I virus del pomodoro: riconoscerli e contenerli

Spesso sottovalutate nelle fasi iniziali, le virosi si inseriscono in modo silenzioso nel ciclo colturale e, una volta stabilite, diventano difficili da contenere. Da qui l'importanza di riconoscerle

da Ilaria De Marinis
i virus del pomodoro

Nel pomodoro, le virosi continuano a rappresentare una delle criticità fitosanitarie più insidiose, non solo per la gravità dei sintomi che possono provocare, ma anche per la loro stretta relazione con la presenza e la dinamica dei vettori in campo e in serra. Afidi, mosche bianche, tripidi e cicaline non svolgono infatti solo un ruolo accessorio nella diffusione dei patogeni, ma ne determinano spesso velocità di propagazione, pressione epidemica e impatto finale sulla produzione. In questo quadro, conoscere i principali virus trasmessi dagli insetti significa leggere con maggiore precisione i segnali della coltura e comprendere dove si gioca davvero la prevenzione: sul materiale di propagazione, sul monitoraggio tempestivo dei vettori e sulla gestione integrata dell’agroecosistema. Da CMV e PVY fino a TYLCV, TSWV ed EMDV, il panorama è ampio e biologicamente molto diverso, ma accomunato da un elemento centrale: infezioni precoci e trasmissione efficiente possono compromettere in modo pesante resa, qualità e commerciabilità del raccolto.

I virus trasmessi dagli afidi 

Cucumber mosaic virus (CMV) – Virus del mosaico del cetriolo

Il Cucumber mosaic virus (CMV) è tra i virus più diffusi al mondo, ma la sua incidenza sul pomodoro varia in base all’area geografica: può essere particolarmente grave nelle regioni temperate e in clima mediterraneo, ma è presente anche in zone tropicali, come quelle africane, e in vaste aree dell’Asia (Cina, Giappone, Taiwan). In Europa è molto comune, soprattutto in Italia, Spagna e Francia, dove colpisce regolarmente le colture orticole. In Italia, insieme al Potato virus Y, rappresenta uno dei più frequenti sul pomodoro, con infezioni frequenti in campo aperto durante l’estate appunto può manifestarsi anche in serra, soprattutto nei periodi in cui sono presenti afidi virulenti nei vivai. Si tratta di un virus ubiquitario e altamente polifago. È considerata la specie tipo del genere cucumovirus e possiede una delle più ampie gamme di ospiti tra i virus vegetali comprendendo cucurbitacee, pomodoro, peperoni, spinacio, sedano e altre ancora.

Potato virus Y (PVY) – Virus Y della patata

Questo virus colpisce numerose colture tra cui pomodoro, peperone e tabacco, oltre alla patata. È presente sia in pieno campo che in coltivazioni protette, dove la sua incidenza è in aumento e risulta particolarmente grave nelle regioni a clima caldo. In alcuni Paesi europei si trova spesso in associazione con altri patogeni, in particolare il CMV, con cui dà luogo a infezioni miste e sintomatologie aggravate.

Nel pomodoro, il PVY provoca due principali tipologie di sintomi fogliari:

  1. alterazioni di colore – sulle foglie giovani compaiono chiazze clorotiche che evolvono in un mosaico verde, accompagnato da bande verde scuro lungo le nervature (bande venose) e macchie diffuse.
  2. necrosi – si manifestano macchie bruno-rossastre che tendono a necrotizzare rapidamente. 

Nei casi più gravi, la sintomatologia può estendersi su piccioli e fusto, dove compaiono lesioni e striature scure estese.

Alfalfa mosaic virus (AMV) – Virus del mosaico dell’erba medica

L’Alfalfa mosaic virus (AMV) ha una distribuzione globale, con incidenza maggiore nelle regioni temperate dove è coltivata l’erba medica, suo ospite preferito. È diffuso anche in zone più calde, come Africa e America, dove colpisce leguminose, peperone e pomodoro. Pur non essendo considerato un virus primario del pomodoro nelle Americhe, è presente regolarmente in Europa meridionale, con una frequenza variabile a seconda degli anni e degli appezzamenti. Il virus è stato descritto per la prima volta nel 1931 negli Stati Uniti su Medicago Sativa (erba medica). È la specie tipo del genere Alfamobilus e appartiene alla famiglia Bromoviridae. 

L’AMV provoca due principali tipologie di sintomi fogliari:
– mosaico, con disegni verde chiaro e verde scuro molto evidenti;
– lesioni necrotiche a macchie, inizialmente localizzate alla base della lamina o diffuse su tutta la foglia, fino a interessare le nervature.

pomodoro i virus

Virus trasmessi dalle mosche bianche

Tomato Chlorosis virus (ToCV) – Virus della clorosi del pomodoro

Sebbene i primi sintomi riconducibili alla malattia fossero già stati osservati nel 1989, la virosi è stata individuata per la prima volta in Florida nel 1998. Oggi è diffusa sia in coltivazioni in pieno campo sia in ambiente protetto e, a seconda dei casi, la percentuale di piante colpite può variare dal 5 al 30%, fino a compromettere interamente la coltura. In queste situazioni le rese si riducono sensibilmente, soprattutto a causa della minore pezzatura dei frutti.

