Coltivazione delle fragole, una copertura triplica la resa

Si tratta di un tessuto tridimensionale sviluppato negli Stati Uniti che ha aumentato la produzione di fragole nei test sperimentali, migliorando il microclima e ostacolando il passaggio degli insetti. 

da Federica Del Vecchio

La stagione delle fragole è ancora lontana, ma è proprio nei mesi che precedono la ripresa produttiva che si valutano le strategie per affrontare le problematiche. Tra avversità e condizioni climatiche sempre più imprevedibili, proteggere le piante senza compromettere la produttività è una sfida tutt’altro che semplice. Soprattutto in un contesto in cui cresce l’interesse verso metodi di difesa alternativi. E se la soluzione arrivasse da un materiale capace non soltanto di proteggere le piante, ma anche di creare condizioni favorevoli alla produzione? È su questa possibilità che si sono concentrati i ricercatori della North Carolina State University, negli Stati Uniti, sperimentando un’innovativa copertura tessile tridimensionale nella coltivazione delle fragole. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Agriculture, ha valutato la capacità del materiale di ostacolare il passaggio degli insetti, mantenere la circolazione dell’aria e dell’acqua e influenzare lo sviluppo produttivo delle piante.

Plant Armor, una copertura tessile diversa dalle altre

Le coperture agricole sono già ampiamente utilizzate nella fragolicoltura per proteggere le piante dalle basse temperature e dagli agenti atmosferici. La soluzione sviluppata dai ricercatori statunitensi, denominata Plant Armor Generation 2, introduce però una caratteristica particolare: una struttura a maglia tridimensionale progettata per creare una barriera protettiva senza impedire il passaggio di luce, aria e acqua. A differenza dei tradizionali tessuti monostrato, il materiale presenta una struttura a più livelli che ostacola fisicamente gli insetti e contribuisce a trattenere il calore in prossimità delle piante.

L’innovazione nasce da ricerche inizialmente dedicate allo sviluppo di tessuti per abbigliamento militare, con l’obiettivo di migliorare il comfort e la protezione dalle punture di insetti. Successivamente, le proprietà del materiale hanno suggerito una possibile applicazione in agricoltura. Una prima sperimentazione sul cavolo aveva già evidenziato effetti positivi sulla crescita vegetativa. Restava però da capire se gli stessi benefici potessero tradursi in un aumento della produzione di frutti.

Coltivazione delle fragole, come si è svolta la sperimentazione

Per verificarlo, i ricercatori hanno condotto una prova sperimentale presso il centro di ricerca della North Carolina State University, a Raleigh, utilizzando piante di fragola della varietà Sweet Charlie. La prova ha interessato 24 piante distribuite in tre aiuole rialzate, ciascuna suddivisa in due parti: una protetta con Plant Armor e l’altra lasciata scoperta, utilizzata come controllo. La copertura è stata installata su archetti, formando piccoli tunnel al di sopra delle piante. Durante la prova sono stati monitorati temperatura, umidità relativa, sviluppo vegetativo e produzione.

La raccolta è stata seguita per sette settimane, da aprile a maggio, registrando il numero e il peso delle fragole ottenute. Parallelamente, sono state effettuate prove di laboratorio per verificare la capacità del tessuto di impedire il passaggio degli afidi.

coltivazione delle fragole

Struttura scheletrica di un cerchio alto 1,0 m, realizzata con tre tubi in PVC collegati (diametro esterno 1,5 cm), installata su metà di un’aiuola rialzata di 3,0 m × 1,2 m (parcella). ( B ) Un’aiuola sperimentale rappresentativa con la copertura in tessuto Plant Armor Generation 2 installata sopra i cerchi in tubi di PVC.

Più fragole e una produzione anticipata

I risultati hanno evidenziato un netto vantaggio produttivo per le piante protette. Nell’arco delle sette settimane di raccolta, il numero complessivo di fragole è risultato 3,56 volte superiore rispetto al controllo. Nel dettaglio, il numero medio di fragole raccolte per pianta è passato da 2,83 nel controllo a 10,8 nelle piante protette. Anche il peso medio dei singoli frutti ha mostrato un incremento significativo, passando da 6,63 a 12,18 grammi, pari a circa l’84% in più. Un altro elemento interessante riguarda la precocità. Le piante protette hanno iniziato a fornire frutti una settimana prima rispetto a quelle scoperte, suggerendo che il microclima creato dal tessuto possa favorire il raggiungimento delle condizioni necessarie alla maturazione. L’aumento produttivo non è stato accompagnato da una maggiore crescita di foglie, fusti o radici. Il vantaggio osservato si è quindi concentrato sulla componente produttiva, senza determinare un maggiore sviluppo vegetativo.

Ma cosa ha determinato queste differenze? Uno dei principali effetti osservati riguarda la temperatura. Sotto Plant Armor, la temperatura è risultata mediamente superiore di 1,93 °C rispetto alle parcelle scoperte. Un incremento contenuto ma costante, potenzialmente favorevole durante i periodi più freddi del ciclo colturale. Particolarmente interessante è il comportamento dell’umidità relativa, che non ha mostrato differenze significative tra le due condizioni sperimentali. Il materiale è quindi riuscito ad aumentare moderatamente la temperatura senza determinare, nelle condizioni osservate, un corrispondente incremento dell’umidità. Lo studio, tuttavia, non consente di attribuire l’intero incremento produttivo alla sola temperatura.

Una barriera fisica contro gli afidi

Oltre ai risultati produttivi, la ricerca ha valutato la capacità della copertura di contrastare l’ingresso degli insetti, concentrandosi sugli afidi. Nei test di laboratorio, condotti utilizzando l’afide Rhodobium porosum, nessun individuo è riuscito ad attraversare Plant Armor durante i 180 minuti di osservazione. Al contrario, una comune rete utilizzata come controllo ha consentito il passaggio degli insetti.

Un risultato promettente, che conferma l’efficacia della struttura tridimensionale come barriera fisica nelle condizioni di laboratorio. In campo, però, gli afidi sono stati rilevati anche sulle piante protette. Secondo i ricercatori, gli insetti potrebbero essere stati già presenti sulle piantine prima dell’installazione del tessuto. La copertura, dunque, non elimina automaticamente il rischio di infestazioni, ma potrebbe rappresentare uno strumento aggiuntivo nelle strategie di difesa integrata, soprattutto se abbinata all’impiego di materiale vegetale sano.

Quali prospettive per la coltivazione delle fragole?

I risultati ottenuti aprono prospettive interessanti per lo sviluppo di sistemi di protezione capaci di svolgere contemporaneamente più funzioni: migliorare le condizioni microclimatiche, ostacolare l’accesso degli insetti e favorire la produzione. Il passaggio decisivo sarà ora verificare questi benefici nelle condizioni reali delle aziende agricole. La sperimentazione è stata infatti condotta su un numero limitato di piante, utilizzando una sola varietà e in un ambiente specifico. Sarà necessario valutare la risposta in differenti areali produttivi, le prestazioni durante le stagioni più calde, la gestione dell’impollinazione e la sostenibilità economica del materiale.

Lo studio non permette ancora di prevedere incrementi produttivi analoghi su scala commerciale. Dimostra però che la progettazione delle coperture agricole può influenzare la risposta produttiva delle piante, aprendo nuove possibilità per lo sviluppo di tecnologie di protezione che combinino difesa fisica e gestione del microclima.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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