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In un settore agricolo sempre più complesso, innovare non è più un vantaggio competitivo, ma una necessità. Cambiamento climatico, gestione sostenibile delle risorse e redditività sono sfide quotidiane che richiedono strumenti aggiornati e conoscenze condivise. È in questa prospettiva che l’11 novembre 2025, nella suggestiva cornice del Castello di Gabbiano, nel cuore delle colline del Chianti, si è svolta una mattinata dedicata all’innovazione per la salvaguardia della salute del suolo.
L’appuntamento, parte del progetto INTERRA® Farm Network promosso da Syngenta, ha dato seguito al percorso inaugurato a luglio presso la Fondazione per l’Agricoltura “Fratelli Navarra” di Ferrara. L’obiettivo resta quello di creare connessioni tra ricerca e impresa e di favorire la diffusione di strategie di gestione sostenibili ed efficienti, con particolare attenzione alla salute del suolo. Dopo il debutto nel ferrarese, il network è approdato in Toscana, in un’area a forte vocazione vitivinicola, dove la collaborazione con Agronominvigna – studio specializzato nella consulenza per la gestione del vigneto – ha reso il confronto ancora più mirato.
INTERRA® Farm Network: innovazione e sostenibilità per la salute del suolo nei vigneti toscani
La mattinata si è articolata in due momenti distinti ma complementari. Nella prima parte, i partecipanti hanno avuto modo di conoscere da vicino le più recenti innovazioni sviluppate da Syngenta, concepite per valorizzare una risorsa spesso sottovalutata ma fondamentale per ogni sistema produttivo: il suolo. Le soluzioni presentate hanno quindi posto l’accento su pratiche, ma soprattutto tecnologie in grado di preservarne la fertilità, migliorarne la struttura e favorirne la resilienza nel tempo.
La seconda parte dell’incontro è stata invece dedicata a una tavola rotonda che, grazie al contributo di esperti del comparto vitivinicolo, ha consentito di approfondire le applicazioni concrete di queste strategie nei vigneti toscani. Un confronto aperto e costruttivo che ha messo in evidenza come la diffusione dell’innovazione per la salute del suolo rappresenti una leva chiave per garantire la sostenibilità e la competitività delle produzioni vitivinicole.
Suolo e sostenibilità: l’innovazione come filo conduttore della giornata
L’intera mattinata è stata moderata da Vincenzo Merante, Head of Corporate Affairs Italy di Syngenta, che ha aperto i lavori con una riflessione più attuale che mai: una nazione che distrugge il suolo distrugge se stessa, citando le parole del presidente statunitense Franklin D. Roosevelt. Un richiamo con cui ha voluto ribadire l’importanza del suolo come fondamento di ogni equilibrio agricolo e come punto di partenza per costruire un futuro produttivo più sostenibile.
Dopo aver sottolineato la necessità di coniugare tradizione e innovazione anche in una regione dalla solida vocazione vitivinicola come la Toscana, Merante ha ringraziato la struttura ospitante per l’accoglienza, invitando a intervenire Francesco Caselli, dottore agronomo e Amministratore Delegato di Castello di Gabbiano. Aprendo ufficialmente la giornata, Caselli ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, osservando come “oggi disponiamo di molti strumenti, ma mancava un approccio più puntuale, capace di mettere davvero il suolo al centro delle strategie agronomiche”.
Ai saluti introduttivi si è unito anche Fabio Burroni, dottore agronomo e socio fondatore dello studio associato Agronominvigna, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento. L’esperto ha ricordato quanto la scelta di Castello di Gabbiano sia stata significativa, in virtù della sensibilità che l’azienda ha già dimostrato in altri progetti legati alla sostenibilità ambientale e alla gestione responsabile delle risorse.
Terminata la parte introduttiva, la mattinata è entrata nel vivo con la relazione di Mauro Coatti, Head of Technical Support di Syngenta. “Negli ultimi sessant’anni, grazie al progresso tecnologico, siamo riusciti a triplicare la produzione per unità di superficie – ha ricordato Coatti – ma questo non deve essere considerato un punto d’arrivo, bensì un punto di partenza”. Parole che hanno dato il tono al suo intervento, dedicato a illustrare come la transizione verso un’agricoltura più efficiente e sostenibile passi da una visione integrata, in grado di mettere il suolo al centro delle strategie produttive.
