Nocciola Romana DOP: storia, qualità e sfide climatiche

Coltivata sulle colline tra Roma e Viterbo, questa cultivar si distingue per forma regolare, guscio resistente, tessitura compatta e aroma finissimo 

da Federica Del Vecchio
nocciola romana

Croccante al morso, intensa al palato, profondamente legata alla sua terra, la Nocciola Romana DOP è l’emblema di un territorio che ha costruito intorno a questa eccellenza uno dei distretti agroindustriali più rilevanti d’Italia. La denominazione di origine protetta identifica, infatti, i frutti coltivati in un’area ben delimitata che comprende sei comuni della provincia di Roma e 32 comuni della provincia di Viterbo, cuore pulsante della corilicoltura laziale. Protagonista assoluta è la varietà Tonda Gentile Romana, affiancata dalla cultivar Nocchione. Entrambe appartengono alla specie Corylus avellana e, insieme alle loro eventuali selezioni, devono essere presenti per almeno il 90% negli impianti aziendali per rientrare nel disciplinare DOP.

Le varietà della Nocciola Romana DOP

Le due anime produttive della Nocciola Romana DOP, si distinguono per peculiarità precise che ne determinano identità e qualità. La Tonda Gentile Romana si presenta con una forma subsferoidale e un apice leggermente appuntito; il calibro non è uniforme e varia generalmente tra i 14 e i 25 millimetri. Il guscio, di medio spessore e colore nocciola poco lucente, è attraversato da striature evidenti e da una leggera tomentosità concentrata all’apice. All’interno custodisce un seme medio-piccolo, con superficie corrugata e solcature più o meno marcate. Il perisperma, di medio spessore, non si distacca completamente durante la tostatura. In bocca sprigiona una tessitura compatta e croccante, accompagnata da un aroma finissimo e persistente che rappresenta la sua cifra distintiva.

Il Nocchione, pur condividendo lo stesso profilo aromatico elegante e duraturo, si caratterizza per una forma più regolare, sferoidale o leggermente ellissoidale, con dimensioni analoghe comprese tra i 14 e i 25 millimetri. Il guscio è più spesso, di tonalità nocciola chiaro, striato e poco pubescente. Il seme, anch’esso medio-piccolo, presenta una quantità di fibre medio-elevata e un perisperma che tende a staccarsi con maggiore facilità durante la torrefazione. Per entrambe le varietà, la resa alla sgusciatura oscilla tra il 28 e il 50%, un dato che testimonia l’equilibrio tra struttura e contenuto. Fondamentale è anche il profilo sensoriale: le nocciole devono risultare prive di qualsiasi odore o sapore estraneo, senza tracce di rancido, muffa o sentori erbacei tipici dei frutti acerbi. Al morso devono spezzarsi nettamente, senza cedevolezze, rivelando una polpa compatta e priva di vuoti interni. Caratteristiche che devono rimanere inalterate anche dopo la conservazione, a garanzia di uno standard qualitativo costante nel tempo.

nocciola romana dop

Metodo di produzione: tradizione e innovazione

La coltivazione della Nocciola Romana DOP segue pratiche agronomiche consolidate. Gli impianti sono realizzati con sistemi a cespuglio, vaso cespugliato o monocaule, con una densità variabile tra 150 e 650 piante per ettaro negli impianti tradizionali, fino a 800 piante nei nuovi noccioleti.

Le piante sono sottoposte a potatura annuale, mentre la concimazione è gestita con equilibrio, evitando di forzare eccessivamente la produttività del terreno per salvaguardarne la fertilità nel tempo. La raccolta si svolge tra il 15 agosto e il 15 novembre, anche se la maggior parte dei frutti viene raccolta entro metà settembre, al raggiungimento della piena maturazione. Le nocciole devono cadere naturalmente a terra e non essere staccate dall’albero. Per evitare che una permanenza prolungata sul suolo comprometta la qualità, oggi si utilizzano macchine trainate o semoventi che velocizzano le operazioni.

Dopo la raccolta, i frutti vengono essiccati in appositi seccatoi fino a raggiungere un tasso di umidità non superiore al 6%, con una tolleranza massima del 10%. Seguono eventuale sgusciatura, cernita e calibratura. Tutte le operazioni devono concludersi entro il 31 agosto dell’anno successivo alla raccolta.

Tra storia, territorio e cambiamento climatico

La coltivazione del nocciolo nel Lazio affonda le radici in epoca antica. La presenza della varietà Tonda Gentile sul territorio risalirebbe già al periodo preromano, mentre le prime attestazioni documentate di coltivazione sistematica si collocano nel XV secolo. Nel XVI secolo il consumo di nocciole si diffuse ampiamente, arrivando a impreziosire anche i banchetti papali. Nel volume Il carnevale romano nelle cronache contemporanee di Filippo Clementi, le “nocchie” sono citate tra gli alimenti particolarmente graditi a Papa Leone X. Nel corso del Novecento, la reputazione della Nocciola Romana è cresciuta costantemente, fino a conquistare un ruolo centrale nel mercato agroalimentare, soprattutto come ingrediente d’eccellenza nell’industria dolciaria. Un passaggio decisivo è arrivato nel 2009, con il riconoscimento ufficiale della Denominazione di Origine Protetta (DOP), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Oggi la Nocciola Romana DOP si trova al centro di un equilibrio delicato. Da un lato, l’industria richiede volumi sempre maggiori; dall’altro, il territorio difende la qualità e la sostenibilità di una produzione fortemente identitaria. A complicare il quadro si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico che, nel 2025, hanno messo sotto pressione il comparto. Una sfida che impone innovazione agronomica e gestione attenta delle risorse, senza snaturare un patrimonio costruito in secoli di storia.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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