Mele, con l’Europa in affanno cresce il peso dell’Italia

A confermarlo Prognosfruit 2026, che prevede una nuova campagna melicola all'insegna di disponibilità ridotte nell'UE, ma un’Italia più stabile sul fronte produttivo

da Ilaria De Marinis

Meno mele in Europa e un’Italia che, pur registrando una lieve contrazione dei volumi, si presenta alla nuova campagna in una posizione relativamente favorevole. È questo uno degli elementi principali emersi da Prognosfruit 2026, il tradizionale appuntamento internazionale dedicato alle prospettive del comparto, organizzato quest’anno sul Lago di Costanza, in Germania, dal BVEO – Bundesvereinigung der Erzeugerorganisationen Obst und Gemüse – in collaborazione con WAPA, World Apple and Pear Association.

Alla conferenza ha preso parte anche Assomela insieme ai propri soci, in una fase nella quale le disponibilità europee si prospettano particolarmente contenute. Secondo le previsioni presentate, nel 2026 la produzione di mele dell’Unione europea dovrebbe fermarsi a circa 9,5 milioni di tonnellate, il 16% in meno rispetto al 2025 e il 14% sotto la media dell’ultimo triennio. Si tratta del raccolto più basso degli ultimi nove anni e della seconda volta negli ultimi sedici in cui la produzione europea scende sotto quota 10 milioni di tonnellate.

Europa, il clima ridisegna la produzione

Dietro alla contrazione dei volumi si trovano situazioni molto differenti tra i principali Paesi produttori, accomunate però dal peso crescente delle avversità climatiche e fitosanitarie. Il caso più evidente è quello della Polonia, primo produttore europeo, dove il raccolto è stimato in circa 2,7 milioni di tonnellate, in calo del 30% sul 2025. A incidere sono state soprattutto le intense gelate durante la fioritura di aprile, arrivate dopo un inverno che in alcune aree aveva fatto registrare temperature fino a -30 °C. Più della metà della produzione polacca dovrebbe inoltre essere destinata all’industria di trasformazione.

Forte riduzione anche in Francia, dove le stime indicano circa 1,2 milioni di tonnellate, il 24% in meno rispetto allo scorso anno. Alla progressiva diminuzione delle superfici si sono aggiunte le elevate temperature estive e soprattutto la pressione di afidi e patogeni, con crescenti difficoltà nella protezione del raccolto.

Scenario opposto in Spagna, dove WAPA prevede una crescita dell’8%, favorita da una stagione priva di eventi climatici particolarmente distruttivi, anche se le alte temperature stanno influenzando la pezzatura. Ancora più marcato il recupero previsto per la Grecia, con un +53%.

In Germania la produzione dovrebbe attestarsi intorno a un milione di tonnellate, l’11% in meno rispetto al 2025. Flessioni significative sono previste anche in Belgio (-25%) e Paesi Bassi (-17%), dove alle difficoltà produttive si aggiunge la presenza di giacenze della precedente campagna e un contesto di mercato ancora complesso.

Ne deriva un mercato europeo che entrerà nella stagione 2026/27 con una disponibilità di nuovo prodotto decisamente inferiore, inizialmente affiancata dalle mele ancora presenti nelle celle frigorifere. Anche sul fronte qualitativo, le indicazioni raccolte a Prognosfruit segnalano in diversi Paesi calibri leggermente inferiori e un anticipo delle operazioni di raccolta.

Italia, produzione a 2,27 milioni di tonnellate

In questo scenario, l’Italia mostra una maggiore stabilità. Secondo le stime Assomela-CSO Italy, la produzione nazionale 2026 dovrebbe raggiungere 2.269.106 tonnellate, con una diminuzione del 2% rispetto al 2025.

La flessione interessa soprattutto le due principali aree produttive del Trentino-Alto Adige. In Alto Adige è previsto un calo del 2%, mentre in Trentino la produzione dovrebbe diminuire del 9%. Nel resto del Paese prevalgono invece variazioni positive. Il Piemonte, che si conferma terza regione melicola italiana per volumi, dovrebbe crescere del 2%. Stesso incremento per il Veneto (+2%), in recupero dopo una precedente campagna segnata dal maltempo. Più consistente la crescita prevista in Emilia-Romagna (+6%) e soprattutto in Friuli-Venezia Giulia (+9%).