I sintomi iniziano solitamente a manifestarsi sulle foglie basali e mediane, distribuite in modo casuale all’interno della coltura. Si osservano clorosi internervali con macchie gialle irregolari, occasionali necrosi puntiformi di colore rossastro o bruno e un progressivo ingiallimento delle foglie superiori. Con l’avanzare dell’infezione, le foglie invecchiano precocemente, diventano ispessite, fragili e si arricciano fino a disseccarsi. Le piante appaiono meno vigorose, con crescita e maturazione dei frutti rallentate. Fiori e frutti, tuttavia, non mostrano sintomi specifici. Il periodo di incubazione è generalmente di 3-4 settimane.

Tomato Yellow leaf curl virus (TYLCV) – Virus dell’arricciamento fogliare giallo del pomodoro

Il TYLCV appartiene ai Begomovirus. Diffuso in tutti i continenti, è particolarmente presente nelle aree mediterranee, in Medio Oriente, Africa, Asia e America. In Italia è stato segnalato a partire dagli anni ‘80 in Sicilia, Sardegna e Calabria. La sua rapida diffusione si deve a diversi fattori: il suo agente vettore, Bemisia tabaci, mosca bianca polifaga e molto prolifica; la sensibilità delle varietà coltivate e la circolazione di piante infette. Le perdite di produzione possono superare il 50-60%, fino a compromettere completamente la raccolta se l’infezione è precoce.

I sintomi tipici sono crescita stentata e portamento cespuglioso, foglie piccole e incurvate verso l’alto con aspetto “a cucchiaio”, clorosi internervale, talvolta colorazioni violacee, aborto dei fiori e produzione ridotta di pochi frutti piccoli. Sono stati descritti numerosi ceppi e specie virali e affini, ma con caratteristiche biologiche simili. Al momento non esistono cure per questo virus e, come anticipato, la difesa si basa su varietà resistenti/tolleranti, controllo della mosca bianca, uso di materiale sano e monitoraggio colturale continuo.

I virus trasmessi dai tripidi

Tomato spotted wilt virus (TSWV) – Virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro

Estremamente polifago, questo virus colpisce numerose colture orticole e ornamentali. Presenta distribuzione quasi globale con maggiore incidenza nelle regioni temperate e subtropicali, dove dagli anni ‘80 si è diffuso rapidamente a causa dell’introduzione del vettore Frankliniella occidentalis. Le perdite produttive dipendono dall’epoca di infezione: più è precoce, più è grave il danno. Attacchi prima della fioritura possono impedire del tutto la formazione dei frutti, mentre infezioni tardive riducono drasticamente la qualità e il valore commerciale della produzione. I sintomi possono essere molto variabili:

  • sulle foglie si osservano mosaici clorotici, macchie necrotiche o brune, anelli concentrici, colorazioni antocianiche e in stadi avanzati abbronzature e necrosi diffuse, disseccamenti e avvizzimenti;
  • fusti e piccioli presentano lesioni necrotiche allungate e striature scure;
  • sui frutti si notano deformazioni, crescita ridotta, anelli concentrici, aree necrotiche e screpolature, colorazione irregolare con doratura interna, che rendono il prodotto non commerciabile.

i virus pomodoro

I virus trasmessi da cicaline

Eggplant mottled dwarf virus (EMDV) – Virus della screziatura delle melanzane

Questo virus appartiene al genere Nucleorhabdovirus e a differenza dei precedenti viene trasmesso da cicaline del genere Agallia. Descritto per la prima volta su melanzana in Italia nel 1969, è stato segnalato con nomi differenti in vari Paesi del Mediterraneo e successivamente anche in Giordania, Afghanistan, Iran e Bulgaria. Oltre al pomodoro, colpisce altre Solanaceae (tabacco, melanzana, peperone, patata, morella comune, ecc.) e specie di altre famiglie come cetriolo, ibisco, cappero e pittosporo.
Sul pomodoro provoca ingiallimenti e assottigliamento delle nervature delle foglie giovani, che appaiono più piccole, deformate e arrotolate. La crescita della pianta è ridotta o bloccata, con conseguente sterilità, e i frutti risultano poco colorati, deformati, con superficie rugosa o bollosa.

Concludendo

In un contesto produttivo in cui la pressione dei vettori può cambiare rapidamente e le infezioni precoci risultano spesso decisive, le virosi del pomodoro impongono quindi un approccio che non può limitarsi alla sola osservazione dei sintomi. La vera linea di difesa si costruisce prima, attraverso prevenzione, monitoraggio costante, materiale di propagazione sano, igiene colturale e controllo puntuale degli insetti vettori. È su questo terreno che si misura oggi la capacità di contenere patogeni diversi per biologia e aggressività, ma accomunati da un effetto finale ben noto: indebolire la pianta e compromettere il valore commerciale della produzione.

 

A cura di: Valentino De Rosa – agronomo
©fruitjournal.com

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