Da qui la presentazione delle Sustainability Priorities, il piano strategico di Syngenta che riunisce quattro direttrici: produrre di più con un minore impatto sull’ambiente, rigenerare il suolo e la natura, migliorare il benessere delle comunità rurali e rendere più sostenibili le pratiche agronomiche. Quattro obiettivi che si rafforzano a vicenda e che trovano nella collaborazione e nell’innovazione le leve più efficaci per guidare il cambiamento e costruire un futuro agricolo realmente resiliente.
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Successivamente ha preso la parola Stefano Mocali, ricercatore del CREA-Agricoltura e Ambiente, la cui presenza ha evidenziato quanto sia indispensabile il contributo della ricerca pubblica per costruire un ponte concreto tra scienza e agricoltura. “Circa il 60% della biodiversità del pianeta è custodita nel suolo – ha ricordato il ricercatore – e di questo dobbiamo tener conto quando ci approcciamo alla gestione agronomica”. Un messaggio forte, che ha accompagnato il suo intervento dedicato al nuovo quadro normativo europeo in materia di salute del suolo e ai risultati di alcuni progetti di ricerca condotti in vigneto.
Il ricercatore ha spiegato come pratiche agronomiche sostenibili possano migliorare la biodiversità microbica e la fertilità biologica del suolo, confermando l’efficacia di approcci capaci di valorizzare le funzioni dei microrganismi e non solo la loro presenza. “Non basta sapere quanta biodiversità c’è, ma capire chi la compone e cosa fa”, ha sottolineato, mostrando come l’analisi metagenomica possa fornire informazioni preziose per indirizzare le strategie di gestione. Un concetto che si lega strettamente alla viticoltura: “l’unicità di un vino non dipende solo dal genotipo o dal clima, ma anche dal microbioma del suolo”, ha aggiunto. Un legame profondo, che trasforma la biodiversità sotterranea in un tratto distintivo del terroir e della qualità finale del prodotto.
A chiudere la prima parte della sessione tecnica sono stati gli interventi di Elisa Quagliarini, Technical Field & Sustainable Agriculture Expert di Syngenta, e di Luca Serrati, Technical Support & Sustainable Agriculture Manager Syngenta, che hanno presentato INTERRA® Scan, un sistema di mappatura del suolo ad altissima definizione, frutto di oltre trent’anni di ricerca.
“INTERRA® Scan non è solo una tecnologia, ma un vero e proprio servizio per conoscere nel dettaglio il proprio terreno”, ha spiegato la dott.ssa Quagliarini. Lo scanner, ha proseguito è in grado di rilevare oltre 850 punti per ettaro, restituendo mappe di prescrizione centimetrica che permettono di sapere cosa dare, dove e quando, riducendo fino al 30% gli sprechi di acqua e fertilizzanti. Basato su un sensore che cattura le radiazioni gamma naturali provenienti dal suolo, il sistema consente di elaborare fino a 27 parametri fisici e chimici, restituendo un quadro estremamente preciso e stabile nel tempo.
Il successivo intervento del dott. Serrati, si è posto in stretta continuità col precedente, approfondendo le prospettive future di questa tecnologia, che mira a integrare livelli sempre più profondi di conoscenza. “L’obiettivo – ha spiegato – è stratificare più fonti di informazione, fino a costruire una visione completa della vitalità del suolo, dalla mesofauna al microbioma”. Syngenta, in collaborazione con università e start-up, sta infatti sviluppando nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare automaticamente la mesofauna e di restituire report interpretativi utilizzabili anche da tecnici non specialisti.
“Dobbiamo creare un livello intermedio – ha aggiunto l’esperto – che renda queste conoscenze scalabili, accessibili alle aziende agricole e utilizzabili per misurare le reali performance dei suoli”. Un approccio che guarda non solo alla precisione tecnologica, ma anche alla coerenza con il nuovo modello della PAC, orientato a premiare i risultati concreti in termini di sostenibilità.

