Pomodoro da industria, una campagna condizionata dagli stress

Dalle piogge di aprile al caldo estivo, nel Foggiano la raccolta arriva dopo mesi segnati da criticità agronomiche e fitosanitarie. A fornire un fermo immagine, il tecnico Pellegrino Riccio

da Ilaria De Marinis
pomodoro da industria 2026

La campagna 2026 del pomodoro da industria in provincia di Foggia è ormai entrata nella fase della raccolta, ma per comprendere le condizioni con cui gli impianti stanno arrivando a questo appuntamento bisogna tornare alle difficoltà che hanno segnato la stagione fin dall’inizio. Le abbondanti precipitazioni dei primi giorni di aprile hanno infatti rallentato e complicato la preparazione dei terreni, con effetti più evidenti negli appezzamenti argillosi e in quelli precedentemente occupati da colture invernali. Le criticità maggiori si sono registrate soprattutto dove non era stato possibile intervenire per tempo con lavorazioni capaci di favorire il corretto drenaggio delle acque.

Piogge e ristagni hanno lasciato il segno

Le conseguenze si sono manifestate già nelle prime fasi della campagna. Una preparazione del suolo non sempre ottimale, associata agli eccessi di umidità, ha favorito l’insorgenza di patologie telluriche, tra cui fusariosi, radice suberosa e sclerotinia. I trapianti effettuati nel mese di aprile hanno quindi mostrato, in diversi casi, minore vigoria e uno sviluppo vegetativo più contenuto, con perdite di piante che nelle situazioni più critiche hanno raggiunto anche il 10%.

Proprio l’andamento particolarmente complesso della stagione ha permesso, però, di mettere maggiormente in evidenza le differenze di comportamento tra le varietà. Alcune hanno mostrato una migliore capacità di reagire sia alla pressione delle patologie fungine sia agli stress ambientali, arrivando alle fasi finali del ciclo in condizioni complessivamente migliori rispetto ad altre.

Dal Trichoderma ai sovesci, le risposte della gestione agronomica

La campagna ha offerto indicazioni interessanti anche sul fronte delle strategie agronomiche adottate. Nel corso della stagione è stato possibile valutare la risposta della coltura all’impiego di differenti ceppi di Trichoderma e a diverse impostazioni della concimazione di fondo.

Particolarmente positive sono risultate anche le performance osservate nei campi coltivati dopo un sovescio, sia realizzato con una singola specie sia attraverso miscugli di essenze. Un aspetto che, arrivati alle fasi di pre-raccolta, permette di apprezzare ancora meglio quanto la gestione del suolo e delle rotazioni possa incidere sulla capacità della coltura di affrontare una stagione caratterizzata da stress ripetuti.

pomodoro da industria trichoderma

Una campagna partita in ritardo

Le piogge di inizio aprile hanno avuto ripercussioni anche sul calendario dei trapianti, determinando ritardi di almeno dieci giorni rispetto ai programmi iniziali e, in alcuni casi, slittamenti ancora maggiori. Una situazione che ha inevitabilmente dilatato la finestra produttiva e che oggi si riflette anche sul calendario delle raccolte, con appezzamenti che raggiungono la maturazione in momenti differenti.

Alla fase piovosa è seguito poi un repentino aumento delle temperature, che ha imposto un altrettanto rapido incremento degli apporti irrigui. Dove l’adeguamento non è stato sufficientemente tempestivo, la coltura ha manifestato ulteriori segnali di stress, con perdite di fiori e, in alcuni casi, fenomeni di marciume apicale. Quest’ultimo, più che essere riconducibile a una semplice carenza di calcio nel terreno, è spesso associato a squilibri nella disponibilità idrica, capaci di compromettere l’assorbimento e la corretta traslocazione del calcio verso il frutto.

In questo contesto, l’impiego di biostimolanti e sostanze ad azione antistress ha rappresentato uno degli strumenti utilizzati per sostenere le piante e accompagnarle nelle fasi più critiche della stagione.

Orobanche e acari tra le principali criticità estive

Gli stress accumulati durante il ciclo hanno coinciso anche con un aumento significativo della presenza di orobanche, che in diversi appezzamenti ha rappresentato un’ulteriore criticità. Durante i mesi più caldi si è inoltre assistito a una progressiva diffusione di eriofidi e ragnetto rosso, favorita dalle elevate temperature e dalle condizioni di stress cui le piante erano già state sottoposte.

Sul fronte degli insetti, al contrario, la stagione ha fatto registrare attacchi di lepidotteri più contenuti, mentre la cimice verde è stata presente senza determinare, nella maggior parte dei casi, danni particolarmente significativi.

Ora la prova passa alla raccolta

Con l’avvio delle raccolte, la campagna entra adesso nella fase in cui sarà possibile misurare concretamente quanto le difficoltà accumulate nei mesi precedenti abbiano inciso sulla resa e sulla qualità del prodotto.

Il pomodoro da industria nel Foggiano arriva infatti alla raccolta dopo una stagione caratterizzata da eccessi idrici iniziali, ritardi nei trapianti, bruschi cambiamenti termici, stress idrici e pressioni fitosanitarie differenti nel corso del ciclo. Saranno proprio le prossime settimane a chiarire quanto questi fattori abbiano lasciato il segno sul risultato finale e, soprattutto, quali scelte varietali e agronomiche abbiano garantito la migliore tenuta nelle condizioni particolarmente complesse del 2026.

A cura di: Pellegrino Riccio – agrotecnico Geosmina S.R.L.
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