Schifani e crisi idrica: parole artificiali per un’emergenza reale

Il presidente della Regione Siciliana nel mirino per aver pubblicato – e poi rimosso – un post generato da ChatGPT per affrontare pubblicamente l’emergenza siccità che sta colpendo duramente l’Isola

da Ilaria De Marinis

Una crisi idrica senza precedenti e una gaffe politica che ha fatto il giro del web: sono questi i due elementi che, negli ultimi giorni, hanno intrecciato una narrazione preoccupante, ma emblematica sulla gestione dell’emergenza acqua in Sicilia. Il protagonista? Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, finito nel mirino della stampa per aver pubblicato – e poi rimosso – un post generato da ChatGPT sul suo profilo Facebook.

Il testo, pensato per affrontare pubblicamente l’emergenza siccità che sta colpendo duramente l’Isola, conteneva tracce evidenti della sua origine artificiale: la frase iniziale, “Ecco un post in tono istituzionale ma coinvolgente”, non è passata inosservata. Da lì è partito un ciclone mediatico che ha sollevato interrogativi ben più profondi della semplice gestione dei social.

Schifani e crisi idrica in Sicilia: comunicazione o sostanza?

L’uso di un’intelligenza artificiale per parlare di un problema concreto e devastante come quello idrico è apparso, a molti, come un gesto rivelatore. Non solo per la superficialità comunicativa, ma per ciò che implica: una politica regionale che sembra sempre più attratta dalla performance piuttosto che dalla progettualità.

Ma a stretto giro è arrivato anche un nuovo post ufficiale da parte di Schifani, questa volta firmato dalla sua voce politica – e senza l’intervento di AI (o perlomeno con nessuna traccia del suo passaggio). “Un altro passo concreto contro la crisi idrica in Sicilia” – ha scritto, annunciando l’installazione di tre dissalatori mobili a Porto Empedocle, Gela e Trapani. Secondo il presidente, in soli 120 giorni si è dato vita a un “progetto ambizioso” da 96 litri al secondo di acqua potabile prodotta con “tecnologie sostenibili e all’avanguardia”, grazie a una sinergia tra Regione, Commissario per la siccità, Siciliacque e la multinazionale Acciona Agua.

Un post che mostra tutt’altro tono: risoluto, tecnico, perfino battagliero. Eppure, anche qui, la sensazione è che si continui a parlare più di ciò che si comunica che dei problemi strutturali ancora aperti.

Lo testimoniano anche i centinaia di commenti apparsi sotto il post stesso, molti dei quali esprimono frustrazione, rabbia e sfiducia. C’è chi, da Agrigento, ricorda la promessa mai mantenuta di una nuova rete idrica, “indispensabile per uscire dall’umiliazione delle autobotti”. Chi, ancora, da Custonaci, nel trapanese, segnala di ricevere acqua “una volta a settimana”, dovendo pagare “autobotti come fossero champagne”. Altri, da San Giovanni La Punta (CT), raccontano di essere rimasti senza una goccia per tre mesi, mentre nella piana di Catania si moltiplicano le segnalazioni di razionamenti estremi e bacini agricoli prosciugati.schifani sicilia IA

La crisi idrica in Sicilia non aspetta

Come già riportato in un nostro precedente articolo, infatti, la situazione nelle campagne del Sud – Sicilia compresa – è già gravissima. I livelli idrici sono scesi oltre le soglie d’allerta, le precipitazioni sono sempre più scarse e le infrastrutture regionali perdono fino al 50% dell’acqua trasportata. Gli agricoltori, in alcune aree, non riescono più a irrigare: la produzione si ferma e le aziende rischiano di rimanere a secco anche di profitti.

In questo contesto, la risposta istituzionale – benché concreta sul piano delle infrastrutture mobili – rischia di essere percepita come reattiva più che strategica. I dissalatori sono un segnale importante, ma non bastano: servono nuovi invasi, una manutenzione sistemica della rete idrica, e soprattutto una pianificazione agricola che tenga conto della crescente desertificazione.

L’intelligenza che serve

La vera intelligenza a cui fare ricorso, almeno in questa fase, non è allora quella artificiale. È quella politica. Quella capace di leggere i segnali del cambiamento climatico, comprendere l’urgenza della transizione agricola e ambientale, e soprattutto progettare soluzioni che non si limitino a “tamponare” l’oggi, ma che disegnino il domani.

Nel 2023 la Regione aveva annunciato una cabina di regia con tecnici ed esperti. Nel 2025 si raccolgono i primi frutti di questi sforzi: dissalatori, pozzi, 200 interventi previsti in tutta l’Isola, come sottolinea Schifani nel nuovo post. Ma la domanda resta: basterà? E soprattutto: parliamo di una strategia di lungo periodo o di una serie di risposte parziali, costruite sull’urgenza?

Perché quella di Schifani non è solo una gaffe

La polemica attorno al post generato da ChatGPT non si è affatto spenta. Al contrario: ha innescato una riflessione più ampia e ancora attualissima sul rapporto tra politica, tecnologia e responsabilità istituzionale. Al punto che il nuovo post pubblicato da Schifani, più formale e dettagliato, non ha placato le critiche: per molti, si tratta solo di un’aggiunta strategica che tenta di compensare una comunicazione inizialmente improvvisata.

Ma il punto non è (solo) il linguaggio. È il modo in cui la classe dirigente affronta – o sembra non affrontare fino in fondo – l’emergenza più grave della Sicilia contemporanea. Perché se da un lato è evidente uno sforzo in corso (dissalatori, investimenti, progetti), dall’altro resta la sensazione di un’azione che arriva in ritardo, frammentata, talvolta poco coordinata.

La comunicazione può aiutare a costruire fiducia, ma non può sostituire la realtà. E in una regione dove l’acqua manca e la desertificazione avanza, la posta in gioco è troppo alta per lasciarla all’estetica dei post, artificiali o meno.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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