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La produzione di kiwi italiani torna a crescere, ma dietro il segno positivo si nasconde un cambiamento ben più significativo. Il comparto sta modificando progressivamente la propria composizione varietale, con il kiwi giallo e quello rosso che guadagnano spazio mentre il verde continua a perdere terreno. Una trasformazione che potrebbe ridisegnare gli equilibri produttivi e commerciali dell’actinidia italiana, proprio mentre la concorrenza europea si fa più intensa. Secondo le stime elaborate da CSO Italy, la produzione nazionale dovrebbe raggiungere nel 2026 circa 367mila tonnellate, il 6% in più rispetto al 2025. Un risultato incoraggiante, che merita però di essere analizzato.
Il kiwi cresce, ma non tutte le varietà seguono la stessa strada
A sostenere l’incremento produttivo è soprattutto il kiwi giallo, per il quale si prevedono 160.600 tonnellate, in crescita del 19% rispetto alla precedente campagna. Un’espansione favorita dall’entrata in produzione dei nuovi impianti, dall’aumento delle superfici e dal miglioramento delle rese. Ancora più marcata, in termini percentuali, la crescita del kiwi rosso, che dovrebbe raggiungere circa 5.800 tonnellate (+34%). Si tratta tuttavia di quantitativi ancora limitati, che rappresentano poco meno del 2% della produzione nazionale. Di segno opposto il kiwi verde, la cui offerta è stimata in circa 201mila tonnellate, il 3% in meno rispetto al 2025. A pesare sono soprattutto le difficoltà produttive del Centro-Nord, mentre al Sud si intravedono segnali di recupero, in particolare in Calabria.
Il dato più interessante riguarda però gli equilibri tra le tipologie: il kiwi giallo rappresenta ormai quasi il 44% della produzione italiana, contro circa il 55% del verde. Una distanza che si sta progressivamente riducendo e che conferma quanto la riconversione varietale stia incidendo sull’identità produttiva del Paese.

Italia e Grecia: due strategie per competere sul mercato
Il cambiamento italiano assume un significato ancora più rilevante se osservato nel contesto europeo. Secondo i dati condivisi durante l’ultimo incontro dell’International Kiwifruit Organization (IKO), svoltosi in Portogallo, la produzione europea dovrebbe superare le 952mila tonnellate nella campagna 2026/27, registrando un incremento del 13%.
A guidare la crescita è la Grecia, con oltre 447mila tonnellate previste (+21%). Un volume decisamente superiore a quello italiano, sostenuto dall’espansione delle superfici e da una strategia produttiva che continua a puntare prevalentemente sul kiwi verde.
Emergono così due orientamenti differenti: mentre l’Italia investe nella diversificazione varietale, la Grecia rafforza la propria presenza commerciale attraverso l’aumento dei volumi di Hayward.
Ma quale delle due strategie sarà più competitiva nel medio periodo? La risposta non dipenderà soltanto dalle quantità prodotte. Le varietà gialle offrono opportunità di differenziazione commerciale, ma richiedono anche una gestione attenta della qualità , della conservabilità e del posizionamento sul mercato. D’altra parte, la crescente disponibilità di kiwi verde greco potrebbe esercitare ulteriore pressione sulle produzioni italiane, soprattutto nei mercati dove il prezzo rappresenta un fattore decisivo. La Grecia, inoltre, ha progressivamente ampliato la propria finestra commerciale, occupando spazi tradizionalmente presidiati dai kiwi italiani.
La riconversione varietale basta a garantire competitività ?
C’è poi una questione agronomica che i numeri non permettono di ignorare. La moria del kiwi continua a condizionare la produzione italiana e viene segnalata in espansione anche in diverse aree della Grecia. A questa criticità si aggiungono gli effetti delle temperature elevate, che possono compromettere sviluppo, pezzatura e uniformità dei frutti.
In questo scenario, la sostituzione del verde con varietà gialle o rosse non può essere considerata, da sola, una risposta alle difficoltà del comparto. La sostenibilità degli investimenti dipenderà anche dalla capacità di gestire la risorsa idrica, preservare la funzionalità del suolo e mantenere rese economicamente soddisfacenti nel tempo.
Esiste inoltre un interrogativo commerciale: se la produzione di kiwi giallo continuerà a crescere, il mercato sarà in grado di assorbire i nuovi quantitativi mantenendo condizioni remunerative per i produttori? L’espansione dell’offerta, infatti, non si traduce automaticamente in un aumento della redditività . Diventeranno sempre più importanti la programmazione dei volumi, la qualità del prodotto e la capacità delle organizzazioni commerciali di valorizzare le diverse tipologie.
Il 2026 conferma dunque un comparto in crescita, ma soprattutto in trasformazione. Per l’Italia, la sfida non sarà semplicemente produrre più kiwi o sostituire una varietà con un’altra, bensì costruire un modello produttivo capace di coniugare resilienza agronomica, qualità e competitività commerciale. Perché, in un mercato europeo sempre più ricco di prodotto, saranno questi fattori a determinare il reale valore della crescita.
Ilaria De Marinis
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