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Per cinque anni, in Calabria, questa storia è rimasta sospesa: il bergamotto c’era, la sua unicità pure, eppure l’IGP restava sempre un passo più in là. Ogni volta sembrava vicino, ogni volta un nuovo passaggio amministrativo, un’opposizione, un rinvio. Intanto si continuava a produrre, a investire, a programmare le campagne con l’incertezza di un marchio atteso e mai arrivato. Il 6 febbraio 2026 quel filo si è finalmente allentato. Il Ministero dell’Agricoltura ha chiuso la procedura nazionale dell’IGP “Bergamotto di Reggio Calabria”, respingendo tutte le opposizioni e trasmettendo la domanda di registrazione a Bruxelles . È un passaggio tecnico, certo. Ma in un territorio dove il bergamotto è economia, identità e stratificazione sociale, ha il peso di una svolta.
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Bergamotto di Reggio Calabria: cinque anni tra disciplinari, ricorsi e carte bollate
L’iter prende forma il 5 giugno 2021, quando il Comitato promotore deposita la domanda di registrazione. Seguono mesi di istruttorie, osservazioni, integrazioni documentali. Il Disciplinare viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale; si apre la fase delle opposizioni.
A novembre arrivano le contestazioni formali, in particolare dal Consorzio dell’olio essenziale di bergamotto di Reggio Calabria DOP e da altri soggetti della filiera. A dicembre il Comitato deposita le controdeduzioni, smontando punto per punto le obiezioni. Nel frattempo si attivano anche ricorsi al TAR Lazio, con richiesta di sospensiva urgente, poi differita. Il 28 gennaio 2025 si tiene la riunione di pubblico accertamento alla Cittadella regionale di Catanzaro, passaggio chiave per la validazione del Disciplinare.
Il 5 febbraio 2026 il Ministero respinge le opposizioni; il giorno successivo pubblica il decreto di chiusura della procedura nazionale e invia il dossier alla Commissione europea . Restano pendenti i ricorsi amministrativi, la cui discussione è fissata ad aprile. La partita, ora, è a Bruxelles.
Il prezzo di cinque anni
Sullo sfondo, la contesa non riguarda soltanto una sigla. L’IGP apre al riconoscimento del prodotto fresco, finora rimasto in ombra rispetto alla storica centralità dell’essenza. Per centinaia di produttori dell’area vocata reggina significa poter collocare sul mercato un frutto identificabile, tracciabile, tutelato contro imitazioni e usi impropri del nome geografico.
Le associazioni agricole parlano di anni perduti, di opportunità commerciali sfumate, di accesso a finanziamenti e programmi di qualità rimandato di campagna in campagna . La tensione tra chi sostiene l’IGP e chi l’ha contrastata attraversa la filiera come una faglia antica: modelli diversi di governance, equilibri economici consolidati, interessi divergenti sul controllo del marchio e delle relative rendite reputazionali.
La decisione ministeriale non ricompone queste fratture, ma sposta l’asse del confronto. Da qui in avanti il terreno è quello europeo, dove conta la coerenza tecnica del dossier e la solidità giuridica del percorso.

Un agrume identitario
Il bergamotto è un unicum agronomico: una finestra costiera tra Villa San Giovanni e Monasterace, microclimi salmastri, suoli che trattengono umidità e vento. È il profumo dell’industria cosmetica internazionale, ma è anche agrume da tavola, ingrediente gastronomico, materia prima per trasformazioni innovative.
Il riconoscimento IGP certifica il legame tra qualità, reputazione e territorio; rafforza la tutela dell’origine e costruisce una cornice di regole condivise . In un’epoca in cui le indicazioni geografiche sono strumenti di politica economica prima ancora che marchi commerciali, l’ingresso del bergamotto reggino nel sistema europeo delle IG significa inserirlo in una rete di protezione e valorizzazione che parla la lingua dei mercati globali.
Bruxelles, ultimo miglio
La Commissione europea dovrà ora esaminare il fascicolo. Potrà registrare l’IGP, aprire una nuova fase di opposizione a livello unionale, oppure attendere l’esito dei contenziosi nazionali. Intanto il Comitato promotore ha avviato una raccolta fondi per sostenere le spese legali e difendere il marchio nelle sedi giudiziarie.
Febbraio 2026 segna la fine di una fase e l’inizio di un’altra. Il cronometro, come ricordano i promotori, è partito. Per il bergamotto di Reggio Calabria si tratta di trasformare un riconoscimento formale in un progetto industriale e territoriale. L’IGP, da sola, non garantisce sviluppo. Offre però uno strumento. E in una filiera che per anni ha oscillato tra immobilismo e conflitto, avere uno strumento condiviso può fare la differenza.
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Ilaria De Marinis
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