La produzione biologica di mele è stimata in 171.333 tonnellate, in calo del 2% rispetto allo scorso anno e pari a circa il 7,6% del raccolto italiano complessivo. Delle oltre 2,26 milioni di tonnellate previste, circa 2.008.380 tonnellate saranno destinate al mercato del fresco: un volume inferiore dell’1% rispetto al 2025, ma sostanzialmente in linea con la media degli ultimi tre anni. Alla trasformazione dovrebbero invece andare circa 260.700 tonnellate, l’8% in meno sull’anno precedente e l’11,4% della produzione nazionale.

mele italia

Previsioni della produzione italiana di mele nel 2026 per area produttiva e variazione rispetto al consuntivo 2025 (tonnellate). Fonte: Assomela/CSO Italy

Golden e Gala arretrano, avanzano le varietà club

Anche la composizione varietale delle mele continua a cambiare, sia in Italia sia nel resto d’Europa. A livello comunitario, secondo WAPA, Golden Delicious dovrebbe perdere l’11% e Gala il 9%, mentre Fuji rimarrebbe sostanzialmente stabile, con un +1%. In diminuzione anche Red Delicious (-5%) e Granny Smith (-4%). Prosegue invece la crescita delle varietà club, per le quali è previsto un nuovo massimo europeo: oltre 690 mila tonnellate, il 9% in più rispetto al 2025.

Una dinamica simile emerge sul mercato italiano. La Golden Delicious, pur rimanendo la varietà quantitativamente più importante, dovrebbe scendere dell’8% a 610.570 tonnellate. Gala registra una riduzione del 4%, mentre Red Delicious rimane pressoché stabile.

Più positiva la situazione della Granny Smith, prevista in crescita dell’11%, mentre Fuji perde il 4%. Ancora una volta sono però le nuove varietà club a mostrare la dinamica più sostenuta: 346.602 tonnellate, +7% sul 2025 e nuovo record produttivo. La Cripps Pink dovrebbe invece mantenersi sostanzialmente sui livelli record dello scorso anno, superando ancora le 150 mila tonnellate.

Qualità buona, ma preoccupa il caldo 

Le indicazioni provenienti dagli areali italiani restituiscono un quadro qualitativo nel complesso favorevole, anche se con alcune criticità. In Trentino-Alto Adige la stagione non è stata interessata da gelate o grandinate particolarmente rilevanti e la fioritura si è svolta regolarmente. In alcune aree, soprattutto su Golden Delicious, sono stati però rilevati un ridotto ritorno a fiore e una cascola superiore alla media. I calibri risultano generalmente buoni, anche se le temperature elevate registrate da metà giugno hanno rallentato la crescita dei frutti.

In Piemonte la fioritura è stata abbondante e le condizioni primaverili hanno favorito lo sviluppo vegetativo. Le attese sono quindi positive sia per calibro sia per qualità, con una raccolta prevista con qualche giorno di anticipo e particolare attenzione rivolta alle ondate di calore.

Anche Veneto ed Emilia-Romagna presentano al momento un quadro positivo. Le fitopatie risultano contenute e non emergono particolari criticità legate alla disponibilità irrigua. A preoccupare maggiormente sono le alte temperature, soprattutto sulle varietà precoci, per il possibile effetto negativo su calibro e colorazione.

In Friuli-Venezia Giulia, infine, la produzione si annuncia abbondante, con calibro e colorazione nella norma e senza particolari problemi fitosanitari. La raccolta potrebbe iniziare circa una settimana prima rispetto alla media.

Meno mele, più pressione sulla capacità produttiva

I numeri di Prognosfruit descrivono dunque un’Europa con disponibilità fortemente ridotte, mentre l’Italia riesce a mantenere volumi relativamente vicini a quelli dello scorso anno. Una configurazione che, secondo Assomela, potrebbe creare condizioni di mercato più favorevoli per il prodotto italiano e consentire alle organizzazioni nazionali di continuare a presidiare sia il mercato europeo sia quelli extra-Ue.

La vera questione, tuttavia, riguarda ormai la capacità di garantire la produzione nel tempo. Gelate, grandinate, siccità, ondate di calore, nuovi patogeni e difficoltà nella difesa fitosanitaria stanno trasformando quella che in passato veniva considerata una normale variabilità produttiva in un elemento strutturale del comparto.

Il messaggio che emerge da Prognosfruit è quindi più ampio del dato sulla prossima campagna: la disponibilità di mele non può più essere considerata scontata. Protezione dagli eventi estremi, innovazione varietale, gestione dell’acqua, strumenti fitosanitari e sistemi di gestione del rischio diventano elementi sempre più centrali per mantenere continuità produttiva e permettere alla filiera italiana di garantire la propria presenza sul mercato durante tutti i dodici mesi dell’anno.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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