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La gestione fitosanitaria integrata dell’oliveto, oggi più che mai, non può esimersi dall’ottimizzare l’uso di uno dei pochissimi principi attivi con attività multi target e meccanismo d’azione multisito: il rame. I composti del rame attualmente utilizzati per la difesa fitosanitaria in agricoltura, sia biologica che convenzionale, sono i 5 sali insolubili autorizzati come sostanze attive secondo il Reg. UE 1107/2009: poltiglia bordolese, ossicloruro di rame, idrossido di rame, solfato tribasico di rame e ossido rameoso, nel limite di 28 kg totali di rame principio attivo in 7 anni, quindi con una media di 4 kg/anno.
L’uso del rame su olivo è strategico perché in grado di gestire contemporaneamente le crittogame più importanti che rappresentano una minaccia per la produttività in tutti gli areali di produzione: occhio di pavone o cicloconio (Venturia oleaginea), cercosporiosi o piombatura (Pseudocercospora cladosporioides), e lebbra (Colletotrichum gloesporioides) e nell’ambito delle malattie causate da agenti eziologici batterici la rogna (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi).
Citando Sun Tsu, “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura”, cerchiamo allora di comprendere le caratteristiche di queste principali patologie ancor prima di capire come usare al meglio il rame.
Conoscere i patogeni
Occhio di pavone – fungo diffuso in tutti gli areali di produzione olivicola, attacca principalmente foglie, ma anche peduncoli, rametti e nei casi più gravi le drupe. Le condizioni ottimali per le infezioni sono temperature miti tra 18-20 °C, ma ha un range di attività da 5 a 25 °C; quindi in tutto il periodo che va dall’autunno alla primavera, compresi gli inverni miti in cui questo fungo è in grado di compiere un ciclo di infezione in meno di 1 mese, ma rallenta la sua attività durante l’estate. Quindi il periodo che va da pre-raccolta/post- raccolta fino a post-potatura e inizio ripresa vegetativa sono tutte fasi ad alto rischio, ma il fattore chiave è la presenza di acqua libera e quindi bagnatura fogliare dovuta a nebbia, rugiada e pioggia oltre al vento come fattore ambientale che disperde i conidi.
Cercosporiosi – in passato poco diffusa, oggi questa patologia è favorita dagli effetti del cambiamento climatico che stanno favorendo la maggior pressione del fungo. Manifesta sintomi principalmente sulla pagina inferiore delle foglie con macchie irregolari di colore grigio-plumbee e il progressivo ingiallimento dell’intera foglia con la conseguente caduta. Quando la filloptosi è importante può arrivare a compromettere sviluppo vegetativo e produzione. I primi sintomi si manifestano già a fine estate, perciò le prime infezioni si hanno sulle prime foglie nuove in primavera; infatti, il fungo ha un optimum di crescita tra 12 e 28 °C. Le successive infezioni si avranno in autunno-inverno finché ci sarà presenza di temperature miti e umidità.
Lebbra – patologia che, a seconda delle varietà e dell’andamento stagionale nella fase autunnale di pre-raccolta, può creare importanti danni alle drupe con lesioni depresse e tondeggianti, di colore bruno-nerastro e successiva emissione di mucillagine rosata. Si registrano casi di attacchi anche su foglie e rametti con necrosi. Il periodo più critico è l’autunno in prossimità della raccolta, quando si hanno abbondanti piogge, quindi umidità relativa elevata e temperature di 18 – 25 °C.
Rogna – malattia causata da un agente eziologico diverso, il batterio P. savastanoi pv. Savastanoi in grado di creare delle masse tumorali iperplastiche su rametti e branche di tutte le dimensioni. Per entrare nella pianta e renderla vulnerabile, il batterio può percorrere diverse strade: lesioni provocate da eventi atmosferici come grandine, quindi fenomeni specifici e circoscritti all’evento stesso, oppure ferite dovute alle operazioni meccaniche di raccolta con abbacchiatori.
Da questa analisi si evince che il trattamento fitosanitario in funzione del patogeno va fatto in fasi diverse dell’anno e al presentarsi delle condizioni favorevoli e predisponenti lo sviluppo dello stesso.

Le diverse formulazioni rameiche
Il rame è un principio attivo che ha azione fungicida e batteriostatica e quindi in grado di controllare tutti i target di nostro interesse. In commercio ci sono oltre un centinaio di agrofarmaci registrati su olivo e proverò a spiegare quali differenze si possono ritrovare nei formulati in modo da ottenere il miglior risultato. Prima, però, facciamo un passo indietro: come funziona il rame?
Indipendentemente dalla formula chimica in cui il rame è distribuito sulla pianta, la sua attività biologica è legata alla liberazione dello ione Cu++. In presenza di acqua libera, anidride carbonica, derivante dalla respirazione fogliare, essudati naturali di foglie e patogeni, si innescano processi di lisi delle molecole e conseguente liberazione dello ione Cu++. Da questo momento in poi si innescherà la risposta fungicida e batteriostatica del rame che si accumulerà all’interno del patogeno in quantità superiori alle esigenze metaboliche e conseguentemente devitalizzandolo in vario modo:
- interferenza a livello dei processi respiratori;
- diminuzione dell’attività della membrana cellulare;
- blocco dei processi ossido-riduttivi;
- sostituzione di cationi nella membrana.
Un effetto specifico del rame sull’olivo è l’accumulo solo all’interno delle foglie infette a livelli tali da indurre l’accelerazione dei processi di senescenza e filloptosi, con conseguente caduta anticipata delle sole foglie infette, e scongiurare il completamento del ciclo del patogeno su pianta che verrà così allontanato con la foglia al suolo.
