Cultivar di olivo tolleranti a Xylella: quale scegliere?

Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno sono oggi le quattro cultivar riconosciute come tolleranti a Xylella fastidiosa subsp. pauca. Ma quale scegliere?

da Donato Liberto
cultivar di olivo (1)

Realizzare un nuovo oliveto, oppure reimpiantare nelle aree colpite da Xylella, significa oggi poter scegliere tra più alternative varietali rispetto a pochi anni fa. Al Leccino e alla Favolosa (FS17) si sono infatti aggiunti Lecciana e Leccio del Corno, portando a quattro le cultivar oggi riconosciute come resistenti o tolleranti a Xylella fastidiosa subsp. pauca.

Più possibilità significano però anche una scelta più complessa. Le quattro cultivar differiscono infatti per vigoria, adattabilità ai sistemi d’impianto, precocità produttiva, meccanizzazione e maturazione.

La domanda, quindi, non è soltanto “qual è la cultivar più resistente alla Xylella?”, ma soprattutto: quale delle quattro è più adatta all’oliveto che voglio realizzare?

Resistenza e tolleranza non significano immunità

Prima di confrontare le cultivar è necessario chiarire un concetto. Nel linguaggio comune si parla spesso di olivi “resistenti alla Xylella”, ma resistenza e tolleranza indicano comportamenti differenti e non significano immunità.

Una cultivar resistente riesce a limitare maggiormente la moltiplicazione e la diffusione del batterio nei propri tessuti. La tolleranza indica invece la capacità della pianta di convivere con l’infezione senza sviluppare gravi sintomi o compromettere rapidamente la propria funzionalità.

Anche una cultivar resistente o tollerante può quindi essere infettata. Nel Leccio del Corno, per esempio, sono state osservate infezioni anche in assenza di evidenti fenomeni di disseccamento; nella Lecciana sono invece emerse frequenze di infezione più contenute e un buono stato vegetativo delle piante. La risposta alla Xylella rappresenta dunque il punto di partenza della scelta, non l’unico criterio da considerare.

cultivar di olivo 1 (1)

Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno: cosa cambia

Il Leccino è la cultivar più conosciuta e quella sulla quale esiste una maggiore esperienza agronomica. La vigoria generalmente sostenuta la rende adatta soprattutto a oliveti tradizionali modernizzati o intensivi, mentre può rappresentare un limite quando si spinge molto sulla densità. La maturazione è tendenzialmente precoce e abbastanza uniforme.

La Favolosa FS17 si distingue per precoce entrata in produzione, rapida accumulazione dell’olio e buona predisposizione alla raccolta meccanica. Ha mostrato risultati interessanti anche negli impianti ad alta densità, purché lo sviluppo della chioma venga adeguatamente controllato. La precocità può inoltre aiutare a organizzare meglio l’inizio della campagna di raccolta.

Più marcata è la vocazione della Lecciana per il superintensivo. Ottenuta dall’incrocio tra Arbosana e Leccino, presenta bassa vigoria, precoce entrata in produzione ed elevata efficienza produttiva. Può essere utilizzata in impianti ad alta densità organizzati in parete e destinati alla raccolta con scavallatrice.

Il Leccio del Corno, infine, presenta una vigoria medio-bassa o media, portamento più espanso e maturazione generalmente tardiva. Le prove condotte in sistemi ad alta densità hanno mostrato interessanti potenzialità produttive e di meccanizzazione, anche se la gestione della chioma resta un aspetto importante.

Le differenze non riguardano quindi soltanto la risposta alla Xylella. Vigoria, epoca di raccolta e attitudine all’intensificazione possono rendere una cultivar più o meno coerente con le esigenze dell’azienda.

Sesto e meccanizzazione: l’impianto va progettato prima

La scelta varietale dovrebbe partire da una domanda concreta: che tipo di oliveto si vuole realizzare?

Sesto d’impianto, forma di allevamento, vigoria della cultivar e sistema di raccolta devono essere pensati insieme. Un oliveto intensivo, nel quale le piante mantengono una struttura individuale, ha esigenze differenti rispetto a un superintensivo organizzato in parete continua. Nel secondo caso diventano fondamentali una vigoria contenuta e un’architettura della chioma compatibile con la scavallatrice. Nei sistemi meno spinti c’è invece maggiore margine nella gestione delle cultivar più vigorose e nell’utilizzo di scuotitori.

Anche l’ambiente può cambiare il risultato. Fertilità del terreno e disponibilità irrigua incidono sulla vigoria e sulla produttività, soprattutto quando si aumentano le densità. Prima di scegliere il sesto è quindi necessario valutare se l’areale e, soprattutto, la disponibilità d’acqua nel lungo periodo siano in grado di sostenere il modello produttivo previsto.

Lo stesso vale per la raccolta. Cultivar con epoche di maturazione differenti possono consentire alle aziende più strutturate di distribuire l’impiego di macchine e manodopera, evitando di concentrare tutte le operazioni nello stesso periodo. In sostanza, quando si sceglie una cultivar bisognerebbe già sapere come verrà allevata, gestita e raccolta negli anni successivi.

Non esiste una cultivar migliore in assoluto

Le quattro alternative oggi disponibili ampliano considerevolmente le possibilità di scelta, ma rendono anche meno utile cercare una cultivar “migliore” in termini assoluti.

Prima di decidere occorre mettere insieme ambiente pedoclimatico, disponibilità irrigua, sesto d’impianto, forma di allevamento, livello di meccanizzazione, periodo di raccolta e obiettivo produttivo.

Un’azienda orientata al superintensivo e alla raccolta con scavallatrice avrà esigenze differenti rispetto a chi vuole realizzare un intensivo meno spinto. Allo stesso modo, chi punta alla massima riduzione dei costi può fare valutazioni diverse rispetto a chi vuole valorizzare un olio monovarietale o distribuire la raccolta su un periodo più lungo.

La domanda da porsi, quindi, non è quale tra Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno sia la cultivar migliore, ma quale possa esprimere meglio le proprie caratteristiche nelle condizioni dell’azienda e nel modello olivicolo che si vuole costruire.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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