualmente siamo al 13-13,5%. Rese bassissime che si spiegano con la forte sofferenza cui sono state sottoposte le piante dalla fioritura, all’allegagione fino al momento della raccolta, quando – a riprova – il frutto non riusciva a cadere facilmente dall’albero. In generale, le operazioni di raccolta sono iniziate in anticipo e proseguiranno fino a dicembre, sebbene la produttività non sia elevata come quella riscontrata durante l’anno precedente. A fronte di volumi risicati, però, possiamo contare su una qualità medio-alta. Questa, però, da sola non basta a vincere la sfide sul mercato. Qui, come sempre, conta molto il contesto: in passato, le tre nazioni che dettavano l’andamento del mercato erano Spagna, Italia e Grecia. Nelle ultime due-tre campagne, complice il drastico calo di volumi della produzione olivicola spagnola, si sta invece assistendo all’ingresso in scena di un nuovo attore: il Portogallo, che sta influenzando sempre più questa fetta di mercato. In termini di quotazioni dell’olio d’oliva, a settembre siamo partiti con un prezzo di 9,50 euro al litro, poi le produttività molto limitate hanno lasciato intendere un rialzo, che tuttavia non si è verificato e anzi hanno confermato il trend al ribasso di quest’anno. Al momento – per cercare di mantenere il prezzo – i frantoiani locali chiedono 12-13 euro al litro, ma sulle borse merci l’olio è quotato intorno agli 8,50 €. In generale, se prima le olive si vendevano a 130 – 140 euro al quintale, oggi – con la discesa del prezzo dell’olio finale in borsa merci – abbiamo quotazioni che oscillano tra i 100 e i 110 euro al quintale. Il che rischia di compromettere un comparto simbolo di una regione come la Calabria, dove l’olivicoltura incide per oltre il 70-80% sul PIL regionale.

Campagna olivicola in Toscana: il punto di Aleandro Ottanelli, specializzato in olivicoltura e assistente tecnico presso il Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente (DISPAA) dell’Università di Firenze
In riferimento all’Italia centrale e più nello specifico alla Toscana, la produzione di olive 2024 è molto abbondante. Nel periodo primaverile abbiamo registrato una bella fioritura e la stagione estiva ha avuto un decorso piuttosto regolare con temperature alte, ma non eccessive. Le piogge autunnali hanno poi favorito l’ingrossamento delle drupe e accompagnato a maturazione ottimale le olive fino alla metà di ottobre quando sono partite le prime operazioni di raccolta, in un’epoca più anticipata per preservare la qualità. Poi, però, si è avuta una concomitanza di piogge che ha rallentato la stagione e quella che doveva essere “l’annata perfetta” sia per qualità che per volumi prodotti ha perso un po’ di forza. Oggi purtroppo le rese in olio risultano modeste e continuano ad esserlo in quanto le olive sono veramente piene di acqua.
Dal punto di vista delle avversità di natura biotica, fortunatamente non abbiamo riscontrato difficoltà di alcun tipo e questo anche grazie all’ottimo servizio offerto dal Servizio fitosanitario regionale che permette oggi alle aziende agricole di disporre di tutti gli strumenti utili a prevenire e affrontare eventuali problematiche.
Un altro dato interessante rispetto alle annate precedenti riguarda il clima: fino allo scorso anno, le elevate temperature hanno costretto i produttori a dover quasi raffreddare le olive per garantire una produzione olearia di alta qualità, soprattutto nel caso di varietà precoci. Quest’anno, invece, il problema non si è rilevato e, come si diceva, la stagione si sta confermando ottima. Basti pensare che in alcune aziende stiamo ancora procedendo con gli stacchi come avveniva in passato, quando la raccolta proseguiva fino a novembre. In ogni caso, ritengo che ormai anche per le varietà più tardive siamo agli sgoccioli.
Dal punto di vista delle quotazioni sul mercato, negli ultimi anni, la bassa produzione a livello nazionale e mondiale, soprattutto della Spagna che l’anno scorso ha toccato i minimi storici, ha fatto sì che fossero utilizzate anche le giacenze e il prezzo aumentasse notevolmente. Sempre la Spagna ha registrato un balzo enorme con quotazioni che si confermano abbastanza elevate rispetto a quelle di alcuni anni fa; la Puglia – che l’anno scorso da sola ha fatto più del 50% di tutto l’olio in Italia – quest’anno ha risentito un po’ il colpo per la scarsa quantità di olive prodotte, ma sta registrando quotazioni che si mantengono molto elevate. Diversamente dalla produzione olivicola pugliese che negli ultimi 3-4 anni ha visto raddoppiare le quotazioni dell’olio (quello di migliore qualità è arrivato a 10 euro al litro), la Toscana – proprio per questa abbondanza di produzione – non ha avuto lo stesso incremento di valore e si è mantenuta stabile ai livelli degli anni precedenti. E questo varrà soprattutto per quest’anno, anche perché il centro Italia è risultata la zona più favorita, dove si è ottenuta una produzione maggiore. In particolare la Toscana, dove questa – a mio parere – sarà ricordata come un’annata storica dal punto di vista della quantità. Le rese purtroppo sono basse, altrimenti avremmo battuto probabilmente ogni record.
In ultimo, ritengo che la stagione delle olive 2024 sarà ricordata per un aspetto molto interessante e nuovo rispetto al passato: l’organizzazione e la strutturazione in grandi realtà di alcune aziende olivicole toscane. Nella regione, infatti, le aziende sono molto piccole, frammentate e quasi tutte condotte a livello familiare, ma nel momento in cui sono riuscite ad aggregarsi, abbiamo notato diversi benefici: una più efficiente gestione della raccolta, una qualità superiore della produzione e via discorrendo. Tutti elementi che – se ben inquadrati – potrebbero garantire al comparto una maggiore competitività sul mercato e una migliore programmazione di tutte le operazioni.

Olive 2024 in Sicilia: ne parliamo con il tecnico di campo Giuseppe Vivera
Qui in Sicilia la stagione volge quasi al termine. Quest’anno c’è stata poca produzione rispetto agli anni precedenti a causa della siccità, tanto che nella zona DOP Monti Iblei la produzione può dirsi dimezzata, sebbene poi la resa in olio è stata alta. Sempre a causa delle anomale condizioni climatiche, quest’anno le operazioni di raccolta sono iniziate intorno al 27 settembre, in grande anticipo rispetto alla media, e a differenza del passato – quando si proseguiva fino al periodo natalizio – non andranno oltre il mese di novembre. Dal punto di vista delle quotazioni, l’olio si sta vendendo a prezzi elevati, ma – considerati i pochi volumi di olive prodotte – non si riesce a soddisfare la domanda. Nella zona del catanese quest’anno davvero si può dire che la produzione è risultata quasi assente. È andata meglio nella zona di Caltabellotta e Agrigento, ma non possiamo parlare di volumi significativi. L’annata olivicola 2024, in sostanza, conferma il calo che si sta registrando da diversi anni. In Sicilia, in modo particolare, la siccità ha compromesso l’allegagione delle olive determinando poi l’andamento negativo della stagione. Unico aspetto positivo di queste condizioni climatiche è l’assenza della mosca che – per via delle elevate temperature – ormai da alcuni anni non costituisce più un problema.
Nel complesso la stagione delle olive 2024 non sarà ricordata come una delle migliori, ma l’obiettivo è quello di invertire la tendenza. In tal senso, in Sicilia tanti olivicoltori si stanno spostando verso oliveti superintensivi con l’obiettivo di rilanciare un comparto cardine per la regione e per tutto il Paese.
Ilaria De Marinis
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