Le varie forme di sali di rame sono caratterizzate da una diversa modalità di rilascio del principio attivo:
- Idrossido di rame: rapido rilascio degli ioni rame, ma solitamente bassa persistenza e resistenza al dilavamento;
- Solfato tribasico di Rame: parte del rame viene rilasciato rapidamente, ma una quota viene rilasciata progressivamente;
- Ossido Rameoso: rilascio molto graduale del rame, bassa azione curativa;
- Ossicloruro di Rame: rilascio graduale, equilibrato tra prontezza e persistenza;
- Poltiglia bordolese: agisce a dosaggi più bassi di rame, alta persistenza e resistenza al dilavamento, ridotta prontezza d’azione.
Tutte queste peculiarità possono essere enfatizzate, migliorate e in taluni casi annullate da quelle che sono le specifiche formulazioni dei prodotti commerciali grazie alle caratteristiche dei coformulanti utilizzati.
Analizzare ogni singolo formulato in commercio in un solo articolo è impossibile, ma sicuramente si può fare una valutazione trasversale di alcune caratteristiche e peculiarità.
- Formulazioni solide: nella maggioranza dei casi le formulazioni WG (Granulo idrodisperdibile) rispetto a un formulato PB (Polvere Bagnabile) si distribuisce meglio sulla foglia (e sulla chioma), quindi ha una capacità di copertura migliore
- Formulazioni Flow: ci sono casi di formulati a basso dosaggio di rame che performano molto bene sotto il profilo della resistenza al dilavamento, caratteristica dovuta ad agenti umettanti e disperdenti che ne migliorano la performance
- Il colorante BLU, in alcuni areali è molto apprezzato, ma non ha nessun effetto di miglioramento dell’efficacia del trattamento né tantomeno la presenza in pianta è sintomo di bontà del formulato e di persistenza del rame dopo le piogge (che si può benissimo dilavare e lasciare solo il residuo del colorante)
Strategie stagionali di intervento
Pongo l’attenzione su un particolare: la distribuzione della sospensione. Con l’evoluzione di forme di allevamento, tecniche di potatura e quindi di tutto quello che concerne la geometria della chioma e il conseguente volume della pianta, questo fattore – se sottovalutato – può inficiare l’efficacia del trattamento. Il rame agisce per contatto, perciò è fondamentale la perfetta e uniforme distribuzione: pensare che ci sia una dose per ettaro corretta per tutti i casi è inappropriato, motivo per cui nelle etichette è sempre riportato un range. Secondo quanto previsto dall’art. 2 del DM 4847/2015, a partire dal 26/11/2018 è obbligatorio il controllo funzionale delle macchine irroratrici. Prima di affrontare la stagione, è quindi fondamentale la manutenzione della macchina, la valutazione di velocità di avanzamento, la portata degli ugelli e – ultimo, ma non per importanza – il volume di bagnatura a ettaro.
Ora che conosciamo il nemico e le armi che abbiamo a disposizione, possiamo pensare a una giusta strategia in base alla fase fenologica.
- Pre-raccolta: il patogeno chiave che può compromettere la qualità delle olive e dell’olio è la lebbra, perciò è importante l’uso di un formulato di rame persistente. Trattando in questo momento, avremo anche il vantaggio di gestire eventuali infezioni secondarie di cercosporiosi e occhio di pavone.
- Post-raccolta: il patogeno più pericoloso diventa la rogna perché potrebbe avere facili vie d’ingresso sulle ferite provocate dagli attrezzi per la raccolta; cruciale la tempestività. Se l’inverno dovesse avere un decorso con temperature miti, il ciclo di occhio di pavone procede senza interruzioni, quindi è importante mantenere i livelli di guardia e difesa alti. Formulati di rame caratterizzati da alta persistenza sono importanti per allungare i tempi di rientro del successivo intervento.
- Post-potatura (e ripresa vegetativa): è la fase in cui si gioca una partita importante. Abbiamo la possibilità di fare reset dell’inoculo sulla pianta con la potatura di tutti i rami secchi, con tubercoli di rogna, foglie compromesse da occhio di pavone, così da effettuare un trattamento rameico che vada a limitare le ferite di potatura e proteggere la nuova vegetazione che pian piano si appresta a svilupparsi.
- Primavera – estate: ormai sono caratterizzati da un andamento meteo variabile e incerto, quindi nel caso si verifichino diversi eventi piovosi predisponenti lo sviluppo di occhio di pavone e cercosporiosi, bisogna intervenire in prevenzione con formulati a lunga persistenza. Ma l’instabilità climatica porta a fenomeni sempre più frequenti di grandinate e le ferite che si formano sui rametti sono vie d’ingresso per il batterio della rogna. In questo caso, quindi, l’uso di formulati a più pronto effetto e la tempestività d’intervento (24-72 h successive) sono fondamentali soprattutto su giovani impianti, varietà sensibili e impianti dove c’è già forte presenza di inoculo derivante da stagioni precedenti.
Conclusioni
La gestione fitosanitaria dell’olivo richiede equilibrio tra efficacia e sostenibilità. Il rame, se usato con competenza tecnica e tempismo, rimane il cardine di una difesa multi target capace di garantire risultati costanti nel tempo. La sfida dei prossimi anni sarà saperlo valorizzare al meglio, integrandolo con strategie agronomiche e tecnologie di distribuzione sempre più mirate.
La Redazione
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