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Per oltre quarant’anni è stata citata come uno dei casi di maggior successo del controllo biologico classico in Europa. Metcalfa pruinosa, la cicalina nordamericana arrivata in Italia alla fine degli anni ’70, sembrava ormai sotto controllo grazie all’introduzione del parassitoide Neodryinus typhlocybae. Eppure oggi qualcosa si sta incrinando.
L’ultima segnalazione EPPO richiama infatti l’attenzione su nuove infestazioni di M. pruinosa in aree coltivate e semi-naturali del Nord-Est italiano, sollevando dubbi e perplessità sull’efficacia a lungo termine del sistema di controllo biologico, in particolare dell’azione di Neodryinus typhlocybae. A fare chiarezza uno studio condotto da un team di ricercatori italiani, che mette sotto la lente un livello spesso trascurato della catena trofica: quello degli iperparassitoidi.
Metcalfa pruinosa e Neodryinus typhlocybae: un equilibrio che vacilla
Arrivata in Europa dal Nord America alla fine degli anni Settanta, Metcalfa pruinosa è una cicalina altamente polifaga, capace di insediarsi su un ampio spettro di specie vegetali — in particolare vite, actinidia, agrumi, drupacee, pomacee, nocciolo, olivo e numerose essenze ornamentali e spontanee. Il suo successo invasivo è legato a una combinazione di fattori ben noti: elevata adattabilità ecologica, ciclo biologico efficiente negli ambienti temperati europei e, soprattutto, l’assenza iniziale di antagonisti naturali efficaci. Neanidi e adulti si nutrono di linfa floematica producendo abbondante melata, che favorisce lo sviluppo di fumaggini, riduce l’attività fotosintetica e compromette la qualità delle produzioni, oltre a generare diffuse criticità negli ambienti periurbani e semi-naturali.
Di fronte a un fitofago polifago, privo di nemici naturali efficaci e capace di diffondersi rapidamente in contesti agricoli e semi-naturali, la strada del controllo biologico classico si è imposta sin da subito come soluzione tecnica prioritaria. In questo quadro si colloca l’introduzione, in Italia nel 1987, di Neodryinus typhlocybae, parassitoide specifico di M. pruinosa, che si è progressivamente diffuso in gran parte d’Europa garantendo per decenni un contenimento soddisfacente delle popolazioni della cicalina. Il modello appariva solido: un insetto esotico invasivo veniva regolato da un antagonista altrettanto specializzato, capace di adattarsi ai nostri agroecosistemi e di seguire Metcalfa nei diversi contesti ecologici.
Non a caso, l’EPPO continua ancora oggi a citare N. typhlocybae come agente di controllo biologico classico di riferimento per la cicalina. Tuttavia, le segnalazioni più recenti di recrudescenze locali di M. pruinosa hanno riacceso l’attenzione sul sistema di controllo, spingendo i ricercatori a interrogarsi su cosa stia accadendo al parassitoide e sull’effettiva stabilità di un equilibrio che, per oltre quarant’anni, era stato considerato un caso esemplare.
Il lavoro di ricerca
Il lavoro, condotto dall’Università di Padova e dal CNR, ha analizzato oltre 4.800 bozzoli di N. typhlocybae raccolti in 14 siti del Veneto tra il 2022 e il 2023, cioè proprio nell’area di prima introduzione europea del parassitoide.
Il dato che emerge è netto: oltre il 70% dei bozzoli non arriva a produrre un adulto funzionale. La mortalità è causata in parte dalla predazione, ma soprattutto dall’iperparassitismo, ovvero da insetti che attaccano e uccidono il parassitoide invece del fitofago bersaglio. Un livello di perdita così elevato non può essere considerato marginale, soprattutto in un sistema che si regge sull’equilibrio fine tra popolazioni antagoniste.

Categorie in cui sono stati classificati i bozzoli di Neodryinus typhlocybae raccolti sul campo: (A) Bozzoli da cui è emerso un iperparassitoide adulto sul campo, caratterizzati da piccoli fori di uscita circolari in qualsiasi punto della superficie; (B) Bozzoli da cui è emerso un adulto di N. typhlocybae, che mostrano un foro di uscita semicircolare a un’estremità.

C) Bozzoli predati che presentano evidenti lacerazioni e nessuna larva all’interno; (D) Bozzoli non danneggiati con una larva visibile all’interno, da cui possono emergere sia N. typhlocybae che iperparassitoide.
Iperparassitoidi e nuove presenze in Europa
Nel corso dello studio sono state identificate nove specie di iperparassitoidi, appartenenti a cinque famiglie diverse. Due, in particolare, dominano la scena: Pachyneuron muscarum, specie nativa europea, già nota, e Cheiloneurus swezeyi, specie nordamericana segnalata per la prima volta in Europa.
Ed è proprio quest’ultima a destare le maggiori preoccupazioni. Negli Stati Uniti C. swezeyi è noto da oltre un secolo come antagonista primario di N. typhlocybae. Non un iperparassitoide qualsiasi, ma uno specialista, fortemente sincronizzato con il ciclo biologico del suo ospite.
Sincronizzazione biologica e dati genetici
Lo studio dimostra che anche in Italia C. swezeyi presenta una strategia particolarmente insidiosa: è in grado di svernare all’interno dei bozzoli dell’imenottero e di emergere in primavera in perfetta concomitanza con la nuova generazione di N. typhlocybae. In altre parole, colpisce il parassitoide proprio quando dovrebbe entrare in azione contro Metcalfa.
Le analisi molecolari hanno confermato l’identità della specie e hanno messo in evidenza cinque aplotipi distinti di C. swezeyi nell’area di studio, segno di una popolazione già strutturata e non episodica. Il confronto con P. muscarum è illuminante: mentre quest’ultimo mostra un ciclo più semplice e un impatto diluito grazie alla disponibilità di ospiti alternativi, C. swezeyi appare molto più mirato, con una pressione diretta e costante su N. typhlocybae.
Un equilibrio che va monitorato
Il messaggio che emerge non è quello di un fallimento immediato del biocontrollo, ma di una fragilità strutturale crescente. In presenza di un iperparassitoide specializzato, capace di adattarsi rapidamente e sincronizzarsi con il parassitoide introdotto, l’efficacia del sistema può ridursi nel tempo, soprattutto a scala locale.
La conclusione dello studio è chiara e, per certi versi, scomoda: il controllo biologico non è un risultato acquisito una volta per tutte. Anche i programmi di maggiore successo devono essere monitorati nel tempo, considerando l’intero sistema multitrofico e non solo il binomio fitofago-antagonista.
Nel caso di Metcalfa pruinosa, la presenza e la possibile espansione di Cheiloneurus swezeyi impone oggi una nuova fase di attenzione, fatta di monitoraggi mirati, studi di distribuzione e valutazioni realistiche dell’impatto a lungo termine. Perché, come insegna questo lavoro, a volte non è il parassita a cambiare, ma il nemico del suo nemico.
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Ilaria De Marinis
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