Marroni della Val di Susa IGP: un’annata vincente 

Tra qualità, tradizione e sostenibilità, questa cultivar si conferma un’eccellenza dell’autunno piemontese

da Federica Del Vecchio
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Sul versante piemontese, la campagna castanicola 2025 si annuncia come una stagione da record. Dopo una primavera caratterizzata da piogge regolari e un giugno dalle temperature miti e anticipate, il raccolto promette di essere tra i più abbondanti e qualitativamente elevati degli ultimi anni. A distinguersi sono i Marroni della Valle di Susa IGP, veri protagonisti di questa annata, che da soli rappresentano oltre 500 quintali di prodotto. Un risultato che sottolinea la vocazione storica del territorio torinese per la castanicoltura e la solidità di una tradizione secolare. Il prestigioso marchio Marrone della Valle di Susa contraddistingue infatti i frutti freschi ottenuti dagli alberi di Castanea sativa Mill., coltivati in un’area che abbraccia numerosi comuni della provincia di Torino, da Almese ad Avigliana, da Bussoleno a Susa, fino a Villar Focchiardo e Sant’Antonino di Susa, passando per molti altri centri che punteggiano la valle.

La denominazione IGP identifica un prodotto unico, frutto di ecotipi locali che prendono il nome dal comune di provenienza – tra cui il Marrone di San Giorio di Susa, il Marrone di Meana di Susa, il Marrone di Bruzolo e il Marrone di Villar Focchiardo – veri testimoni della biodiversità che rende questa zona una delle culle più pregiate della castanicoltura italiana.

Le caratteristiche dei Marroni della Valle di Susa IGP

Il Marrone della Valle di Susa IGP si distingue per le sue qualità estetiche e organolettiche, che ne fanno un prodotto d’eccellenza a livello nazionale. Ogni riccio contiene non più di tre marroni, un segno di selezione naturale che garantisce frutti più grandi e uniformi. Il frutto ha una forma elissoidale, con apice poco pronunciato e una delicata peluria (tomento) che ricopre anche la torcia, il piccolo residuo stilare all’estremità. Una delle due facce è leggermente piatta, mentre l’altra più convessa, conferendo al marrone un aspetto armonioso e immediatamente riconoscibile. La buccia (pericarpo) è di colore marrone-avana con riflessi rossicci, sottile ma resistente, solcata da striature fitte e scure che ne esaltano la brillantezza. Si stacca facilmente dall’episperma, la pellicola interna di color nocciola chiaro, anch’essa poco invaginata e facilmente rimovibile. Alla base, la cicatrice ilare ha forma ellittica o rettangolare, è piatta e di tonalità più chiara rispetto al guscio, con una lieve pelosità residua lungo il contorno. La raggiatura — il caratteristico disegno stellare sulla sommità del frutto — è evidente e ben marcata, con raggi che si estendono quasi fino al bordo. La pezzatura è medio-grossa: ogni chilogrammo contiene non più di 85 frutti, con una tolleranza massima del 10%.

All’interno, il seme unico per frutto presenta polpa bianca o crema, soda, croccante e dal sapore dolce e armonioso, quasi priva di solcature. I frutti con seme diviso (settato) sono rari e non superano il 10% del raccolto, così come i difetti interni ed esterni, anch’essi contenuti entro la stessa soglia.

Castagneti prealpini e coltivazione sostenibile

La qualità del Marrone IGP nasce nei castagneti prealpini situati tra i 350 e i 1.050 metri di altitudine, su terreni ricchi di scheletro, sabbia e limo glaciale, di origine prevalentemente rocciosa e caratterizzati da un suolo acido o subacido. Le pendenze, spesso marcate – tra il 5 e il 65% – e le esposizioni variabili da nord-est a sud-ovest, offrono condizioni ideali per lo sviluppo dei frutti.

La densità degli impianti varia a seconda dell’età dei castagneti: non più di 120 piante per ettaro nei boschi storici a forma libera e fino a 150 piante per ettaro nei nuovi impianti allevati a vaso o globo. Ogni anno, i produttori eseguono un’accurata pulizia del sottobosco, mantenuto inerbito e periodicamente sfalciato, rimuovendo felci e cespugli senza ricorrere a diserbanti o sostanze chimiche.

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Dalla raccolta alla curatura: un sapere antico

La raccolta dei Marroni della Valle di Susa IGP avviene tra il 20 settembre e il 10 novembre, rigorosamente a mano o con macchine raccoglitrici studiate per non danneggiare i frutti. La coltivazione segue principi di sostenibilità: è vietato l’uso di fertilizzanti di sintesi, salvo quelli ammessi dall’agricoltura biologica, mentre è consentita una concimazione organica annuale. Particolare attenzione viene riservata anche alla gestione del territorio: nei castagneti si mantengono efficienti le opere di sistemazione idraulico-forestale per la regimazione delle acque e, quando necessario, si effettuano irrigazioni di soccorso, da due a quattro per stagione. La resa produttiva è regolamentata, con un massimo di due tonnellate per ettaro e una pezzatura minima di 85 frutti per chilogrammo. Dopo la raccolta, i marroni vengono sottoposti a una cernita manuale, per eliminare quelli danneggiati, e a una calibratura che può essere effettuata sia manualmente sia con apposite macchine calibratrici.

Per preservarne freschezza e sapore, i frutti non immessi sul mercato entro 30 giorni vengono sottoposti a curatura, un procedimento naturale esclusivamente ad acqua: a freddo, con immersione a temperatura ambiente per 2-8 giorni, oppure a caldo, con bagni controllati a 48°C per 50 minuti, seguiti da raffreddamento in acqua fredda per lo stesso tempo. Ogni fase, dalla raccolta alla curatura, si svolge all’interno dell’area di produzione definita dal disciplinare, a garanzia di autenticità e tracciabilità

Tradizione, territorio e qualità

A conferma del legame profondo con il territorio, il Marrone della Valle di Susa ha ottenuto la denominazione di Indicazione Geografica Protetta (IGP) nel 2010. Un successo che non si è mai fermato e che negli anni continua a consolidarsi, valorizzando la tradizione locale e portando sulle tavole italiane e internazionali un prodotto di qualità riconosciuta. La stagione 2025 ne è un esempio lampante: la castanicoltura piemontese si conferma protagonista, unendo gusto, tradizione e tutela del territorio e regalando uno dei frutti più pregiati dell’autunno.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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