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Il dossier Dormex torna ufficialmente sul tavolo delle istituzioni. Nella seduta del 9 dicembre, la Camera dei deputati ha infatti discusso un’interrogazione e un’interpellanza dedicate alla possibile autorizzazione in deroga del prodotto per la prossima campagna dell’actinidia. Un passaggio che non equivale a un via libera, ma che segna un cambio di passo rispetto ai mesi precedenti, riportando la questione su un piano tecnico-istituzionale e dentro un iter formalmente riconosciuto. Al centro della richiesta, avanzata dai portatori di interesse, ci sono le eccezionali condizioni meteo-climatiche che hanno compromesso l’accumulo di freddo invernale, mettendo sotto pressione i principali areali produttivi di Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Nello stesso perimetro si colloca anche l’ipotesi, già esplicitata, di estendere il ragionamento al ciliegio, coltura che condivide criticità fisiologiche analoghe.
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La questione agronomica e produttiva dietro il Dormex
Come già raccontato in un precedente articolo, il Dormex è un fitoregolatore chimico che consente di attivare il risveglio delle gemme anche quando l’inverno non garantisce un adeguato accumulo di ore in freddo. A base di idrogeno cianammide, per anni è stato utilizzato in diverse colture – in particolare nel kiwi, ma anche su ciliegio, albicocco e vite – proprio per compensare anomalie climatiche che compromettevano la regolarità del germogliamento. È questa funzione, diventata nel tempo strategica per molte aziende, ad averne determinato l’ampia diffusione, ma anche l’attenzione crescente delle autorità sanitarie, fino al divieto nazionale introdotto in Italia già nel 2008 e, più recentemente, alla revoca dell’autorizzazione a livello comunitario nel 2022.
Nel comparto dell’actinidia, la rimozione di questo strumento si è innestata su un quadro tecnico già fragile. Inverni sempre meno freddi hanno accentuato fenomeni di germogliamento disomogeneo e fioriture irregolari, traducendosi in una forte instabilità produttiva. Le stime richiamate anche in sede parlamentare indicano riduzioni di resa nell’ordine del 35-40%, con effetti che non si limitano al singolo raccolto ma incidono sulla tenuta economica degli impianti nel medio periodo. Da qui il tema della possibile proroga in deroga: non come ritorno strutturale al passato, ma come misura di contenimento del rischio, pensata per accompagnare le aziende in una fase di adattamento forzato a condizioni climatiche profondamente mutate.
Il perimetro normativo e il nodo della sicurezza
L’iter in corso si muove all’interno di una cornice giuridica ben definita, quella delle autorizzazioni temporanee previste dall’articolo 53 del Regolamento (CE) 1107/2009, riservate a situazioni eccezionali e limitate nel tempo. È proprio su questo crinale che si è concentrata la valutazione più delicata: gli aspetti tossicologici e i profili di sicurezza per operatori e popolazione esposta, che avevano portato, nei mesi scorsi, a una mancata concessione della deroga. Il riavvio del procedimento implica che siano stati forniti nuovi elementi tecnici, ma non elimina la complessità della decisione. Eventuali autorizzazioni potranno avvenire solo a fronte di condizioni d’uso stringenti, prescrizioni operative chiare e misure di mitigazione del rischio coerenti con le valutazioni sanitarie e ambientali.
Quali implicazioni?
La portata della decisione va letta anche in una prospettiva più ampia. Da un lato, una deroga controllata contribuirebbe a ridurre le asimmetrie competitive all’interno del mercato europeo, dove approcci nazionali differenti hanno già prodotto effetti divergenti sulle filiere produttive. Dall’altro, riportare l’utilizzo di uno strumento tecnico entro un quadro regolato significa anche contrastare pratiche irregolari che prosperano quando la domanda agronomica resta priva di risposte legali. L’eventuale apertura al ciliegio, infine, segnala che la questione non è circoscritta a una singola coltura: è l’intero modello della frutticoltura mediterranea a confrontarsi con inverni sempre più brevi e instabili. E spesso senza poter contare su strumenti efficaci.

Quando l’eccezione coincide con la realtà tecnica
Al netto del dibattito regolatorio, la questione centrale resta tecnica. Ad oggi, il Dormex si conferma uno dei pochi prodotti in grado di garantire un’efficace e riproducibile gestione della dormienza in condizioni di insufficiente accumulo di ore in freddo. Le strategie alternative possono contribuire a mitigare il problema, ma ad oggi non sono in grado di sostituirne l’azione in termini di affidabilità, omogeneità di risposta e controllo del processo fisiologico. È questo scarto, tra esigenza produttiva e disponibilità reale di strumenti, a conferire alla proroga una portata che va oltre la singola campagna.
In un contesto climatico strutturalmente mutato, l’eventuale autorizzazione in deroga non rappresenterebbe dunque una forzatura, ma il riconoscimento di un dato tecnico: allo stato attuale non esistono strumenti alternativi in grado di assicurare un controllo della dormienza paragonabile al noto fitoregolatore per efficacia, uniformità di risposta e affidabilità operativa.
Ilaria De Marinis
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