Ciliegi in fiore e piogge: produzione a rischio in Puglia

Per le stime bisognerà attendere ancora due settimane, ma nel comparto cresce la preoccupazione

da Ilaria De Marinis
ciliegi

“Acqua, fango e tanta preoccupazione”: inizia così il post facebook pubblicato ieri da Tricarico’s Cherry, azienda agricola, con sede a Casamassima (BA), specializzata nella coltivazione di ciliegie. Parole che restituiscono con immediatezza il clima di apprensione che si respira in queste ore in una parte della cerasicoltura pugliese, colpita da precipitazioni abbondanti in una fase particolarmente sensibile del ciclo colturale. Le piogge degli ultimi giorni, infatti, sono arrivate mentre gran parte degli impianti era già in fioritura, aprendo interrogativi concreti tanto sulla riuscita dell’allegagione quanto sulla tenuta fisiologica dei ciliegi in terreni interessati da ristagno idrico.

Fioritura e piogge persistenti: il rischio di una mancata allegagione

È soprattutto sul piano riproduttivo che l’evento atmosferico desta le maggiori preoccupazioni. Durante la fioritura, infatti, precipitazioni intense e prolungate possono compromettere l’impollinazione dei ciliegi, sia ostacolando l’attività degli insetti pronubi, sia interferendo direttamente con la vitalità del polline e con il corretto svolgimento della fecondazione. In varietà come la Ferrovia, il problema assume un peso ancora maggiore: “trattandosi di una cultivar non autofertile – spiega ai nostri microfoni Vito Tricarico, produttore e direttore commerciale dell’azienda – la produzione dipende dalla presenza di impollinatori compatibili e da condizioni meteorologiche favorevoli allo scambio pollinico”.

Il quadro, peraltro, appare ancora più delicato se si considera che la maggior parte dei ciliegi aziendali era già in fiore quando si sono abbattute le piogge. “Prima del maltempo non avevamo ancora fatto delle stime produttive, ma la fioritura lasciava intravedere segnali migliori rispetto allo scorso anno, specialmente per la Ferrovia che, a differenza dello scorso anno, si presentava abbastanza omogenea”. Un elemento non secondario, perché una fioritura regolare rappresenta la prima condizione per costruire una prospettiva produttiva equilibrata; proprio per questo, l’arrivo del maltempo in questa fase rischia ora di alterare un avvio che appariva promettente.

Ristagno idrico e asfissia radicale

Accanto ai possibili effetti sulla fase di allegagione, l’altra grande incognita riguarda le conseguenze del ristagno idrico sul terreno. Quando l’acqua permane a lungo negli strati esplorati dalle radici, infatti, il suolo tende a impoverirsi di ossigeno e si possono instaurare condizioni di ipossia o anossia che compromettono la normale respirazione radicale. È il presupposto fisiologico dell’asfissia radicale, fenomeno che nei fruttiferi – e nel caso specifico nei ciliegi – può tradursi in un indebolimento generale della pianta, in un rallentamento dell’assorbimento idrico e nutrizionale e, nei casi più severi, in danni permanenti all’apparato radicale.

“Se l’impollinazione riguarda soprattutto quella varietà, l’asfissia radicale – osserva – riguarda tutti gli alberi, in tutti gli areali coinvolti”. Al momento, tuttavia, non è ancora possibile stabilire con precisione quale sarà l’effetto finale sulle piante e sulla campagna produttiva. È una valutazione che richiederà ancora tempo, anche perché i danni da eccesso idrico non sempre si manifestano nell’immediato e possono emergere progressivamente, mano a mano che la pianta riprende la propria attività vegetativa e produttiva.

ciliegi puglia

Decisive le prossime settimane 

Per capire se e in quale misura le piogge abbiano inciso sulla produzione bisognerà attendere ancora. Come spiega Tricarico, una prima lettura attendibile potrà essere fatta “tra circa due settimane, quando ci sarà la fase di scamiciatura”, passaggio in cui sarà possibile osservare con maggiore chiarezza ciò che la fioritura avrà effettivamente lasciato in eredità. La scamiciatura rappresenta, in effetti, uno snodo agronomico importante per valutare l’esito della fioritura: è in questa fase che si inizia a distinguere tra il semplice potenziale fiorale e la reale impostazione produttiva. Fino ad allora, il margine di incertezza resta elevato, soprattutto in situazioni in cui lo stress meteorologico si è concentrato proprio nei giorni cruciali della fecondazione. Per ora, aggiunge, “non si può leggere ancora nulla e i cerasicoltori restano appesi alla speranza che i danni siano stati limitati”.

Resta poi, sullo sfondo, un tema più ampio di sostenibilità economica. Oltre alle incognite climatiche, si fa crescente il peso del caro carburanti. “Confidiamo in misure di agevolazione che possano alleggerire i costi a carico delle aziende agricole e contribuire a rendere il prodotto più sostenibile, seppur consapevoli che eventuali richieste di risarcimento o compensazione richiedono un percorso lungo e burocraticamente complesso”. Il resto, osserva con realismo l’imprenditore, rientra nelle preoccupazioni ordinarie di ogni campagna: l’andamento del commercio, i prezzi, altre possibili piogge in prossimità della raccolta. Ma questa volta, nel pieno della fioritura, la sensazione è che la partita si giochi già ora, su un equilibrio agronomico reso sempre più vulnerabile dalla variabilità climatica.

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

 

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