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Pilastri dell’agricoltura in serra, zucchino e pomodoro si confrontano quotidianamente con sfide che mettono a dura prova il lavoro degli agricoltori. Dalle avversità ambientali alle minacce di patogeni e parassiti, le difficoltà si fanno più pressanti in Sicilia, dove queste colture rivestono un ruolo strategico. E tuttavia proprio dall’Isola giunge un nuovo, interessante lavoro di ricerca che mira a proporre soluzioni innovative per il miglioramento delle produzioni orticole in serra per pomodoro e zucchino. Il progetto coinvolge due eccellenze siciliane: OP Naturmind, leader nell’agricoltura biologica grazie alla sinergia tra Econatura e Sicilbio, e OP La Mongolfiera, azienda di punta nella produzione e commercializzazione di angurie, agrumi e ortaggi. A supportarle, il know-how del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania e il centro di ricerca Ri.Nova, incaricato del coordinamento e della divulgazione dei risultati.
L’obiettivo? Potenziare la sostenibilità ambientale ed economica delle coltivazioni in serra, ottimizzando la resa mediante strategie innovative.
Tecnologie innovative per l’agricoltura in serra
Il progetto di ricerca sulle colture in serra si concentra su due obiettivi principali: migliorare la difesa biologica del pomodoro e ottimizzare la resa dello zucchino attraverso tecniche innovative. Due azioni distinte, ma complementari, che si articolano in due filoni principali: l’adozione del metodo banker plants (che combina strategie di controllo biologico aumentativo e conservativo) per il pomodoro biologico e l’impiego di biostimolanti per lo zucchino. Ma di cosa si tratta? Vediamoli nel dettaglio.
Nel primo caso, si parla di un sistema che – noto anche come open rearing systems – si basa su tre elementi fondamentali: l’uso di piante secondarie, la presenza di una fonte di nutrimento alternativo e il ricorso a nemici naturali dei parassiti. L’obiettivo è quello di creare un habitat ideale per il pomodoro che favorisca la presenza di insetti utili, abbattendo i costi e migliorando così la sostenibilità della coltura. In sostanza, le banker plants diventano veri e propri “rifugi” per i predatori naturali dei fitofagi che attaccano le piante di pomodoro.
Il progetto è già in fase di sperimentazione tanto che nelle serre sperimentali messe a disposizione dall’azienda OP Naturmind a Marina di Ragusa, si sta procedendo con il confronto tra quattro configurazioni:
- coltivazione di pomodoro con sesamo come pianta secondaria;
- coltivazione di pomodoro con verbena;
- una combinazione di pomodoro, sesamo e verbena;
- un sistema di controllo senza banker plants.
Una volta concluse, queste prove permetteranno di valutare quale strategia garantisce i risultati migliori, sia in termini di protezione delle colture che di efficienza economica.

Biostimolanti per lo zucchino: prolungare la produttività
Parallelamente, il progetto si concentra anche sul miglioramento quali-quantitativo della coltivazione dello zucchino in serra. La ricerca punta sull’impiego di biostimolanti, sostanze in grado di mantenere le piante in una condizione produttiva ottimale per un periodo più lungo, stimolandone lo sviluppo continuo e aumentando l’efficienza nell’assorbimento dei nutrienti.
Questo approccio mira a contrastare gli stress abiotici, come siccità o temperature estreme, migliorando al contempo la qualità del raccolto. In pratica, l’uso di biostimolanti favorisce una crescita costante delle radici, una fioritura regolare e una produzione di frutti più duratura nel tempo. Le sperimentazioni includono l’analisi di quattro prodotti – due innovativi e due già commerciali – confrontati con un trattamento di controllo. I biostimolanti sono stati applicati in tre modalità: fogliare, radicale e una combinazione di entrambe, per verificare quale strategia sia la più efficace. I risultati, però, non sono ancora disponibili. Il progetto, infatti, si chiuderà il 31 dicembre 2026. Fino ad allora, i ricercatori continueranno nella sperimentazione. L’ambizione – nell’uno e nell’altro caso – è alta: aumentare del 15% la produttività dello zucchino, riducendo gli scarti di almeno il 10%, e dimezzare i lanci di insetti utili nel pomodoro del 50 %, mantenendo livelli di danno produttivi uguali o inferiori a quelli rilevati nelle pratiche standard.
Federica Del Vecchio
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