Copernicus, il 2024 sarà l’anno più caldo mai registrato

A quasi due mesi dalla fine, il programma europeo di osservazione della Terra conferma che il 2024 sarà il primo anno intero ad aver sforato il limite di +1,5 gradi di aumento della temperatura sopra i livelli preindustriali

da Redazione FruitJournal.com
anno più caldo 2024 copernicus

È “praticamente certo”: il 2024 sarà l’anno più caldo della Storia. Arriva lapidario l’annuncio del servizio di monitoraggio climatico della Unione Europea, il programma Copernicus: da quando si è iniziata la misurazione delle temperature globali, quello che sta per terminare sarà il primo anno intero ad aver sforato il limite di +1,5 gradi di aumento della temperatura sopra il livelli preindustriali, probabilmente più di 1,55 gradi. Una soglia che non va assolutamente superata, secondo gli esperti, per evitare le conseguenze più devastanti dei cambiamenti climatici.

A quasi due mesi dalla fine dell’anno, il programma europeo di osservazione della Terra – che per le sue analisi utilizza miliardi di rilevazioni provenienti da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche – considera «virtualmente certo» che sarà fissato un nuovo record di temperature.

2024 anno più caldo

Anomalie annuali globali della temperatura dell’aria superficiale (°C) relative al periodo 1850-1900 dal 1940 al 2024. La stima per il 2024 è provvisoria e basata sui dati da gennaio a ottobre. Fonte dati: ERA5. Credito: Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici/ECMWF.

 

Il 2024, dunque, sarà l’anno più caldo mai registrato.

Il precedente record di temperatura media globale era stato raggiunto appena lo scorso anno, nel 2023. Prima di allora, era il 2016 ad aver fatto registrare i dati più elevati in assoluto. Stando a quanto riportato, “l’anomalia media della temperatura globale per i primi 10 mesi del 2024, da gennaio ad ottobre è stata di 0,71 gradi superiore rispetto alla media 1991-2020: è la più alta mai registrata per questo periodo, e di 0,16 gradi più alta dello stesso periodo del 2023″. 

Particolarmente allarmanti i dati relativi al mese scorso, risultato il secondo ottobre più caldo mai registrato, solo dietro al 2023, con una temperatura media di 15,25 ºC (con un incremento di 1,65 ºC rispetto alla media tra il 1850 e il 1900), e il quindicesimo mese degli ultimi 16 in cui la temperatura media globale ha superato la soglia di 1,5 ºC. Sfiorato il record di riscaldamento globale anche per la temperatura superficiale degli oceani, con un ottobre 2024 chiuso con una media di 20,68°C, secondo valore più alto nella serie storica, appena 1 decimo di grado sotto ottobre 2023. E anomalie si segnalano anche ai Poli: quello Nord ha registrato la quarta minor estensione del ghiaccio marino per ottobre, 19% sotto la media; mentre il Polo Sud riporta un 8% di ghiaccio in meno della media e il secondo peggior risultato di sempre (dopo ottobre 2023).

2024 anno più caldo ottobre (1)

Anomalie ed estremi della temperatura della superficie del mare per ottobre 2024. Le categorie di colori si riferiscono ai percentili delle distribuzioni di temperatura per il periodo di riferimento 1991-2020. Le categorie estreme (“Coolest” e “Warmest”) si basano sulle classifiche per il periodo 1979-2024. I valori sono calcolati solo per gli oceani privi di ghiaccio. Le aree coperte da ghiaccio marino e piattaforme di ghiaccio nell’ottobre 2024 sono mostrate in grigio chiaro. Fonte dati: ERA5. Credito: Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici/ECMWF.

Secondo gli esperti, il rischio di effetti catastrofici del cambiamento climatico come siccità, ondate di calore o piogge torrenziali cresce vertiginosamente e nella maggior parte del pianeta le precipitazioni estreme stanno diventando più frequenti e intense. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) conferma inoltre che il pianeta si sta dirigendo verso un riscaldamento “catastrofico” di 3,1 ºC in questo secolo. 

Dati che confermano il fallimento degli obiettivi fissati meno di un decennio fa con gli Accordi di Parigi sul clima del 2015 e che richiamano i governi a intervenire urgentemente con misure radicali e ambiziose, capaci di invertire il trend. 

Le conseguenze per l’agricoltura

Il cambiamento climatico in atto ha già contribuito alla desertificazione, al degrado del territorio, al calo di rendimento delle colture e all’insicurezza alimentare soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali. Rese sempre più instabili, nuovi parassiti per i quali sarà più difficile la gestione, aumento del fabbisogno idrico, minore disponibilità di risorse idriche dovute sia alle minori precipitazioni sia all’innalzamento dei livelli del mare che porterà alla salinizzazione delle risorse idriche, sono solo alcuni delle problematiche cui l’agricoltura dovrà far fronte (se non le stesse già facendo, specie in alcune aree dell’Europa meridionale). Solo nel 2023 i danni causati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici hanno superato i 6 miliardi, con cali drastici in alcuni dei comparti chiave del settore. A tal riguardo, anche i modelli previsionali più generosi prevedono che nei prossimi decenni l’Europa meridionale andrà incontro a un aumento vertiginoso del numero di giorni in un anno con insufficienti risorse idriche; con il 54% della popolazione dell’Europa meridionale alle prese con la siccità. Siccità che – inevitabilmente – porterà ad abbandonare certe colture o a una gestione sempre più costosa e difficile da mantenere, con un conseguente calo della quantità e qualità dei prodotti che arrivano sul mercato e un contemporaneo aumento del prezzo. Un andamento che – stando a un rapporto del 2019 dell’EEA, provocherà anche un crollo del valore della terra, che potrebbe diminuire dell’80% entro il 2100, causando un abbandono in massa dei campi e l’addio a un’attività ritenuta non più redditizia. 

Il summit sul clima

L’ultimo report di Copernicus arriva in un momento cruciale, a pochi giorni dalla Cop29, la conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che quest’anno si svolge a Baku, in Azerbaigian. Il summit – che avrà inizio lunedì 11 novembre – porrà l’accento sulla finanza climatica, con l’obiettivo di raggiungere un accordo per far arrivare ai Paesi in via di sviluppo i fondi necessari per difendersi dagli eventi estremi e contribuire agli sforzi di riduzione delle emissioni.

Le premesse, però, non sono confortanti. Come dichiarato dal vicedirettore di Copernicus, Samantha Burgess, questo “segna una nuova pietra miliare nei record di temperatura globale e dovrebbe fungere da catalizzatore per aumentare l’ambizione per la prossima Conferenza sui cambiamenti climatici”.  

Ilaria De Marinis
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