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Arriveranno entro la fine dell’anno e saranno destinati alle imprese agricole che hanno investito nella difesa dalle avversità: sono i 90 milioni di euro per la gestione del rischio erogati da Agea. L’annuncio è giunto in occasione del 7° Forum Internazionale sulla Gestione del Rischio in Agricoltura di Asnacodi Italia, evento che ha posto al centro del dibattito l’urgenza di rafforzare gli strumenti di protezione delle imprese agricole.
Anche il 2025 si è infatti rivelato un anno particolarmente difficile, con episodi di maltempo improvviso, grandinate di forte intensità, siccità a fasi alterne ed eventi climatici sempre più imprevedibili che hanno messo sotto pressione vigneti, frutteti, orticole e seminativi. Una sequenza di shock che ha mostrato con chiarezza quanto sia diventato imprescindibile poter contare su strumenti solidi di gestione del rischio, capaci di offrire un sostegno reale e tempestivo alle imprese agricole.
Gestione del rischio: a chi saranno destinati i contributi
I 90 milioni riguardano esclusivamente le imprese che hanno scelto di attivare strumenti formali di copertura:
- polizze agevolate,
- adesione a fondi mutualistici riconosciuti,
- aggiornamento del fascicolo aziendale,
- presentazione del Piano di Gestione Individuale del Rischio (PGIR).
Si tratta di misure che vanno incontro soprattutto alle aziende che hanno investito per proteggere le proprie produzioni da rischi come grandine, gelo, eccesso di pioggia, fitopatie e danni da fauna protetta.
La platea è eterogenea: include sia realtà strutturate, sia piccole aziende familiari. Per tutte, poter contare su un sostegno economico pubblico aiuta a pianificare la stagione successiva con minore incertezza.
Innovazione, prevenzione e gestione attiva
A fronte di uno scenario in evoluzione, il dibattito nazionale sulla gestione del rischio si sta ormai spostando da una logica meramente assicurativa a un approccio più ampio, che combina strumenti tecnici, agronomici e digitali. Tra gli elementi considerati centrali per i prossimi anni figurano:
- reti meteo ad alta risoluzione,
- modellistica predittiva,
- digitalizzazione dei dati aziendali,
- perizie georeferenziate,
- strumenti assicurativi più flessibili e adattabili alle nuove dinamiche climatiche.
L’obiettivo è cioè passare da una gestione “post-evento” a una strategia fondata sulla prevenzione e sull’anticipazione del rischio.

Le criticità ancora aperte
Non mancano, però, nodi strutturali. Le tempistiche delle istruttorie non sono sempre omogenee a livello regionale, e molti agricoltori segnalano difficoltà nella gestione burocratica di fascicoli, PGIR, contratti assicurativi e adesioni mutualistiche.
Il tema, già emerso da tempo, riguarda la necessità di semplificare i processi e di rafforzare il supporto tecnico sul territorio. Una parte del percorso è già stata avviata: la riforma dei sistemi di identificazione delle superfici agricole, attraverso tecnologie come le ortofoto multispettrali e i dati satellitari, mira proprio a rendere più rapide e affidabili le verifiche.
Uno stimolo per il 2026
L’arrivo dei 90 milioni costituisce un segnale positivo per chi ha investito nella difesa attiva dalle avversità. È una misura che restituisce respiro alle aziende in un momento particolarmente complesso e che rafforza l’idea, ormai condivisa, che la gestione del rischio debba diventare un pilastro della strategia agricola.
La sfida, però, riguarda ciò che accadrà nel 2026: trasformare questi interventi da supporto emergenziale a componente strutturale, capace di accompagnare il settore in un contesto climatico sempre più instabile.
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Ilaria De Marinis
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