Siccità in Puglia, la Capitanata in ginocchio

La diga simbolo del Sud si avvicina al “volume morto”, il livello critico che, se superato, impedisce ogni forma di prelievo. Coldiretti: “Produzioni distrutte, clima mai così estremo”

da Ilaria De Marinis
emergenza siccità

C’erano una volta le acque della diga di Occhito. Oggi, in uno degli invasi artificiali più grandi d’Europa, restano solo 64 milioni di metri cubi, ma ben 40 di questi costituiscono il “volume morto”: acqua che non si dovrebbe neanche toccare. Eppure, in assenza di alternative e con l’emergenza siccità che stringe la Puglia in una morsa sempre più soffocante, il rischio è che si debba pescare anche da lì. “Si avvicina in misura preoccupante la mannaia del volume morto” denuncia infatti Coldiretti Puglia, riferendosi al livello critico che, se superato, impedisce ogni forma di prelievo. Tradotto: addio irrigazione, addio campagne produttive.

Una Capitanata arida come mai prima

Nel cuore agricolo della Capitanata, dove si coltivano pomodori, grano duro, ortaggi e frutta destinata a tutta Italia e oltre, la stagione irrigua non è mai partita. Le dighe della zona conservano appena il 23% dell’acqua potenziale.
Nel nord della provincia gli invasi trattengono acqua appena sufficiente a garantire gli utilizzi idropotabili”, prosegue Coldiretti. Il Fortore è praticamente a secco. E la prospettiva è nera.

A peggiorare il quadro c’è un dato climatico allarmante: temperature da oltre un mese stabilmente sopra i 35 °C, con picchi oltre i 40, e assenza quasi totale di pioggia: sui Monti Dauni, da giugno, sono caduti solo pochi millimetri d’acqua.

E l’emergenza siccità devasta i raccolti

I numeri non mentono. Gli effetti della sete si toccano con mano. Coldiretti è chiara: “La siccità sta determinando gravi danni in campagna, dove oltre al taglio del 20% del pomodoro registrato sinora, stanno crollando le produzioni di uova, latte e miele”. I pomodori, già scarsi, sono più piccoli, meno succosi. Le api non trovano più fiori con cui produrre miele. Le mucche, stressate dal caldo, producono meno latte. E anche il grano, coltura regina del Tavoliere, è in caduta libera: la trebbiatura si annuncia sotto media, a conferma che la terra non ce la fa più.

Non è solo colpa dell’estate. Il collasso idrico che oggi affligge la Capitanata ha radici profonde nell’inverno appena trascorso, che è stato tra i più secchi degli ultimi anni. La pioggia è mancata quando sarebbe stata cruciale per ricaricare le falde sotterranee e ricostituire le riserve idriche nei bacini. Invece, da mesi, il territorio si alimenta solo di se stesso, prosciugando ogni margine di resilienza.

Nel mese di giugno, il deficit pluviometrico nella provincia di Foggia ha toccato l’87% rispetto alla media storica: praticamente non è piovuto. Questo significa che nessun invaso ha ricevuto rifornimenti significativi, e l’intero sistema irriguo è rimasto appeso a quel poco che restava dalle piogge autunnali.

L’agricoltura, che vive di stagionalità, oggi non ha più stagioni su cui contare. Non si possono più pianificare trapianti, semine o raccolti senza la certezza dell’acqua. E quando anche l’inverno diventa sterile, il calendario agricolo va in tilt. In questo scenario, ogni pianta diventa un azzardo, ogni ettaro coltivato una scommessa.

Emergenza siccità: Coldiretti accusa la burocrazia e chiede aiuti rapidi

L’organizzazione agricola più rappresentativa d’Italia lancia anche un’accusa indiretta al sistema di gestione delle emergenze. “Abbiamo sensibilizzato il Governo ad accelerare nell’erogazione degli aiuti e a riformare il sistema della gestione del rischio”, afferma Coldiretti. Il punto è che le assicurazioni agricole non bastano più. I cambiamenti climatici hanno alzato il livello del rischio, ma la risposta del sistema è rimasta ferma a logiche del passato. E intanto il valore delle produzioni assicurate nel 2024 ha già superato i 10 miliardi di euro, coinvolgendo oltre 65 mila imprese agricole. Una massa critica che non può essere ignorata.

Ma il problema non è solo finanziario: è anche infrastrutturale. Come spesso evidenziato, molti impianti irrigui sono vetusti, inefficienti e incapaci di trattenere e distribuire l’acqua in modo sostenibile. Tubazioni obsolete, perdite lungo la rete e bacini secondari trascurati rendono vano ogni sforzo, amplificando gli effetti della siccità. In queste condizioni, anche quel poco di acqua disponibile rischia di disperdersi prima ancora di raggiungere i campi.

Un Sud lasciato a secco

La diga di Occhito è diventata il termometro (e il simbolo) della crisi agricola del Sud Italia. Non solo per la Puglia, ma anche per la Basilicata e la Campania, dove i volumi idrici si assottigliano di settimana in settimana.
Per non parlare della Sicilia, dove la siccità è ormai una costante strutturale. Lo sanno bene gli agricoltori dell’Isola, costretti ogni anno a fare i conti con bacini vuoti già in primavera, turnazioni irrigue insostenibili e raccolti compromessi. Scene che da tempo non fanno più notizia, ma che raccontano con brutalità quanto la mancanza d’acqua stia spegnendo lentamente uno dei cuori agricoli più importanti del Mediterraneo.
Il rischio è che questi fenomeni non siano più eccezioni, ma la nuova normalità. E il mondo dell’agricoltura – che ogni giorno produce cibo per tutti – non può affrontare da solo una sfida climatica globale.

Come ha scritto Coldiretti, con amarezza e realismo: “Stiamo fronteggiando situazioni mai vissute prima. È il clima a decidere, e noi siamo sempre meno preparati a seguirlo”.

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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