Tra gli effetti più critici determinati dal cambiamento climatico in atto, senza dubbio uno dei più temuti è l’alternarsi di temperature invernali miti, che favoriscono l’anticipo della fioritura delle piante, a ritorni di freddo che sempre più frequentemente espone le produzioni al rischio di gelate tardive. Un problema che in Italia riguarda diverse colture, tra cui il kiwi, che – seppur resistente al freddo – può subire importanti contraccolpi.Â
Gelate tardive: i danni fisiologiciÂ
Durante il periodo primaverile, il kiwi (Actinidia deliciosa) attraversa una fase delicata, in particolare quando la pianta ha già avviato la fase di germogliamento. In questo stadio, le piante diventano significativamente più vulnerabili ai ritorni di freddo, nonostante la loro generale resistenza alle basse temperature. L’esposizione a temperature prossime o inferiori a 0°C può causare danni rilevanti, come la necrosi delle gemme, la bruciatura dei giovani germogli e il danneggiamento dei fiori in fase di sviluppo, compromettendo gravemente la produzione futura.
I danni da freddo nel kiwi possono manifestarsi in varie forme:
- congelamento diretto, avviene quando l’acqua intracellulare ed extracellulare congela, espandendosi e causando danni irreversibili alle strutture cellulari.
- brinamento, formazione di ghiaccio superficiale che può disidratare i tessuti, causando stress idrico e fisiologico.
- stress fisiologico da freddo prolungato, temperature basse persistenti possono alterare il metabolismo della pianta, compromettendo fotosintesi, respirazione e trasporto di nutrienti.
Quando le temperature scendono sotto lo zero, infatti, l’acqua presente all’interno delle cellule vegetali congela, formando cristalli di ghiaccio che aumentano di volume. Questo fenomeno esercita pressioni meccaniche elevate che provocano la rottura delle membrane cellulari, causando la perdita di integrità strutturale delle cellule e la loro morte, con danni fisiologici irreversibili per la pianta. Anche le più piccole lesioni possono comportare effetti negativi significativi. Le microlesioni causate dal gelo contribuiscono a ridurre la superficie fotosintetica disponibile, ostacolando il metabolismo vegetale e compromettendo lo sviluppo della coltura. Ciò si traduce in una minore crescita vegetativa, minore accumulo di riserve e, di conseguenza, in una notevole riduzione sia della resa che della qualità della produzione.

Fonte: Cifo
Strategie di difesa: prevenzione e interventiÂ
Per prevenire o ridurre i danni derivanti da gelate tardive, si possono adottare diverse strategie agronomiche. Tra queste, particolarmente efficace può risultare l’esecuzione di interventi nutrizionali mirati, capaci di migliorare lo stato fisiologico della pianta e incrementare la sua resistenza alle basse temperature. In particolare, non vanno sottovalutati gli interventi di fertilizzazione effettuati nel periodo autunnale (fase post-raccolta), fondamentali per migliorare le riserve nutritive della pianta e prepararla adeguatamente a sopportare condizioni climatiche avverse durante la primavera successiva. Nel dettaglio, l’applicazione di concimi ricchi di potassio, calcio e microelementi specifici può contribuire a rafforzare le pareti cellulari e migliorare la tolleranza della coltura al freddo.
Accanto a un’adeguata nutrizione, è poi importante monitorare in maniera costante le condizioni meteorologiche: l’impiego di sistemi avanzati per la previsione del clima consente infatti di intervenire tempestivamente con misure di protezione mirate. A questo si affiancano soluzioni agronomiche ben specifiche, come l’irrigazione antibrina che, sfruttando il calore rilasciato durante il congelamento dell’acqua sulle superfici vegetali, mantengono la temperatura al di sopra degli 0 °C. Oppure, l’impiego di coperture o barriere frangivento, che riducono l’impatto delle basse temperature limitando le perdite di calore e preservando l’integrità delle piante.
L’insieme di queste tecniche permette una gestione efficace dei rischi legati alle gelate tardive, assicurando una maggiore stabilità produttiva e una migliore qualità del raccolto.
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Federica Del Vecchio
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