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La frutta italiana continua a trovare spazio sui mercati esteri, ma i dati del primo semestre 2026 raccontano una situazione meno semplice di quanto possa sembrare. Secondo le elaborazioni sui dati ISTAT, tra gennaio e giugno lāexport italiano di frutta fresca ĆØ cresciuto del 3,1% in valore, mentre i quantitativi sono diminuiti dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
In altre parole, lāItalia ha esportato leggermente meno frutta, ma per un valore complessivo maggiore. Questo non significa automaticamente che siano aumentati nella stessa misura i prezzi riconosciuti ai produttori: il valore medio dellāexport può infatti cambiare anche in funzione del mix varietale, dei calibri, dei mercati di destinazione e del periodo in cui il prodotto viene commercializzato. Tuttavia, il dato indica chiaramente che la crescita dellāexport ortofrutticolo italiano non ĆØ stata sostenuta da un aumento generalizzato dei volumi. Dietro la media nazionale, inoltre, emergono differenze molto marcate tra le principali specie. Kiwi, mele e agrumi, per esempio, stanno seguendo traiettorie molto diverse.
Kiwi in crescita, mele più stabili
Il dato più evidente riguarda il kiwi. Nel primo semestre 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 12,32% in quantitĆ e del 16,93% in valore. In questo caso la crescita riguarda quindi sia i volumi sia il valore generato dalle vendite allāestero.
Il fatto che il valore aumenti più rapidamente delle quantitĆ indica anche un incremento del valore medio del prodotto esportato, nellāordine di circa il 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta di un dato che va letto con cautela, perchĆ© può essere influenzato dalla composizione dellāofferta e dal peso crescente delle diverse tipologie commercializzate. Resta però un elemento significativo: il kiwi ĆØ una delle produzioni che nel semestre cresce contemporaneamente per quantitĆ e valore, anche grazie al maggiore peso assunto negli ultimi anni dai kiwi a polpa gialla e rossa accanto al tradizionale prodotto verde.
Più contenuta ĆØ invece la dinamica delle mele. Nei primi sei mesi dellāanno i quantitativi esportati sono diminuiti del 4,34%, mentre il valore ha registrato una flessione molto più limitata, pari allo 0,79%. Sono state quindi spedite meno mele, ma il valore complessivo dellāexport ĆØ rimasto quasi stabile. Anche in questo caso il valore medio per unitĆ esportata risulta superiore rispetto allāanno precedente, con un aumento indicativo di circa il 3,7%.
La lettura del dato deve però tenere conto della stagionalitĆ e della distribuzione delle vendite durante lāanno. Per capire se si tratta di un semplice rallentamento temporaneo o di una dinamica più strutturale sarĆ quindi importante osservare anche lāandamento della seconda parte del 2026.

Agrumi e pere, il peso della disponibilitĆ produttiva
Più evidente è invece il calo degli agrumi. Nel primo semestre 2026 le esportazioni italiane sono diminuite del 14,7% in quantità e del 3,4% in valore. La distanza tra i due dati è ampia e mostra come i volumi si siano ridotti molto più rapidamente rispetto al valore generato dalle esportazioni.
Anche in questo caso il valore medio del prodotto esportato risulta quindi più elevato, ma il dato va interpretato soprattutto alla luce della minore disponibilitĆ di prodotto registrata durante la campagna. Allāinterno del comparto, inoltre, le dinamiche non sono uniformi: il valore dellāexport di limoni cresce del 17,04%, mentre per le arance si registra un calo del 21,61% nei volumi e del 17,50% nel valore.
Parallelamente sono aumentate anche le importazioni di agrumi, cresciute del 29,5% in quantitĆ e del 32,4% in valore. Ć un passaggio importante perchĆ© mostra come le difficoltĆ produttive interne possano avere un doppio effetto: ridurre la capacitĆ di esportare e, allo stesso tempo, aumentare il ricorso al prodotto proveniente dallāestero.
Per le pere, invece, il quadro rimane ancora debole. Il comparto arriva da diverse campagne caratterizzate da disponibilitĆ ridotte e problemi produttivi che hanno limitato anche la presenza sui mercati internazionali. Per la nuova stagione sono però attese disponibilitĆ maggiori, in particolare per la pera Abate. SarĆ quindi soprattutto la seconda metĆ dellāanno a chiarire se questo miglioramento riuscirĆ a tradursi anche in una ripresa delle esportazioni.
Per uva da tavola e drupacee bisogna aspettare
Per uva da tavola, pesche, nettarine, albicocche e altre drupacee, il primo semestre offre invece una fotografia ancora incompleta. Una parte importante della produzione e delle esportazioni italiane di queste specie si concentra infatti proprio nella seconda metĆ dellāanno.
Questo vale soprattutto per lāuva da tavola, il cui calendario commerciale entra pienamente nel vivo dallāestate in avanti. Utilizzare i dati gennaio-giugno per valutarne lāandamento complessivo rischierebbe quindi di restituire un quadro poco rappresentativo della campagna 2026.
Lo stesso principio vale per molte drupacee, la cui presenza sui mercati esteri dipende in larga parte dai mesi estivi. Per queste produzioni sarĆ quindi necessario attendere i dati successivi prima di capire se il 2026 avrĆ portato un miglioramento o una contrazione dellāexport.
Nel complesso, però, il primo semestre restituisce giĆ unāindicazione chiara: la frutta italiana sta aumentando il proprio valore sui mercati esteri senza aumentare i quantitativi esportati. Il kiwi ĆØ il prodotto che mostra la crescita più netta, le mele mantengono quasi stabile il valore nonostante la riduzione dei volumi, mentre gli agrumi risentono maggiormente delle difficoltĆ produttive.
La seconda metĆ dellāanno dirĆ invece molto di più su produzioni centrali per la frutticoltura italiana, a partire da uva da tavola e drupacee, e permetterĆ di capire se la crescita del valore dellāexport riuscirĆ a consolidarsi anche su base annuale.
Donato Liberto
Ā© fruitjournal.com