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La raccolta dei kiwi è iniziata da poche settimane e i primi riscontri di campagna delineano già uno scenario incoraggiante, ben diverso da quello che aveva caratterizzato l’ultimo decennio. Per gran parte degli anni 2000 e fino alla prima metà del decennio successivo, il comparto del kiwi in Italia ha rappresentato una delle eccellenze più solide dell’ortofrutta nazionale: superfici in progressiva espansione, rese elevate e una qualità capace di posizionare l’Italia tra i primi produttori mondiali. Poi, a partire dal 2012 è arrivata la brusca inversione di tendenza. La moria del kiwi, la batteriosi dell’actinidia causata dall’agente eziologico Pseudomonas syringae pv. actinidiae e una serie di criticità fitosanitarie hanno colpito soprattutto gli areali del Centro-Nord, determinando una contrazione significativa degli ettari in produzione e ridisegnando la geografia dell’actinidiocoltura italiana.
Oggi, però, lo scenario mostra segnali concreti di ripresa. Dopo diversi anni di contrazione delle superfici e di riduzione dei volumi gli indicatori tornano positivi, sostenuti da scelte varietali più strategiche e da un orientamento produttivo che si sta gradualmente diversificando. La spinta, infatti, non arriva più dal kiwi verde tradizionale – penalizzato dalle criticità sanitarie in diversi territori – ma dalle cultivar a polpa gialla, che ormai rappresentano quasi il 40% della produzione nazionale, e dalle nuove tipologie a polpa rossa, ancora caratterizzate da volumi limitati ma oggetto di ulteriori investimenti. È una trasformazione strutturale, che sta modificando l’organizzazione stessa del comparto e il suo posizionamento sui mercati.
Il quadro produttivo attuale e la spinta del giallo
La stagione 2025/26 restituisce una fotografia chiara dell’evoluzione in corso: stando alle stime, la produzione complessiva italiana di kiwi è stimata intorno alle 341.000 tonnellate, pari a un +17% rispetto alla campagna precedente. Si tratta di un aumento che non deriva da un unico fattore, ma dalla combinazione tra una maggiore disponibilità di superfici produttive e un andamento climatico più regolare, capace di favorire lo sviluppo vegetativo e la formazione dei frutti.
All’interno di questo scenario, il kiwi verde continua a rappresentare la quota prevalente con circa 208.000 tonnellate, in crescita dell’11% sul 2024 grazie a rese unitarie migliori, mentre la superficie complessiva tende a ridursi soprattutto negli areali più esposti alla moria. Il segmento continua dunque a essere centrale, ma mostra una certa vulnerabilità strutturale legata alla vulnerabilità della gestione fitosanitaria degli ultimi anni.
Molto più vivace è la crescita del kiwi a polpa gialla, stimato attorno alle 128.000 tonnellate (+27% rispetto alla scorsa campagna). Questo incremento riflette il progressivo ingresso in produzione degli impianti realizzati negli ultimi anni e al crescente peso dei programmi club, che stanno orientando l’offerta verso standard qualitativi più elevati.
Più contenuti, ma altrettanto significativi, sono i numeri del kiwi a polpa rossa. La produzione prevista supera di poco le 4.000 tonnellate, con un incremento del 10% rispetto al 2024. Anche in questo caso l’ascesa è legata a nuovi investimenti e alla volontà di intercettare una fascia di mercato premium, nonostante le attuali criticità legate alla conservabilità e alla maggiore delicatezza dei frutti. Molte aziende stanno comunque ampliando le superfici dedicate, segno che la redditività potenziale è considerata adeguata rispetto ai possibili rischi agronomici.
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Export italiano di kiwi – Fonte: elaborazioni Fruitimprese su dati ISTAT
Il mercato globale: la Grecia davanti, l’Italia punta sulla qualità
Fino a una decina d’anni fa l’Italia deteneva il primato europeo del comparto del kiwi, guidando la produzione e l’export. Volumi elevati, standard qualitativi riconosciuti e una forte presenza sui mercati internazionali avevano consolidato un ruolo di leadership costruito in oltre vent’anni di sviluppo. L’arrivo della batteriosi, della moria e di una serie di criticità fitosanitarie, però, ha frenato quella corsa proprio mentre nuovi Paesi iniziavano ad affacciarsi con decisione sul mercato. Tra questi la Grecia, che grazie a territori molto vocati e a costi produttivi più competitivi ha progressivamente ampliato le superfici arrivando, anno dopo anno, a superare il nostro Paese.
Oggi il sorpasso è un dato di fatto: anche per la campagna 2025/26 la Grecia dovrebbe raggiungere oltre 367.000 tonnellate, mentre l’Italia, stando alle stime, si dovrebbe attestare intorno alle 341.000 tonnellate, nonostante la ripresa degli ultimi anni. Una differenza che, se l’attuale trend dovesse proseguire, potrebbe progressivamente ridursi. La Grecia sta crescendo soprattutto attraverso l’espansione delle superfici, mentre l’Italia sta aumentando la propria capacità produttiva puntando su varietà a più alto valore e su impianti più performanti, elementi che nel medio periodo potrebbero ridurre il divario tra i due Paesi.
Se sul fronte dei volumi l’Italia appare ancora meno a favore, quello del valore restituisce una fotografia ben più solida per il kiwi italiano. Negli ultimi cinque anni, infatti, l’export ha visto una riduzione delle quantità – scese a 217.000 tonnellate nel 2024 – ma un aumento costante del prezzo medio, passato da 1,69 a 2,59 euro/kg. Un incremento significativo, che va oltre le dinamiche inflattive e riflette piuttosto un miglioramento della qualità, l’affermazione delle cultivar a polpa gialla e rossa e una maggiore specializzazione dei produttori nei segmenti premium.
Le principali destinazioni – Germania, Spagna, Belgio, Stati Uniti e Francia – continuano a riconoscere al kiwi italiano un posizionamento distintivo, apprezzandone caratteristiche organolettiche, costanza qualitativa e capacità di differenziazione varietale. In un mercato globale più competitivo rispetto al passato, l’Italia sta quindi rafforzando la propria presenza non sul terreno quantitativo, oggi dominato dalla Grecia, ma su quello del valore unitario e dell’innovazione varietale, elementi che rappresentano la vera leva competitiva del prossimo futuro.
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Donato Liberto
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