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La Sharka, o vaiolatura delle drupacee, è una malattia virale altamente distruttiva che colpisce le piante del genere Prunus, tra cui pesco, albicocco, susino e ciliegio. Causata dal Plum Pox Virus (PPV), la Sharka rappresenta una delle principali minacce per la frutticoltura a livello globale. Identificata per la prima volta in Bulgaria nel 1917, la malattia si è diffusa in gran parte dell’Europa e in altre regioni del mondo. In Italia è stata rilevata per la prima volta nel 1973 in Alto Adige; successivamente si è diffusa in diverse regioni, inclusa l’Emilia-Romagna, dove è stata segnalata nel 1982 su albicocco e susino, e dal 1995 ha interessato anche il pesco, diffondendosi in maniera epidemica in molti impianti della regione. Oggi la Sharka è stata segnalata in quasi tutte le regioni italiane dove la coltivazione delle drupacee è diffusa, diventando in alcune zone un fattore limitante per la produzione, in particolare per il pesco.
Plum Pox Virus: l’agente causale della vaiolatura delle drupacee
Il PPV si manifesta attraverso diversi ceppi, tra cui i più rilevanti sono il ceppo D (Dideron) e il ceppo M (Marcus). Il ceppo D è prevalente negli impianti di albicocco e susino, mentre il ceppo M causa maggiori danni sugli impianti di pesco. La diffusione del virus avviene principalmente attraverso materiale di propagazione infetto, come gemme, marze e portinnesti, e tramite afidi che fungono da vettori, in particolare specie come Myzus persicae (afide verde del pesco) e Brachycaudus helichrysi, note per trasmettere il virus da pianta a pianta durante le loro attività di alimentazione.
Sintomi Sharka: quali sono
Le piante infette mostrano sintomi variabili a seconda della specie ospite, del ceppo virale coinvolto e delle condizioni ambientali. Sulle foglie di albicocco, per esempio, si osservano aree clorotiche sotto forma di lineature sinuose e anelli, prevalentemente adiacenti alle nervature secondarie o terziarie. Nel susino, le foglie presentano linee, piccole areole o tacche anuliformi di colore verde chiaro, spesso localizzate lungo le nervature secondarie. Per quanto riguarda il pesco, invece, i frutti possono presentare rotture di colore e una consistenza della polpa compromessa. Inoltre, l’infezione può portare a una diminuzione della produttività e della longevità delle piante colpite. In generale, i frutti colpiti spesso cadono prematuramente, compromettendo significativamente la produzione finale.
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Come avviene oggi la gestione
Attualmente, non esistono trattamenti curativi per la Sharka, ragion per cui la gestione si basa principalmente su misure preventive. Tra queste, sin dalla realizzazione di nuovi impianti, fondamentale risulta l’impiego di materiale di propagazione certificato e privo di infezioni. In caso di individuazione di piante infette, è necessario procedere all’estirpazione e alla distruzione immediata delle stesse per prevenire l’ulteriore diffusione del virus. Sebbene il controllo degli afidi possa contribuire a ridurre la trasmissione secondaria del PPV, la lotta chimica contro questi insetti non è sufficiente da sola a contenere la malattia. È infatti necessario affiancare il monitoraggio attento e regolare delle piante così da intervenire tempestivamente in presenza di piante sintomatiche e limitare di conseguenza la diffusione del virus.
I progressi della ricerca
La ricerca scientifica continua a focalizzarsi sullo sviluppo di varietà resistenti o tolleranti al PPV, al fine di offrire soluzioni sostenibili per la frutticoltura. Accanto a questo, si sta lavorando anche sullo sviluppo di tecniche diagnostiche avanzate per l’identificazione precoce del virus. Studi recenti hanno esplorato l’impiego di approcci biotecnologici, come l’RNA interference (RNAi), per conferire resistenza alle piante attraverso il silenziamento genico specifico del virus. Parallelamente, sono in corso ricerche sull’ecologia degli afidi vettori e sulle dinamiche di trasmissione del virus, che consentano di elaborare strategie di gestione integrata più efficaci.
La ricerca, però, da sola non basta e solo una proficua collaborazione con agricoltori e autorità fitosanitarie potrà offrire gli strumenti necessari ad affrontare efficacemente la sfida rappresentata dalla Sharka e salvaguardare la produzione di drupacee a livello globale.
Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com