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La qualità di un kiwi è il risultato dell’interazione tra genetica e condizioni ambientali. Capire quanto ciascuno di questi fattori incida sulle caratteristiche del frutto è fondamentale per individuare i materiali più interessanti e sviluppare cultivar capaci di mantenere buoni standard qualitativi anche in annate climaticamente diverse. Su questo rapporto si concentra uno studio pubblicato su Horticulture Advances, nel quale un gruppo di ricercatori del Wuhan Botanical Garden della Chinese Academy of Sciences ha seguito per quattro anni consecutivi una collezione di 47 accessioni di Actinidia per capire quanto variassero i principali caratteri qualitativi, quanto fossero stabili nel tempo e in che misura le condizioni climatiche contribuissero a modificarli.
L’obiettivo era quindi capire non solo quali materiali mostrassero le migliori caratteristiche qualitative, ma anche quali riuscissero a mantenerle con maggiore continuità da un’annata all’altra e in quali fasi temperatura, piogge ed escursione termica potessero incidere maggiormente sulla qualità finale dei frutti.
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Genotipi e clima a confronto per quattro anni
Le accessioni analizzate sono state soprattutto materiali di Actinidia chinensis, insieme a ibridi ottenuti anche con A. rufa e A. eriantha. La collezione ha incluso cultivar commerciali diffuse in Cina, nuove cultivar, selezioni e materiali derivati da incroci intra e interspecifici. Tutte le piante sono state coltivate nello stesso frutteto commerciale, nella provincia cinese dello Hubei, e gestite nelle medesime condizioni agronomiche. Tra il 2021 e il 2024 i ricercatori hanno valutato i principali parametri qualitativi dei frutti, tra cui peso, sostanza secca, solidi solubili, zuccheri, acidità e vitamina C. I kiwi sono stati analizzati sia alla raccolta sia dopo conservazione e maturazione, così da mettere in relazione le caratteristiche iniziali del frutto con la qualità finale.
Parallelamente, è stato analizzato anche l’andamento meteorologico, con particolare attenzione alla fase compresa tra 30 e 60 giorni dopo la fioritura e al periodo immediatamente precedente la raccolta. Temperature, escursioni termiche, precipitazioni e ondate di calore sono state quindi confrontate con i dati qualitativi dei frutti.
la sostanza secca è tra i caratteri più stabili
I quattro anni di osservazioni hanno mostrato quanto possano essere diverse le caratteristiche dei materiali analizzati. Le differenze più evidenti hanno riguardato peso del frutto e contenuto di vitamina C. Molto più contenute sono risultate invece le variazioni della sostanza secca, compresa tra 15,26 e 24,12%. Ed è proprio su questo parametro che emerge uno dei risultati più interessanti dello studio. I kiwi con una maggiore percentuale di sostanza secca al momento della raccolta tendevano infatti a raggiungere, dopo la maturazione, anche valori più elevati di solidi solubili, parametro strettamente legato alla componente zuccherina del frutto. Dai dati raccolti emerge in particolare che, superando il 16,8% di sostanza secca alla raccolta, aumenta la probabilità che il kiwi raggiunga a maturazione almeno il 14% di solidi solubili. La sostanza secca può quindi fornire già prima della maturazione un’indicazione sul potenziale qualitativo del frutto, pur non rappresentando da sola una misura della sua dolcezza finale.
Le differenze osservate confermano inoltre il peso della componente genetica. I materiali riconducibili ad A. eriantha si sono distinti per concentrazioni particolarmente elevate di vitamina C, associate però in media a frutti di dimensioni più contenute. Anche i genotipi con background A. rufa hanno prodotto frutti mediamente più piccoli, ma con livelli di vitamina C inferiori rispetto ai materiali con A. eriantha.