Tavola rotonda: dove il suolo diventa la chiave della qualità
La seconda parte della mattinata, dedicata alla tavola rotonda, nasceva con un obiettivo chiaro: collegare gli aspetti emersi nelle relazioni tecniche – dalle Sustainability Priorities al quadro normativo europeo, fino alla tecnologia INTERRA® Scan – con la realtà concreta dei vigneti toscani, mettendo in dialogo ricerca, impresa e territorio per capire come l’innovazione possa tradursi in pratiche realmente sostenibili e misurabili. La tavola rotonda, ancora guidata da Vincenzo Merante, ha riportato i temi della mattina dentro la concretezza del lavoro in campo. Niente slide, solo domande, esperienze e casi reali: un confronto diretto tra chi la sostenibilità la studia e chi, ogni giorno, la mette in pratica tra i filari.
A confrontarsi sul tema sono stati Mauro Coatti, Head of Technical Support di Syngenta, Francesco Caselli, Amministratore Delegato di Castello di Gabbiano, e Marco Pierucci, agronomo e cofondatore dello studio associato Agronominvigna, realtà che – insieme a Fabio Burroni – collabora da anni con le aziende vitivinicole toscane in progetti di innovazione e sostenibilità.
Ad aprire il confronto è stato Francesco Caselli, amministratore delegato di Castello di Gabbiano, che ha portato la prospettiva di chi la viticoltura la vive ogni giorno, tra tradizione e innovazione. Per lui, l’adozione di nuove tecnologie non rappresenta un ostacolo ma una naturale evoluzione: conoscere a fondo il suolo, anche in ciò che non si vede, significa compiere scelte più consapevoli e costruire la qualità del vino fin dalle radici.
Sulla stessa linea, Marco Pierucci di Agronominvigna ha ricordato che la salute del suolo è prima di tutto una questione culturale. L’eccesso di lavorazioni, ha spiegato, ha spesso indebolito la vitalità biologica dei terreni. Restituire vita al suolo significa riconoscerne la complessità e valorizzarne le reti microbiche e biologiche, fondamentali per un equilibrio produttivo duraturo. In questo scenario le tecnologie di monitoraggio rappresentano un aiuto concreto, ma – ha sottolineato – solo se accompagnate da una visione agronomica chiara e condivisa.
Mauro Coatti, Head of Technical Support di Syngenta, ha invece posto l’accento sul trasferimento dell’innovazione, individuando nella formazione il vero ponte tra ricerca e campo. Senza figure competenti, ha ricordato, anche la migliore tecnologia perde efficacia. Rendere accessibili gli strumenti digitali e i protocolli di gestione, soprattutto alle realtà più piccole, diventa quindi una priorità per estendere i benefici dell’innovazione a tutto il tessuto produttivo.
Il confronto si è chiuso tornando al consumatore finale, sempre più attento non solo all’origine ma anche al modo in cui un prodotto agroalimentare – e in questo caso specifico il vino – viene prodotto. La sostenibilità, come hanno ribadito i relatori, non è un’etichetta ma un percorso che parte dal suolo e si misura nei fatti: nella trasparenza, nella conoscenza e nella responsabilità con cui si coltiva. La tavola rotonda ha così riassunto lo spirito dell’intera giornata: unire conoscenza scientifica e esperienza agricola per ricordare che la qualità di un vino nasce – prima di tutto – da un suolo compreso, rispettato e valorizzato.

Un finale di confronto e convivialità
La mattinata tecnica si è conclusa in un clima di confronto informale, con un momento conviviale che ha offerto ai partecipanti l’occasione di proseguire il dialogo tra un calice di vino e qualche assaggio. Un momento più disteso, ma non meno significativo, durante il quale idee e riflessioni hanno continuato a intrecciarsi, confermando l’interesse e la sensibilità verso un tema sempre più centrale: la sostenibilità in agricoltura. Non come slogan o promessa, ma come percorso concreto fatto di conoscenza, collaborazione e responsabilità condivisa.
Donato Liberto
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