Il Cirò Classico entra nell’élite del vino europeo

È quanto stabilito dalla commissione europea che ha riconosciuto la DOCG a questa cultivar, iscrivendola ufficialmente nel registro delle eccellenze tutelate dall’UE

da Federica Del Vecchio
il ciro

Un nuovo sigillo di prestigio per il vino calabrese: il Cirò Classico entra ufficialmente tra le eccellenze enologiche tutelate a livello europeo. La Commissione Ue ha infatti approvato l’iscrizione della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel registro delle Denominazioni di Origine Protetta (DOP), riconoscendo così il valore e la tipicità di uno dei vini più rappresentativi del Sud Italia.

Prodotto esclusivamente nei territori comunali di Cirò e Cirò Marina, nel Crotonese, il Cirò Classico nasce in un’area di grande vocazione vitivinicola. Il comprensorio si sviluppa lungo le colline litoranee, da pochi metri sul livello del mare fino ai 462 metri di altitudine, ed è considerato uno dei luoghi a più antica tradizione viticola dell’intera regione. Qui, da secoli, la vite è parte integrante del paesaggio e della cultura locale, dando vita a un rosso strutturato e identitario, oggi finalmente celebrato anche in ambito europeo. Ma quali sono le caratteristiche distintive di questo vino? 

Un rosso strutturato e identitario

Il Cirò Classico si distingue nel panorama enologico italiano per il suo carattere deciso e inconfondibile. Alla vista si presenta con un rosso rubino intenso, mentre al naso offre un bouquet ricco e stratificato, in cui dominano sentori di frutta rossa matura e note speziate, capaci di evolversi con il tempo in una complessità ancora più profonda. Al palato, il vino colpisce per la sua struttura corposa, il gusto armonico e persistente, che con l’invecchiamento tende a farsi sempre più vellutato e avvolgente.

Queste peculiarità organolettiche sono il risultato del perfetto connubio tra il vitigno Gaglioppo – varietà simbolo del territorio – e l’ambiente pedoclimatico unico della zona di produzione. I suoli di origine sedimentaria, ricchi di scheletro e minerali, insieme a un microclima modellato dalla vicinanza del massiccio montuoso a Ovest e del Mar Ionio a Est, offrono le condizioni ideali per esaltare le caratteristiche del vitigno e donare al Cirò Classico una personalità forte, autentica e irripetibile altrove. Ma quali sono le origini del Cirò classico e soprattutto a cosa ci riferiamo quando parliamo di vini Cirò?

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Il Cirò: origini e tipologie di un vino simbolo della Calabria

Innanzitutto, è bene specificare che non esiste un solo Cirò, ma tre diverse tipologie facenti parte nella Denominazione di Origine Controllata (DOC): rosso, rosato e bianco. Tra queste, è il Cirò rosso a rappresentare la versione più articolata, disponibile anche nelle varianti classico, superiore, riserva e nelle relative combinazioni, espressioni che riflettono livelli crescenti di struttura, invecchiamento e complessità.

Sia il Cirò rosso che il rosato devono essere prodotti principalmente con uve di Gaglioppo, vitigno simbolo del territorio, che deve costituire almeno l’80% del totale. A questo possono essere affiancate, fino a un massimo del 20%, altre varietà a bacca rossa autorizzate in Calabria, ad eccezione di Barbera, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot, il cui utilizzo è consentito solo fino al 10%. Il Cirò bianco, invece, è ottenuto prevalentemente da Greco Bianco, anch’esso presente in misura non inferiore all’80%, eventualmente integrato da altre uve a bacca bianca coltivabili in regione, purché non superino il 20%.

Queste proporzioni, sancite dal disciplinare di produzione, sono pensate per preservare il legame profondo con il territorio e con la sua tradizione vitivinicola, esaltando i vitigni autoctoni e garantendo elevati standard qualitativi in ogni bottiglia.

Calabria: un nuovo protagonismo nel panorama del vino italiano

Con l’introduzione della DOCG, il Cirò Classico rosso si colloca ora nell’olimpo dei vini italiani, al pari di Barolo, Brunello e Amarone. Una consacrazione che premia non solo la qualità intrinseca del prodotto, ma anche l’impegno di una terra che negli ultimi anni ha saputo rilanciare la propria immagine enologica puntando su autenticità e valorizzazione delle varietà autoctone. Un segnale forte per i produttori locali, che vedono in questa certificazione uno strumento di tutela e valorizzazione del proprio lavoro.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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