Analisi di correlazione dei parametri di qualità dei frutti di 47 accessioni di Actinidia dal 2021 al 2024 sulla base dei loro valori medi annuali. I valori mostrati nei cerchi rappresentano il coefficiente di correlazione di Pearson; n  = 188 (47 accessioni × 4 anni). Firmness_H e SSC_H, rispettivamente consistenza e SSC del frutto al momento della raccolta; DM, sostanza secca del frutto al momento della raccolta; Firmness_R e SSC_R, rispettivamente consistenza e SSC del frutto maturo; TA, acidità titolabile; SSC_R/TA, rapporto SSC_R-TA; Sugar/TA, rapporto zucchero-TA; Vc, vitamina C
La qualità cambia anche da un anno all’altro
Lo studio ha messo in luce anche un altro aspetto: la qualità non si esprime allo stesso modo in tutte le annate. Per molti dei caratteri analizzati, le variazioni osservate tra un anno e l’altro sono risultate superiori a quelle registrate all’interno della stessa stagione. Le condizioni ambientali possono quindi incidere in maniera importante sull’espressione dei diversi parametri qualitativi. La risposta, però, non è stata uguale per tutti i genotipi. Alcune accessioni sono riuscite a mantenere buoni livelli qualitativi con oscillazioni contenute nel tempo, mentre altre si sono mostrate più sensibili alle variazioni stagionali.
È un risultato rilevante anche in chiave di breeding: oltre a selezionare materiali capaci di esprimere una qualità elevata, diventa interessante individuare quelli in grado di mantenerla con maggiore regolarità da un’annata all’altra.
Temperatura e piogge: conta anche il momento
Incrociando i dati qualitativi con quelli meteorologici, i ricercatori hanno osservato che l’effetto del clima cambia a seconda della fase di sviluppo del frutto. Per la sostanza secca, valori più elevati sono risultati associati a temperature massime maggiori e, soprattutto, a una più ampia escursione termica tra giorno e notte. Al contrario, temperature minime elevate nelle prime fasi di sviluppo erano associate a livelli inferiori. Un andamento simile è emerso per gli zuccheri. Intorno ai 50 giorni dopo la fioritura, una maggiore variabilità delle temperature risultava collegata a un maggiore accumulo zuccherino, mentre temperature medie più elevate e un forte accumulo termico mostravano una relazione opposta. Nelle condizioni dello studio, quindi, giornate calde e notti più fresche sembrano accompagnare meglio l’accumulo di sostanza secca e zuccheri rispetto a periodi caratterizzati da temperature elevate e più uniformi.
Diversa è risultata la risposta dell’acidità . Tra 30 e 40 giorni dopo la fioritura, temperature medie e accumulo termico più elevati erano associati a una maggiore acidità del frutto. Avvicinandosi alla raccolta, invece, precipitazioni più abbondanti risultavano correlate a una riduzione dell’acidità e a un rapporto più favorevole tra zuccheri e acidi. I dati non indicano però rapporti automatici di causa-effetto. Mostrano piuttosto che ogni fase del ciclo presenta una propria sensibilità alle condizioni ambientali e che la qualità finale del kiwi deriva dall’interazione tra genetica e andamento climatico lungo tutto lo sviluppo del frutto.
Qualità elevata, ma soprattutto stabile
Nel complesso, lo studio conferma che la genetica rimane il principale fattore nel determinare le differenze qualitative tra i kiwi. Il clima può però modificarne l’espressione, e il suo effetto cambia a seconda della fase di sviluppo del frutto. Temperatura e precipitazioni spiegano infatti solo una parte della variabilità osservata, segno che entrano in gioco anche altri elementi, dalle caratteristiche del suolo alla gestione agronomica. I quattro anni di dati permettono comunque di individuare alcune tendenze: nelle prime fasi la temperatura può incidere sull’acidità , durante l’accrescimento l’escursione termica è risultata associata all’accumulo di zuccheri, mentre nel pre-raccolta temperatura e piogge possono contribuire a modulare sostanza secca ed equilibrio tra zuccheri e acidi.
Va però considerato che le prove sono state condotte in un unico ambiente produttivo della Cina, nella provincia dello Hubei. I risultati descrivono quindi quanto osservato in quelle specifiche condizioni climatiche, pedologiche e colturali e dovranno essere verificati in altri areali e su differenti sistemi produttivi prima di poter essere trasferiti direttamente alla realtà italiana. Resta però significativa l’indicazione offerta dal lavoro: in futuro non sarà sufficiente selezionare cultivar capaci di raggiungere standard qualitativi elevati. Sarà sempre più importante individuare materiali in grado di mantenerli con continuità anche al variare delle condizioni climatiche, facendo della stabilità uno dei possibili criteri chiave per il miglioramento genetico e l’adattamento della coltura.
Federica Del Vecchio
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