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C’è ancora tempo per chi vuole prendersi cura della biodiversità agricola lucana. La Regione Basilicata ha infatti prorogato al 16 giugno 2025 il termine per partecipare al bando SRA15 “Agricoltori custodi dell’agrobiodiversità”, un’iniziativa che punta a valorizzare il ruolo di chi, con il proprio lavoro quotidiano, preserva le antiche varietà colturali del territorio, spesso dimenticate, ma preziose.
Un’occasione per gli agricoltori, singoli o associati, di accedere a un sostegno economico dedicato a chi mantiene viva la diversità genetica nei campi, contribuendo a un’agricoltura più sostenibile e resiliente.
Custodi della biodiversità agricola: perché nasce il bando
L’obiettivo del bando è chiaro: salvare dall’estinzione le varietà agricole locali minacciate dall’omologazione e dall’abbandono. Piante antiche, frutti “dimenticati”, ortaggi rustici e varietà tradizionali spesso non competitive dal punto di vista commerciale, ma fondamentali per la salute dell’ecosistema e l’identità culturale della regione.
Con il bando SRA15, la Regione Basilicata vuole sostenere chi si fa carico di questa missione: gli “agricoltori custodi”, che coltivano con passione e responsabilità le varietà iscritte nell’Anagrafe nazionale della biodiversità.
A chi si rivolge
Il bando si rivolge principalmente ad agricoltori – sia singoli che in forma associata – ma anche ad altri soggetti, pubblici o privati, che dimostrino di avere i requisiti richiesti. È necessario essere attivi nel settore agricolo (con partita IVA e iscrizione alla Camera di Commercio), gestire terreni situati in Basilicata e risultare regolarmente registrati nel sistema informatico SIAN, tramite un Centro di Assistenza Agricola (CAA).
Condizione imprescindibile: occuparsi direttamente della coltivazione di varietà locali a rischio, riportate in dettaglio nell’allegato A del bando.

Interventi e contributi per chi tutela la biodiversità agricola lucana
Il bando finanzia attività di coltivazione, tutela e conservazione di risorse genetiche vegetali locali: ortaggi, frutti, cereali e altre specie “minori” che, sebbene meno produttive delle cultivar moderne, sono cruciali per l’equilibrio ambientale e la resilienza climatica.
L’impegno richiesto dura cinque anni, dal 2023 al 2027, e mira a consolidare un’agricoltura che sia anche presidio ecologico. La dotazione finanziaria complessiva è di 1 milione di euro, distribuita sotto forma di premi annuali per ettaro, a seconda della tipologia di varietà coltivata e dell’area coinvolta.
Le domande devono essere inviate in via telematica attraverso il portale SIAN, esclusivamente per il tramite di un CAA abilitato. È importante agire per tempo: la nuova scadenza è fissata alle ore 23:59 del 16 giugno 2025. Tutta la documentazione, comprese le specifiche varietà ammesse e le condizioni tecniche, è disponibile sul sito ufficiale.
Un’opportunità da cogliere
Il bando dimostra così come essere custodi dell’agrobiodiversità non sia solo un dovere etico, ma può diventare anche una scelta strategica. In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e dalla perdita di identità agricola, le varietà locali rappresentano infatti una risorsa preziosa da difendere. In tal senso, salvaguardare il patrimonio naturale del territorio è una priorità e sostenere chi se ne fa carico diviene un’occasione concreta per coniugare tradizione, tutela ambientale e sviluppo rurale.
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Ilaria De Marinis
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