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Con l’arrivo dell’autunno prende il via la raccolta delle castagne, ma per tracciare un quadro della campagna 2026 è ancora presto. In attesa di dati consolidati sulla produzione nazionale, le prime indicazioni mostrano come l’andamento della stagione possa risentire in modo significativo delle condizioni climatiche e fitosanitarie locali. La castanicoltura italiana arriva comunque a questa stagione dopo alcuni anni di recupero. Un percorso non lineare, segnato da forti variazioni tra una campagna e l’altra, ma che ha consentito alla produzione di risalire dai minimi registrati all’inizio del decennio.
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Castagne in Italia, produzione in ripresa dopo il 2021
Secondo le elaborazioni ISMEA su dati ISTAT, nel 2020 in Italia erano state raccolte circa 49,7 mila tonnellate di castagne e marroni. L’anno successivo la produzione era scesa sotto le 43 mila tonnellate, toccando il livello più basso del quinquennio. Da allora la tendenza si è invertita. Nel 2022 la produzione è risalita a 57,4 mila tonnellate, per poi raggiungere le 70,4 mila tonnellate nel 2023. Il 2024 ha segnato una nuova flessione, con 64,3 mila tonnellate, l’8,6% in meno rispetto all’anno precedente, ma su livelli comunque nettamente superiori a quelli del 2020 e soprattutto del 2021. Numeri che descrivono un comparto capace di recuperare terreno, ma ancora esposto a una marcata variabilità produttiva.
Una filiera ancora esposta a più fattori
La ripresa produttiva degli ultimi anni non elimina alcune delle criticità che continuano a interessare il comparto. Secondo ISMEA, fino al 2024 la crescita della frutta in guscio è stata condizionata dagli effetti del clima, dai problemi fitosanitari e dai tempi necessari ai nuovi impianti per entrare pienamente in produzione.
Si tratta di fattori che possono incidere in maniera molto diversa da un territorio all’altro. Ed è proprio su questa variabilità territoriale che si innesta il caso della Puglia, dove le prime indicazioni sulla campagna 2026 segnalano difficoltà particolarmente marcate negli areali castanicoli del Gargano.

Castanicoltura in Puglia, calo della raccolta sul Gargano
Secondo il monitoraggio diffuso il 5 ottobre 2026 da Coldiretti Puglia, nei principali territori castanicoli del Gargano la produzione sarebbe fortemente ridimensionata, con perdite che nelle situazioni più compromesse supererebbero il 90% rispetto a un’annata ordinaria. Un dato che richiede però una precisazione: non si tratta di una riduzione del 90% rispetto al 2025, né di un consuntivo riferito all’intera produzione regionale. È una stima relativa agli areali maggiormente colpiti, confrontata con i livelli produttivi di una stagione considerata normale. A incidere sarebbe soprattutto la prolungata carenza idrica. Secondo Coldiretti, nei castagneti più colpiti molti ricci sono rimasti di piccole dimensioni e non sono riusciti a portare correttamente a maturazione i frutti. Alla scarsità d’acqua si sono aggiunte le alte temperature, aumentando lo stress di piante in alcuni casi già interessate da problematiche fitosanitarie.
Tra queste viene richiamato ancora il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus), insieme ad altre patologie che possono indebolire le piante e favorire la caduta anticipata di foglie e ricci. Le difficoltà riguarderebbero in particolare i territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano Varano, dove il castagno rappresenta non soltanto una risorsa produttiva, ma anche un elemento importante del paesaggio e dell’economia delle aree interne. Il quadro pugliese non va quindi automaticamente esteso al resto d’Italia. I dati disponibili raccontano infatti una castanicoltura nazionale che negli ultimi anni ha recuperato parte della produzione perduta, mentre in alcuni areali la sovrapposizione tra stress climatici e problemi fitosanitari continua a determinare risultati molto più difficili. Per tracciare un bilancio della campagna castanicola 2026 sarà necessario attendere il completamento della raccolta e i dati ufficiali. Nel frattempo, il tema resta quello di come gestire castagneti sempre più esposti a stress idrici e fitosanitari, preservandone produttività e resa.
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Federica Del Vecchio
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