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Riduzione di circa 20 centesimi al litro su benzina e gasolio, che diventano 25 considerando anche l’effetto dell’Iva, misure valide fino al 7 aprile e un nuovo credito d’imposta del 20% per i comparti più esposti: è su questo doppio binario, tra alleggerimento immediato dei prezzi e sostegno fiscale alle attività produttive, che si muove il decreto carburanti approvato il 18 marzo 2026 dal Consiglio dei ministri. Per l’agricoltura, in particolare, il provvedimento arriva in una fase tutt’altro che semplice, segnata da costi energetici ancora elevati, tensioni internazionali che continuano a riflettersi sulle quotazioni delle materie prime e una pressione crescente sui conti aziendali. In un contesto in cui il gasolio resta una voce strutturale dei costi di produzione, l’intervento del Governo prova dunque a offrire una risposta di breve periodo, pur senza sciogliere del tutto il nodo di una strategia più ampia e duratura per il settore primario.
Sconto alla pompa, credito fiscale e nuove regole sui prezzi
Nel dettaglio, il decreto interviene anzitutto sul fronte dei carburanti per autotrazione “civile”, introducendo un taglio delle accise di circa 20 centesimi al litro su benzina e gasolio; una riduzione che, per effetto del trascinamento sull’Iva calcolata anche sulle accise, si traduce in uno sconto complessivo di 25 centesimi al litro. Per il GPL, invece, l’effetto atteso è pari a 12 centesimi al litro. La misura, finanziata con uno stanziamento di circa 500 milioni di euro, resterà in vigore fino al 7 aprile, mentre un’eventuale proroga dipenderà dall’andamento del quadro internazionale e, soprattutto, dall’evoluzione delle quotazioni petrolifere.
Per il settore agricolo, però, l’aspetto di maggiore interesse è rappresentato dal credito d’imposta del 20% sugli acquisti di carburante destinati alle attività produttive più esposte, tra cui agricoltura, autotrasporto e pesca. Si tratta di un’agevolazione temporanea, messa a punto dal Ministero delle Imprese insieme al Masaf, che consente alle aziende di recuperare una quota della spesa sostenuta per il gasolio impiegato nei mezzi operativi, dai trattori alle mietitrebbie, in una fase in cui i margini restano compressi anche dall’aumento dei costi di fertilizzanti, logistica e altri mezzi tecnici. Proprio per questo, oltre al beneficio fiscale in sé, diventa essenziale l’aspetto operativo: la corretta conservazione della documentazione d’acquisto sarà infatti determinante per poter accedere all’agevolazione senza criticità.
Accanto agli interventi economici, il decreto carburanti introduce anche un rafforzamento dei meccanismi di trasparenza lungo la filiera dei carburanti. Le compagnie petrolifere saranno tenute a comunicare ogni giorno al Ministero delle Imprese i prezzi medi consigliati, senza possibilità di modificarli nel corso della stessa giornata. In caso di inadempienza è prevista una sanzione pari all’1 per mille del fatturato giornaliero. Per i prossimi tre mesi, inoltre, il Garante dei prezzi dovrà attivare un regime speciale di controllo sui possibili fenomeni distorsivi, verificando eventuali anomalie tra andamento delle quotazioni internazionali e prezzi al dettaglio. Nei casi più rilevanti, i dossier potranno anche essere trasmessi alle Procure per la verifica di possibili manovre speculative sui prezzi.
Il settore agricolo resta esposto: la posizione di Cia
Se da un lato Cia-Agricoltori Italiani ha espresso apprezzamento per la riduzione temporanea delle accise, dall’altro ha evidenziato con nettezza come il comparto primario continui a muoversi in una condizione di particolare fragilità. Il presidente nazionale Cristiano Fini ha infatti ribadito la richiesta, già formalizzata da Cia attraverso un emendamento dedicato depositato in Commissione Bilancio alla Camera durante l’iter di conversione del Dl Bollette, di introdurre con urgenza un credito d’imposta specifico per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi. Una richiesta che, nelle parole dell’organizzazione, nasce dalla consapevolezza che l’agricoltura resti uno dei settori più vulnerabili agli shock bellici ed energetici, senza che finora siano state messe in campo misure esclusive e strutturali paragonabili a quelle previste per altri comparti.
La lettura di Cia si inserisce in un quadro più ampio, nel quale ai rincari energetici si sommano criticità ormai stratificate: le ricadute dei cambiamenti climatici, il mancato riconoscimento del valore lungo la filiera, l’impennata dei costi dei fertilizzanti e dell’urea, oltre alle crescenti difficoltà di approvvigionamento. Da qui l’appello rivolto non solo al Governo nazionale, ma anche al Consiglio europeo riunito a Bruxelles, affinché la risposta non si esaurisca in un intervento emergenziale. Secondo Fini, infatti, servono misure collettive capaci di affrontare anche il nodo fertilizzanti, le eventuali deroghe al CBAM e più in generale il sostegno straordinario al reddito agricolo. Il punto, in sostanza, è chiaro: contenere il costo del carburante è utile, ma non basta se non si accompagna a una visione di medio-lungo periodo capace di garantire continuità aziendale e tenuta dei territori rurali.

Tra temporaneità e incertezza
A dare consistenza a questa lettura sono anche i dati richiamati da Cia sulla base delle rilevazioni Istat relative ai consumi intermedi e ai prezzi di acquisto sostenuti dagli agricoltori. Nel periodo 2010-2021, la voce “energia motrice” è valsa mediamente 3,2 miliardi di euro l’anno; poi, con l’apertura della stagione delle crisi geopolitiche ed energetiche, la spesa è salita oltre i 6,3 miliardi nel 2022, si è attestata a 5,5 miliardi nel 2023 e ha toccato i 4,4 miliardi nel 2024. Tirando le somme, nei tre anni compresi tra il 2022 e il 2024 l’agricoltura italiana ha sostenuto, rispetto alla media del decennio precedente, un aggravio superiore a 6,5 miliardi di euro per carburanti, energia elettrica, combustibili per il riscaldamento e lubrificanti.
Sono numeri che aiutano a comprendere perché il decreto venga accolto come un sollievo, ma non come una soluzione definitiva. La temporaneità delle misure riflette, del resto, l’incertezza del contesto: il mercato energetico resta sensibile alle tensioni geopolitiche, mentre la possibilità di finanziare tagli prolungati alle accise appare oggi più complessa rispetto al 2022, in assenza di quell’extragettito Iva che allora aveva favorito margini di intervento più ampi. Per le imprese agricole, dunque, il decreto carburanti rappresenta una boccata d’ossigeno nel breve termine; il vero banco di prova, però, sarà capire se a questa fase emergenziale seguiranno strumenti attuativi rapidi, eventuali proroghe e, soprattutto, una linea politica più strutturata, capace di affrontare non soltanto il caro gasolio ma l’intera esposizione economica del settore primario.
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Ilaria De Marinis
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