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Il disciplinare tecnico del Pomodoro da Industria del Bacino Centro-Sud non è solo una lista di imperativi su cosa “fare” o “non fare”. È una vera e propria carta d’identità per uno dei simboli più amati della nostra agricoltura. Ogni paragrafo racconta una scelta, una tutela, una direzione: quella verso un prodotto riconoscibile, sicuro e naturalmente anche buono da mangiare. Dietro si nasconde infatti il lavoro sinergico di agronomi, produttori, tecnici e imprenditori che si sono messi d’accordo per alzare l’asticella della qualità e della sostenibilità del pomodoro da industria di questi territori. Ma cosa prevede il disciplinare?
Disciplinare del pomodoro da industria: ogni passaggio conta
Il disciplinare è una mappa dettagliata che accompagna il pomodoro lungo tutto il suo ciclo produttivo, dalla semina alla trasformazione. Si parte dalla selezione varietale, che non accetta improvvisazione: sono ammesse, infatti, solo cultivar iscritte al Registro Nazionale, scelte per la loro resa agronomica, la tolleranza agli stress biotici e abiotici, la compatibilità con la raccolta meccanica e – fondamentale – l’idoneità alla trasformazione industriale (consistenza, colore, °Brix).
Anche la semina va eseguita rispettando epoche ben definite per ogni zona produttiva e con densità d’impianto che garantiscano la sanità della coltura e un’efficiente gestione della luce e dell’umidità. In campo, le cose si fanno serie: le distanze tra le file e le piante non sono lasciate al caso, ma calibrate in funzione del tipo di suolo e della varietà scelta. L’irrigazione deve essere localizzata e razionalizzata, in modo da evitare stress idrici e favorire lo sviluppo uniforme del frutto: spesso si utilizza la microirrigazione a goccia, con monitoraggio dei volumi.
Fondamentale è poi la difesa fitosanitaria, che si basa sui principi della difesa integrata volontaria (DIV): via libera a trappole cromotropiche, feromoni sessuali, soglie d’intervento ben definite e nemici naturali (come predatori e parassitoidi), mentre gli agrofarmaci si usano solo quando necessario e sempre tra quelli autorizzati.
La raccolta? Deve avvenire nel momento ottimale, quando cioè il frutto ha raggiunto il giusto grado di maturazione (valutata anche in campo con rifrattometri e sensori ottici). I tempi sono rigorosi: il pomodoro, infatti, deve essere conferito entro poche ore dalla raccolta, con trasporto in cassoni areati e controllati, per evitare fermentazioni o danni meccanici. E ogni singolo passaggio è tracciato, documentato, archiviato: non è burocrazia, è un sistema di rintracciabilità integrata che permette a ogni partita di pomodoro di “raccontare” da dove viene, come è stata coltivata, chi l’ha seguita. In altri termini, una garanzia per il consumatore e un orgoglio per la filiera.

Un concentrato di regole (e di passione)
Il cuore pulsante del disciplinare è la valorizzazione del pomodoro da industria come materia prima nobile. Il frutto coltivato deve arrivare allo stabilimento integro, sano, maturo al punto giusto, con una gradazione Brix calibrata, un colore intenso e uniforme e una consistenza che resista ai processi di pelatura, cottura e concentrazione. Il disciplinare non tollera scorciatoie: ogni difetto che può comprometterne la trasformabilità – marciumi, spaccature, residui vegetali – è un errore di sistema da prevenire in campo.
Ma questo sistema non si regge da solo. Il vero motore è la filiera organizzata, dove ogni anello ha un compito chiaro. In prima linea ci sono le Organizzazioni di Produttori (OP), vere registe operative del disciplinare. Coordinano la produzione, forniscono assistenza tecnica, formano gli agricoltori, pianificano le semine in base alla domanda delle industrie. Sono loro che traducono le regole in pratica quotidiana, piantando precisione dove prima c’era solo esperienza empirica. Intorno alle OP si muove poi una rete articolata e dinamica: ci sono le industrie di trasformazione, che fissano standard e obiettivi qualitativi; i tecnici agronomi che supportano le aziende agricole; le cooperative che aggregano la produzione; e poi le istituzioni pubbliche, come le Regioni e i servizi fitosanitari, che sorvegliano, certificano, intervengono. È un ecosistema che vive di interazione continua, capace di adattarsi a ogni crisi, che sia climatica, normativa o di mercato.
Proprio questa coesione – tra il campo e il barattolo, tra agricoltura e industria – ha reso possibile arrivare oggi alla XXV revisione del disciplinare: non un semplice aggiornamento burocratico, ma un atto di maturità collettiva. Un segno di come un comparto intero abbia saputo crescere, migliorarsi e innovare, senza mai perdere di vista l’identità di prodotto e territorio. Un traguardo tecnico, sì, ma anche profondamente culturale.
Presentazione della XXV revisione del disciplinare tecnico di produzione Pomodoro da Industria: dalle origini ad oggi
Leggere e applicare il disciplinare di produzione, però, è un affare tecnico e articolato, che richiede conoscenze e competenze eterogenee. Di qui l’idea, promossa dal Comitato tecnico di coordinamento OP/ANICAV, di un evento dedicato. Si tratta della presentazione della XXV revisione del disciplinare del Pomodoro da Industria del Bacino Centro-Sud, in programma il prossimo 29 aprile ad Angri (SA), nella sede della CON.CO.O.SA – il Consorzio Cooperative Ortofrutticole di Salerno.
Si parte alle 09:30 con un welcome coffee, poi i saluti istituzionali e, soprattutto, il tavolo tecnico dove interverranno nomi di rilievo del comparto: da Flavia Grazia Tropiano Resp. Promozione e sviluppo difesa Integrata della Regione Campania a Francesco Scirpoli dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia; dai referenti dei comitati tecnici delle diverse OP a imprenditori come Tarquinio Malgieri, tutti moderati dall’agronomo Mario Cardone dell’OP Agorà.
Non mancherà infine lo spunto accademico, grazie all’intervento del prof. Salvatore Germinara, entomologo dell’Università di Foggia, che porterà un punto di vista scientifico sulla gestione dei principali fitofagi del pomodoro.
L’intento – come sottolineato dal Comitato – è offrire un’occasione preziosa non solo per aggiornarsi, ma per capire da vicino come un documento tecnico possa diventare un importante strumento di cambiamento concreto per tutta la filiera agroalimentare.
Ilaria De Marinis
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