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Arrivato dall’ Oriente, con il suo sapore inconfondibile e lievemente acidulo, il kiwi è passato dall’essere un frutto esotico ad un vero e proprio simbolo dell’agricoltura italiana. Originario della Cina, approdò prima in Nuova Zelanda e solo in seguito in Italia. Un incontro felice, soprattutto per il Lazio, dove il kiwi trovò la sua dimora ideale. Negli anni Settanta, infatti, l’Agro Pontino si rivelò terreno fertile per la coltivazione dell’actinidia. Nel giro di pochi anni, la zona diventò punto di riferimento nazionale per produttori e studiosi, fino al prestigioso riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. Oggi, il marchio Kiwi di Latina IGP identifica esclusivamente la specie botanica Actinidia deliciosa, cultivar Hayward, coltivata in 24 comuni tra le province di Latina e Roma. Ma cosa rende il kiwi così strettamente connesso al territorio pontino?
Dal clima ai saperi contadini: così il kiwi è diventato un’eccellenza del Lazio
Diversi fattori hanno contribuito al successo della coltura del kiwi nel Lazio, a partire dalle condizioni climatiche. Il clima temperato-umido dell’Agro Pontino, molto simile a quello delle regioni d’origine in Cina, consente di raccogliere i frutti nel momento ideale di maturazione, con un grado zuccherino medio di 6,5° Brix – mai inferiore a 6,2° – garantendo allo stesso tempo un’eccellente conservabilità fino ai mesi di maggio e giugno. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dall’elevata radiazione solare tipica dell’area pontina, che accelera la maturazione e permette un ingresso anticipato sul mercato.
A ciò si sommano le favorevoli condizioni agronomiche: i terreni dell’Agro Pontino, di origine alluvionale e vulcanica e poggianti su substrati pozzolanici e tufacei, si sono rivelati fin da subito particolarmente fertili e perfettamente adatti all’actinidia. Fondamentale è stata infine anche la componente umana: la zona vantava già una solida esperienza nella coltivazione dell’uva da tavola, una pianta dalle esigenze simili, consentendo un rapido trasferimento di competenze e l’adozione immediata di tecniche efficaci. Il risultato è stato un prodotto di qualità superiore fin dalle prime annate di produzione.
Caratteristiche del Kiwi di Latina IGP
Il Kiwi di Latina IGP si riconosce a colpo d’occhio per la sua caratteristica forma cilindrico-ellissoidale, più alta che larga, rivestita da una buccia di colore bruno chiaro con sfumature verdastre e una sottile peluria morbida al tatto. Il calice, appena infossato, introduce a una polpa dal vivace verde smeraldo, attraversata centralmente da una columella biancastra e morbida, attorno alla quale si dispone una corona regolare di piccoli semi neri.
Ma non basta l’aspetto: per ottenere il marchio IGP, ogni frutto deve raggiungere al momento della raccolta un grado di maturazione minimo di 6,2° Brix, garanzia di dolcezza e qualità. Una volta verificati gli standard, i kiwi vengono suddivisi in due categorie commerciali.
La Categoria Extra comprende i frutti meglio sviluppati, perfettamente conformi alle caratteristiche varietali e privi di difetti visibili, fatta eccezione per lievissime imperfezioni superficiali che non compromettano l’estetica del prodotto. La Categoria I è invece riservata ai frutti di buona qualità: devono presentarsi sodi, con polpa integra e senza alterazioni. Ma qual è il metodo di ottenimento del kiwi di Latina IGP?
Tecniche di coltivazione e standard produttivi
Per la produzione del Kiwi di Latina IGP, il disciplinare stabilisce un metodo rigoroso, definendo con precisione ogni fase del processo. La realizzazione degli impianti parte da piante innestate su franco o autoradicate, entrambe di un anno, scelta che garantisce uniformità e vigore vegetativo sin dall’avvio della coltivazione. Le forme di allevamento ammesse sono due: il tendone, con sesti d’impianto tra 4 e 5 metri per lato, e la pergoletta, impostata a 5 metri tra le file e 3-5 metri sulla fila. Anche la gestione del suolo segue criteri specifici: negli interfilari il terreno può essere lavorato o mantenuto inerbito, mentre lungo le file si procede con diserbo o taglio periodico della vegetazione spontanea. L’apporto idrico è un altro elemento fondamentale e viene assicurato tramite sistemi di irrigazione a aspersione o nebulizzazione sottochioma, con un consumo annuo compreso tra 6.000 e 8.000 metri cubi d’acqua per ettaro.
La raccolta ha luogo tra fine ottobre e inizio novembre, solo quando i frutti – raccolti senza peduncolo – rispettano i parametri minimi stabiliti: grado zuccherino superiore a 6,2° Brix e durezza non inferiore a 6 kg, misurata con penetrometro da 8 mm. Anche le operazioni agronomiche sono scandite da tempistiche rigorose: la potatura invernale mantiene il numero di gemme tra 100.000 e 120.000 per ettaro, mentre tra fine giugno e inizio luglio si effettua il diradamento manuale, eliminando i frutti doppi, deformi o con difetti di buccia per ottenere una resa ideale di 800-1.000 frutti per pianta. Infine, per tutelare la qualità più che la quantità, il disciplinare pone un tetto produttivo ben definito: non oltre 330 quintali per ettaro, principio chiave che garantisce standard elevati e costanti nel tempo.
Dalla sperimentazione al riconoscimento IGP
Come già accennato, la provincia di Latina fu tra le prime in Italia a credere nel potenziale dell’actinidia. A partire dai primi anni Settanta, furono impiantate le prime coltivazioni specializzate e, nel giro di appena due anni, l’entusiasmo contagiò l’intero territorio, portando alla nascita di numerosi frutteti dedicati esclusivamente al kiwi. Il successo non passò inosservato. Nel 1978, durante il primo convegno nazionale sull’actinidia organizzato a Torino, l’Agro Pontino venne ufficialmente riconosciuto come area particolarmente vocata alla produzione del frutto. Tre anni più tardi, nel 1981, la Camera di Commercio di Latina promosse un secondo convegno, sancendo definitivamente il ruolo del territorio come nuovo polo strategico della frutticoltura italiana.
Da quel momento, convegni, seminari e mostre-mercato si susseguirono a ritmo costante non solo nel capoluogo pontino ma anche in centri limitrofi come Cisterna di Latina e Aprilia. Questi eventi contribuirono a costruire un’immagine forte e condivisa del kiwi come prodotto simbolo dell’agricoltura locale, apprezzato per qualità e pezzatura tanto in Italia quanto all’estero. Un percorso virtuoso che ha trovato il suo coronamento nel 2004, quando il Kiwi di Latina ha ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta (IGP), sancendo ufficialmente l’indissolubile legame tra questo frutto e il suo territorio d’origine.

Le sfide di un’eccellenza
Ma come accade per ogni grande star, anche il Kiwi di Latina IGP ha dovuto affrontare negli anni alcune criticità. Batteriosi, fenomeni di moria e condizioni climatiche sempre più imprevedibili hanno messo alla prova la resilienza delle coltivazioni, causando in diverse annate cali significativi di produzione.
Eppure, nonostante le difficoltà, la cultivar pontina ha saputo mantenere salda la propria reputazione. Merito della costanza dei produttori, ma anche del rigore del disciplinare IGP, che assicura standard elevati in ogni fase della filiera. Il risultato è un frutto riconosciuto sui mercati nazionali e internazionali per gusto equilibrato, lunga conservabilità e genuinità certificata.
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Federica Del Vecchio
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