Innovazione in campo, Emilia Romagna: bando in scadenza

L’iniziativa mira a sostenere progetti pilota che sperimentino tecnologie, processi o servizi nuovi nel settore agricolo e agroalimentare

da Federica Del Vecchio

Scade domani, venerdì 23 maggio 2025, il termine per partecipare all’avviso pubblico della Regione Emilia-Romagna dedicato all’intervento SRG08, intitolato “Sostegno ad azioni pilota e di collaudo dell’innovazione”. Con una dotazione finanziaria complessiva di 8 milioni di euro, l’iniziativa rientra nel Complemento di Programmazione dello Sviluppo Rurale della PAC 2023-2027 e si rivolge a imprese e soggetti del settore agroalimentare che intendano promuovere soluzioni innovative e concrete. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Obiettivi: testare e diffondere l’innovazione

Il bando mira a sostenere progetti pilota che sperimentino tecnologie, processi o servizi nuovi – o applicazioni innovative di soluzioni esistenti – nel settore agricolo e agroalimentare. L’obiettivo è duplice: da un lato, rendere le innovazioni operative e pronte all’uso; dall’altro, accrescere la competitività delle imprese e rafforzare la loro posizione nella catena del valore. Le tematiche spaziano dall’agricoltura di precisione alla tracciabilità, dall’intelligenza artificiale applicata alla produzione agricola fino alla meccanizzazione robotica e alla valorizzazione dell’agrobiodiversità.

Chi può partecipare

Il bando è rivolto a soggetti del settore agricolo e agroalimentare con sede in Emilia-Romagna. Possono candidarsi imprese (singole o associate), associazioni di produttori, organizzazioni interprofessionali, consorzi di tutela e cooperative. È richiesto il coinvolgimento di enti pubblici o privati attivi nella ricerca, e ogni beneficiario può presentare un solo progetto. I progetti devono essere costruiti in collaborazione tra soggetti complementari e avere una chiara struttura tecnica, gestionale ed economica.

Bando innovazione: cosa si può fare

Il cuore dell’intervento SRG08 è il sostegno a progetti concreti che si trovano in una fase intermedia tra la ricerca teorica e l’applicazione su larga scala. Sono ammessi interventi che anticipano l’adozione diffusa di innovazioni, come lo sviluppo e il collaudo di nuovi processi, prodotti, servizi, pratiche e tecnologie. Le innovazioni possono anche riguardare l’adattamento di soluzioni già esistenti, applicate però in un nuovo contesto territoriale o ambientale, con l’obiettivo di verificarne l’efficacia in condizioni reali.

Via libera anche a progetti pilota che prevedano sperimentazioni in campo, prove di laboratorio, analisi qualitative, test con prototipi e valutazioni di impatto. Tutto ciò deve essere pensato per risolvere problemi pratici, cogliere opportunità di mercato o migliorare la qualità e la sostenibilità delle produzioni. Un’attenzione particolare è riservata alla divulgazione dei risultati: ogni progetto deve prevedere un piano di comunicazione e disseminazione rivolto al settore e alla cittadinanza.

Restano invece esclusi dal finanziamento gli interventi di ricerca di base – cioè quelli ancora lontani da un’applicazione concreta – e tutte le attività legate alla diffusione commerciale di prodotti o tecnologie già consolidate. In altre parole, non si finanziano né i laboratori puramente accademici né le imprese che cercano semplicemente di lanciare un nuovo prodotto sul mercato.

Ogni proposta progettuale dovrà poi essere dettagliata: dovrà contenere obiettivi precisi, descrizione delle attività, tempistiche definite (cronoprogramma), un piano economico dettagliato e la struttura delle attività di comunicazione e diffusione. L’approccio richiesto è rigoroso, ma orientato al risultato: l’innovazione, per essere sostenuta, deve essere pronta a scendere in campo.

innovazione

Quanto si può ottenere

I contributi coprono il 70% delle spese ammissibili, con un tetto minimo di progetto pari a 50mila euro e massimo di 400mila euro. Ogni comparto produttivo ha una propria dotazione specifica: ortofrutticolo (1,84 milioni), lattiero-caseario (1,6 milioni), seminativi e oleoproteaginose (1,52 milioni), suinicolo (1,28 milioni), vitivinicolo (960 mila euro), avicolo e uova (800 mila euro). A ciascun comparto corrisponde una graduatoria dedicata.

Come fare domanda

La domanda di sostegno deve essere presentata telematicamente secondo le modalità indicate nell’avviso pubblicato sul sito della Regione Emilia-Romagna (sezione Agricoltura, caccia e pesca). In seguito verrà valutata sulla base di criteri di qualità tecnico-scientifica, impatto sulla filiera, coerenza con le priorità regionali e capacità di disseminazione dei risultati. I progetti dovranno concludersi entro 30 mesi dalla data di concessione del contributo

Come evidente, per imprese, cooperative e consorzi si tratta di una rara occasione per fare rete con il mondo della ricerca e testare in campo innovazioni che potrebbero diventare standard futuri. Ma il tempo stringe: chi vuole cogliere questa opportunità deve muoversi ora.

Per ulteriori dettagli si rinvia al sito ufficiale.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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