Moria del kiwi, prevenirla con il controllo del microclima

Secondo un recente studio italiano, una gestione mirata del microclima all’interno dell’actinidieto può contribuire a ridurre il rischio di declino

da Federica Del Vecchio
moria del kiwi

Più largamente conosciuta come “moria del kiwi“, la “sindrome del declino del kiwi” rappresenta oggi la principale minaccia per la coltivazione dell’actinidia in Italia, con impatti significativi sulla produzione e sull’economia agricola nazionale. Basti pensare che negli ultimi anni ha causato la perdita di circa 8.000 ettari di impianti, con una riduzione del 12,6% della superficie coltivata nel 2018 e una perdita stimata di circa 750 milioni di euro in termini di produzione lorda vendibile. Le regioni più colpite sono state il Veneto e il Piemonte, con il 70% dei kiwi sradicati e una diminuzione del 28% della superficie coltivata. A rendere il quadro ancora più complesso, la mancata identificazione della causa scatenante: al momento, infatti, la sindrome è associata a diversi fattori, tra cui funghi e batteri nelle radici, pratiche di irrigazione non appropriate e composizione del suolo. ​

Di qui l’intensificarsi del lavoro di ricerca a livello globale e nazionale. A tal riguardo, un recente studio italiano, pubblicato sulla rivista Plants, ha esplorato strategie innovative per prevenire l’insorgenza di questa patologia attraverso il controllo del microclima dell’actinidieto.​ 

La moria del kiwi: uno studio tutto italiano

Condotto nel 2022 e nel 2023 in un frutteto sperimentale di nuova piantagione situato nella provincia di Cuneo, in Piemonte, in un’area in cui la moria ha causato l’estirpazione di circa il 40% dei frutteti di kiwi negli ultimi 10 anni, la ricerca è stata condotta da un gruppo interdisciplinare di esperti in agronomia, patologia vegetale, climatologia e microbiologia del suolo. Obiettivo principale è stato quello di valutare come diversi fattori ambientali possano incidere sulla salute delle piante di kiwi e in che modo una gestione mirata del microclima possa contribuire a ridurre il rischio di declino. Particolare attenzione è stata dunque rivolta alla gestione della qualità del suolo e alla riduzione dello stress idrico, mediante l’ottimizzazione della struttura del substrato radicale e l’implementazione di strategie di miglioramento della ritenzione idrica e dell’aerazione.

Come riportato nello studio, tra le pratiche adottate, il miglioramento delle proprietà fisiche del suolo attraverso l’integrazione di compost ha permesso di incrementare la capacità di ritenzione idrica, riducendo gli effetti negativi delle fluttuazioni termiche. Gli esperti hanno poi valutato l’applicazione di zeoliti per il suo potenziale nel modulare il turnover dell’acqua; mentre l’impiego di consorzi microbici benefici ha avuto un ruolo chiave nel rafforzare la resistenza della pianta agli agenti patogeni e nello stimolare una risposta adattativa più efficace. Parallelamente, è stata testata la somministrazione di osmo-protettori come la glicin-betaina per mitigare i danni indotti dalla disidratazione fogliare, che si è dimostrata utile a favorire la stabilizzazione delle strutture cellulari in condizioni di elevato deficit idrico.

Altrettanto centrale è stata l’analisi della gestione dell’irrigazione, fondamentale per la coltivazione del kiwi a causa dell’elevato fabbisogno idrico della pianta e della sua vulnerabilità all’ipossia radicale e ai ristagni idrici. Sebbene l’irrigazione a goccia sia considerata una pratica standard, gli studiosi hanno riportato come questa metodologia possa risultare insufficiente in condizioni climatiche estreme, caratterizzate da improvvisi aumenti di temperatura e deficit di pressione di vapore (VPD). L’incapacità della pianta di mantenere un’adeguata conduttanza idraulica in queste situazioni impedisce, infatti, un efficace assorbimento dell’acqua dal suolo. Di conseguenza, l’incremento dell’irrigazione a goccia può portare a ristagni dannosi per le radici e favorire l’insorgenza di malattie patogene trasmesse dal suolo. Aspetto che suggerisce come una gestione non ottimale dell’irrigazione possa aver contribuito – in questi anni – alla diffusione della moria del kiwi.

Per affrontare questa criticità, gli esperti hanno sottolineato l’efficacia dell’associazione tra ombreggiatura e irrigazione soprachioma come strategia per migliorare il bilancio idrico della pianta. Se, infatti, l’ombreggiatura da sola non è risultata sufficiente a mitigare gli effetti dello stress termico e del VPD elevato, l’integrazione con l’irrigazione ha permesso un miglioramento significativo dello stato idrico della pianta. Le analisi condotte hanno inoltre mostrato una riduzione della temperatura fogliare durante l’intera stagione vegetativa, un aumento del potenziale idrico dello stelo, una maggiore efficienza stomatica e fotosintetica e una migliore conduttanza idraulica. 

moria del kiwi

Potenziale idrico dello stelo (SWP) delle piante dai trattamenti T, SI e S. I dati mostrati sono i valori medi ± errore standard dei dati registrati da 3 piante per frutteto nel 2023 (DOY 172 e 286); lettere diverse mostrano differenze significative tra i trattamenti secondo le analisi ANOVA e della minima differenza significativa (LSD) a una soglia di valore p di ≤0,05. Fonte: Plants

Riflessioni critiche e prospettive future

I risultati ottenuti sottolineano la necessità di un approccio più integrato nella gestione della sindrome del declino del kiwi, che non si limiti esclusivamente alla manipolazione delle proprietà del suolo, ma che includa strategie avanzate di modulazione del microclima del frutteto. L’implementazione di coperture per la mitigazione dell’irraggiamento solare e la riduzione delle escursioni termiche potrebbero rappresentare un ulteriore strumento per contenere gli effetti della patologia. Al contempo, l’applicazione mirata di consorzi microbici benefici e regolatori fisiologici potrebbe costituire una via promettente per rafforzare la resilienza delle piante alle condizioni di stress.

In ogni caso, per quanto le conclusioni di questa ricerca rappresentino un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi alla base della moria del kiwi, ulteriori studi saranno necessari per validare su larga scala l’efficacia delle strategie proposte. L’integrazione di approcci agronomici innovativi con tecniche di monitoraggio avanzato del microclima potrebbe aprire nuove prospettive nella gestione sostenibile della coltivazione del kiwi, contribuendo a garantire la stabilità produttiva e la salvaguardia delle superfici coltivate.

 

Ilaria De Marinis
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