Kiwi italiani, lo scandalo Dormex favorisce i produttori greci

Mentre in Italia il comparto è in affanno, ogni anno, Atene presenta richiesta per un utilizzo limitato e controllato del famoso fitoregolatore, ottenendo l’ok da Bruxelles e mantenendo la produttività alta

da Federica Del Vecchio
kiwi italiani

Negli ultimi anni, il risveglio primaverile dei kiwi italiani ha smesso di seguire il copione. Le piante, che per secoli si sono affidate al freddo invernale per interrompere il riposo vegetativo, si trovano sempre più spesso confuse e impreparate. Il motivo? Le ore di freddo sono drasticamente diminuite. Colpa del cambiamento climatico, che ha reso gli inverni più brevi e miti, lasciando interi frutteti in un limbo fisiologico.

Il risultato è visibile a occhio nudo: gemme che non si aprono, fioriture irregolari, produzione scarsa o assente. I coltivatori parlano di “pianta addormentata”, ma non si tratta di poesia. Per chi vive di agricoltura, significa perdite fino al 50% della resa e un crollo della qualità dei frutti.

In passato, il rimedio era noto e accessibile: il Dormex, un fitoregolatore chimico capace di simulare l’effetto del freddo e “risvegliare” le gemme anche in annate anomale. Un alleato potente, sì, ma anche controverso. Tanto che l’Italia ne ha vietato l’uso, per motivi sanitari, già nel 2008, ben prima che l’Unione Europea decidesse di revocare l’autorizzazione a livello comunitario nel 2022. Ma il Dormex non è sparito del tutto. Anzi, oggi è al centro di uno dei casi più controversi dell’agricoltura europea: tra Stati che lo autorizzano, altri che lo vietano, e un mercato nero che prospera nel silenzio.

Dormex, il risveglio chimico che divide

Il Dormex, a dispetto del nome rassicurante, è una sostanza con una certa fama. È un regolatore della crescita basato su cianammide idrogenata: un composto che agisce come un finto inverno, inducendo le gemme a “credere” di aver superato abbastanza freddo per poter fiorire. È stato usato per decenni in molte colture, soprattutto nel kiwi, ma anche su ciliegi, albicocchi e viti.

Il problema è che funziona troppo bene. La sua efficacia lo ha reso insostituibile per molti agricoltori, ma ha anche attirato l’attenzione delle autorità sanitarie. La sostanza è irritante per la pelle e le vie respiratorie, potenzialmente tossica per chi la manipola senza protezioni adeguate. L’Italia, in un raro anticipo sui tempi europei, ne ha sospeso l’autorizzazione già nel 2008. Più di un decennio dopo, nel 2022, l’Unione Europea ha deciso di uniformare il divieto a tutti gli Stati membri.

La Grecia, però, gioca un’altra partita

Ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo l’articolo 53. È il cavillo normativo che consente, in situazioni d’emergenza, di autorizzare temporaneamente un prodotto anche se formalmente vietato. Ed è proprio su questo che la Grecia ha costruito la sua strategia agricola. Ogni anno, puntualmente, Atene presenta richiesta per un utilizzo limitato e controllato del Dormex, ottenendo l’ok da Bruxelles.

Il risultato? I produttori greci di kiwi riescono ad avviare correttamente la fioritura anche in stagioni calde, mantenendo la produttività alta. Chi guarda dal versante italiano lo descrive come un “vantaggio competitivo scorretto”, ma è tutto formalmente legittimo. Mentre in Italia i campi restano a secco, in Grecia si raccoglie e si esporta.

kiwi italiani

Il comparto dei kiwi italiani in crisi

Un tempo l’Italia era il primo produttore mondiale di kiwi. Oggi, quel primato è sfumato tra gelate primaverili, inverni miti e malattie difficili da contenere. Dal 2015 al 2023, la produzione nazionale è passata da oltre 575mila tonnellate a circa 264mila, un crollo verticale che ha tagliato fuori dal mercato intere aree produttive. Il Lazio, che un tempo trainava il comparto con la varietà Hayward, oggi conta migliaia di ettari abbandonati. La “moria del kiwi” ha colpito più di 8.600 ettari in poco più di un decennio, causando una perdita economica stimata in oltre 750 milioni di euro. Nel 2023, la produzione ha registrato un ulteriore -7% rispetto all’anno precedente, con il kiwi verde in flessione del 15%. Intanto, in regioni come la Calabria e la Basilicata, si tenta di ripartire investendo su varietà più resistenti e su impianti nuovi, ma il baricentro della produzione si sta spostando, e con esso l’equilibrio dell’intera filiera.

Il prezzo della legalità pesa sui kiwi italiani

Il confronto resta però impietoso. In Italia, soprattutto nelle aree del Lazio, del Piemonte e dell’Emilia-Romagna, i coltivatori segnalano annate con cali di produzione anche del 70%. La varietà più colpita è il kiwi giallo, più sensibile allo stress climatico e meno adattabile alla carenza di freddo.

Chi decide di rispettare la legge si affida a soluzioni alternative: potature mirate, bioattivatori, stimolanti naturali. Ma i risultati sono incerti e l’effetto del Dormex – nel bene o nel male – resta ineguagliato. Alcuni agricoltori hanno già abbandonato l’attività, altri si trovano costretti a vendere i frutteti o a cambiare coltura.

La zona grigia del mercato nero

E poi c’è chi, semplicemente, ha smesso di aspettare permessi. Il Dormex, pur vietato, continua a circolare in Italia grazie a importazioni clandestine, spesso dall’Asia. Si vende sottobanco, si applica di notte, si travasa in taniche anonime per sfuggire ai controlli. Una rete sommersa che risponde a una domanda reale, dettata dalla disperazione più che dall’avidità.

Il rischio però è altissimo: i prodotti contraffatti sono instabili, non sempre puri, e le etichette – quando ci sono – non forniscono alcuna garanzia d’uso sicuro. Chi lo impiega si espone non solo a sanzioni, ma anche a pericoli diretti per la propria salute.

La politica si muove, ma lentamente

Sotto pressione da parte delle associazioni agricole, il governo italiano ha avviato un iter per richiedere a sua volta una deroga all’uso del Dormex. Il Ministero dell’Agricoltura e quello della Salute si sono confrontati per valutare se esistano le condizioni per un’autorizzazione temporanea, come quelle ottenute dalla Grecia.

Il Comitato Fitosanitario Nazionale ha riconosciuto che la situazione produttiva è critica, soprattutto per alcune varietà. Ma intanto la stagione prosegue e il timore è di rivivere, ancora una volta, un annus horribilis per i kiwi italiani.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

 

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