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La Regione Puglia ha rimesso nero su bianco uno dei cardini della strategia di contenimento della Xylella fastidiosa: la lotta primaverile al vettore. Con la determina n. 39 dell’11 marzo 2026, la Sezione Osservatorio fitosanitario ha disposto, su tutto il territorio regionale, l’applicazione obbligatoria delle misure fitosanitarie contro gli stadi giovanili degli insetti vettori del batterio, intervenendo in quella fase del ciclo biologico in cui la popolazione è più vulnerabile e il contenimento può risultare più efficace. Al provvedimento si accompagna anche uno stanziamento di 5 milioni di euro, destinato a sostenere Comuni e Province nelle attività di gestione del territorio.
Una misura che punta a colpire il vettore prima della fase adulta
Il senso tecnico del provvedimento è chiaro: ridurre la presenza delle forme giovanili del vettore sulle erbe spontanee prima che l’insetto raggiunga lo stadio adulto, quando aumenta la mobilità e, con essa, la capacità di diffusione del batterio. È su questo passaggio che la Regione continua a concentrare una parte decisiva della prevenzione, perché la gestione del cotico erboso e delle aree inerbite resta uno degli strumenti più concreti per abbassare la pressione del vettore sul territorio. La determina parla infatti di lavorazioni superficiali del terreno come aratura, fresatura, erpicatura e trinciatura; in caso di trinciatura, l’altezza del cotico erboso non deve superare i 10 centimetri.
Dove i mezzi meccanici non possono essere utilizzati, per esempio su scarpate, banchine, bordi stradali o rotatorie, il provvedimento prevede l’impiego di metodi fisici, come pirodiserbo o vapore. Solo nei casi in cui anche queste soluzioni risultino impraticabili è consentito ricorrere a diserbanti, con l’indicazione di orientarsi verso prodotti a basso impatto. È un passaggio importante, perché allarga il raggio delle misure anche alle aree marginali e pubbliche, spesso decisive nella dinamica del vettore ma più difficili da gestire con continuità.
Chi deve intervenire e in quali periodi
L’obbligo non riguarda soltanto gli agricoltori. La determina stabilisce che le lavorazioni debbano essere effettuate da proprietari e conduttori di terreni agricoli, ma anche da proprietari o gestori di terreni pubblici e privati non coltivati, aree verdi, bordi stradali, canali e superfici demaniali. In altre parole, la Regione prova a coinvolgere l’intero mosaico territoriale in cui il vettore può svilupparsi, superando una visione limitata ai soli appezzamenti agricoli produttivi.
Le finestre temporali sono differenziate in base all’altitudine media dei Comuni:
- nei Comuni con altitudine media inferiore a 200 metri sul livello del mare, le operazioni dovranno essere eseguite dal 25 marzo al 30 aprile 2026;
- nei Comuni con altitudine media superiore a 200 metri, invece, la finestra prevista va dal 10 aprile al 15 maggio 2026.
L’elenco completo dei Comuni interessati e la relativa suddivisione per fascia altimetrica è riportato nell’Allegato A della determina n. 39/2026. La stessa determina chiarisce inoltre che, per le aziende aderenti all’ecoschema 2, l’obbligo di lavorazione disposto per motivi fitosanitari opera in deroga all’obbligo di inerbimento. È un punto tecnico non secondario, perché evita la sovrapposizione tra impegni agroambientali e prescrizioni sanitarie in una fase in cui la riduzione della vegetazione ospite del vettore viene considerata prioritaria.
Le esclusioni e il nodo delle aree pubbliche
Il provvedimento non si applica indistintamente a qualunque superficie. Restano escluse alcune tipologie di aree, come boschi, pinete, giardini privati e aree protette, fatta eccezione per oliveti, frutteti e vigneti presenti all’interno delle aree protette stesse. Nei terreni occupati da colture erbacee in atto, inoltre, se sono presenti olivo, mandorlo o altre prunoidee, le lavorazioni devono essere eseguite soltanto sotto la chioma.
Uno dei punti più delicati resta però la gestione delle superfici pubbliche, dei terreni incolti e dei cigli stradali. È proprio lì, infatti, che il controllo tende spesso a indebolirsi, lasciando spazio allo sviluppo delle forme giovanili del vettore. La Regione insiste su questo snodo anche nel comunicato politico che accompagna il provvedimento, mettendo l’accento sulla necessità di una collaborazione operativa tra enti locali, agricoltori e proprietari. La determina prevede infatti che i soggetti pubblici possano delegare l’esecuzione delle attività agli agricoltori, nel tentativo di rendere più rapida e concreta l’attuazione delle misure sul territorio.

Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale della Regione Puglia
I 5 milioni stanziati e le parole di Paolicelli
A sostegno dell’attuazione delle misure, la Regione Puglia ha annunciato uno stanziamento di 5 milioni di euro, provenienti in parte dal Piano di rigenerazione olivicola e in parte dal bilancio autonomo regionale. Le risorse, secondo quanto comunicato, serviranno a supportare Comuni e Province nelle attività di gestione del territorio e a consentire agli enti locali di avvalersi della collaborazione di agricoltori e proprietari per eseguire le pratiche agronomiche previste.
Nel comunicato ufficiale, l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli collega direttamente l’efficacia del provvedimento alla tempestività dell’intervento. “Le lavorazioni agronomiche primaverili rappresentano uno degli strumenti più efficaci per contenere la diffusione della Xylella in Puglia”, dichiara Paolicelli. E aggiunge: “In questa fase dell’anno l’insetto vettore è particolarmente mobile e può contribuire alla propagazione della malattia. Per questo è fondamentale intervenire in modo tempestivo e coordinato”. Nello stesso passaggio, l’assessore sottolinea che il provvedimento nasce da un lavoro condiviso con Comuni, Province e organizzazioni agricole e richiama anche il ruolo dei Carabinieri Forestali, che dovranno verificare il rispetto delle misure obbligatorie.
In fondo, è proprio questo il punto politico e tecnico del nuovo atto regionale: ribadire che la lotta alla Xylella fastidiosa non si gioca soltanto sulla pianta sintomatica o sull’area infetta, ma anche sulla capacità di intervenire in modo diffuso e coordinato sul vettore, nel momento del suo ciclo in cui il contenimento è ancora possibile. La determina n. 39 va letta in questa chiave: non come una semplice prescrizione stagionale, ma come un tassello operativo di una strategia che prova a trasformare la prevenzione in attività concreta, soprattutto nei punti del territorio dove più facilmente si aprono vuoti di gestione.
Donato Liberto
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