Biostimolanti e clima: sfide e opportunità

Con Valerio Bucci - Responsabile Qualità, Sostenibilità e HACCP di Terremerse approfondiamo l’importanza dei biostimolanti in un contesto agricolo e climatico in evoluzione

da uvadatavoladmin
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Nella sfida rappresentata oggi dalle mutate condizioni meteorologiche, l’agricoltura può trovare nei biostimolanti validi alleati per una gestione agronomica delle colture sostenibile e ottenere produzioni di qualità. A spiegarlo, Valerio Bucci – Responsabile Qualità, Sostenibilità e HACCP di Terremerse, cooperativa multifiliera dell’agroalimentare da oltre 100 anni all’attivo nel Nord Italia.

L’agricoltura moderna è molto diversa da quella di una volta. Fino al ventesimo secolo, l’azienda agricola puntava all’autosufficienza, con manodopera prevalentemente interna e mezzi di produzione per il 90% provenienti dall’azienda agricola stessa; le stesse sementi erano ricavate dalle produzioni dell’annata precedente e la concimazione era prevalentemente organica, derivante dalla stalla aziendale, che forniva anche la forza motrice per l’aratura. La condizione di oggi, invece, è quella di una azienda molto dipendente dall’esterno sia per l’apporto di mezzi tecnici, che per l’accesso al mercato di sbocco; con tempi di coltivazione e di rotazione sempre più serrati, dove la meccanizzazione è via via più specializzata e ingegnerizzata, l’informatica svolge un ruolo chiave per la gestione di irrigazione, concimazione e controllo delle condizioni colturali, e i costi di produzione tendono ad aumentare parallelamente all’aumento dell’aleatorietà dei ricavi. Tra i fattori che rendono sempre più incerto il risultato economico delle coltivazioni agricole oggi, va annoverata la variabilità delle condizioni meteorologiche che mettono a dura prova la capacità di adattamento delle coltivazioni e ne minano le potenzialità produttive. 

Analizziamo questi cambiamenti a livello meteorologico studiando i dati e ragionando su di essi. Per farlo, ci avvarremo dei dati che Arpae (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia Romagna) ha rilevato nella pianura ravennate. La banca dati Arpae copre un periodo che parte dal 1961 e arriva fino ai giorni nostri. Come riferimento prenderemo i dati medi del periodo 1961-2015, ripartiti in due periodi di 29 e 26 anni e precisamente 1961-1989 e 1990-2015, che serviranno come termine di paragone per le annate più recenti. I dati che analizzeremo, su cui saranno poi effettuate le valutazioni, sono le precipitazioni cumulate mensili, la media mensile delle temperature minime giornaliere e la media mensile delle temperature massime giornaliere.

Biostimolanti e clima: focus sulle precipitazioni

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Precipitazioni mensili registrate nella pianura ravennate in mm – Medie 1961-1989 e 1990-2015 e valori annuali 2018-2023 – Dati Arpae

Dallo studio dell’evoluzione delle precipitazioni mensili nell’arco degli ultimi 60 anni emergono alcune interessanti considerazioni. Anzitutto, confrontando tra loro le medie trentennali delle precipitazioni dei due periodi (1961-1989 e 1990-2015) possiamo rilevare che il trend è cambiato molto poco per i mesi invernali e primaverili. Diversamente, nel periodo estivo, nel trentennio più vicino a noi, si manifesta una diminuzione delle piogge, mentre nei mesi autunnali si segnala un notevole aumento delle piogge in ottobre nel periodo 1990-2015, di circa 30 mm sul mese. Esaminate le medie storiche, ora possiamo paragonarle agli andamenti riscontrati negli ultimi 5 anni.

Per il mese di gennaio possiamo affermare che gli ultimi 6 anni hanno rispettato la media, fatta eccezione per il 2023 che è stato un po’ superiore; mentre per febbraio e marzo si sono avute precipitazioni inferiori alla media, esclusi febbraio 2018 – segnato da piogge elevate – e marzo 2023, risultato nella media. Anche i mesi di aprile sono risultati inferiori alla media delle precipitazioni, con l’eccezione di aprile 2022, leggermente al di sopra. Il mese di maggio è quello in cui spiccano i dati assolutamente rilevanti delle precipitazioni 2018, 2019 e, soprattutto, 2023: abbiamo infatti registrato rispettivamente 108, 159 e 257 mm contro un media dei sessant’anni precedenti di 61 mm. Le piogge del 2023 sono quelle che hanno originato i tristemente noti problemi in Romagna, con frane, esondazioni, rottura d’argini e allagamenti. I mesi estivi degli ultimi 6 anni hanno registrato precipitazioni inferiori alla media, tranne che per luglio 2020 e, soprattutto, agosto 2022 (135 mm anziché i 53-66 di media). Il mese di settembre si può considerare praticamente in linea con la media storica, mentre ottobre è molto al di sotto della media. In ultimo, nei mesi di novembre e dicembre, le precipitazioni sono risultate abbastanza allineate con la media storica, con novembre e dicembre 2019 e dicembre 2020 assai sopra la media.

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Considerazioni agronomiche

La situazione delle precipitazioni ora illustrata deve fare riflettere su quali nuove difficoltà possono incontrare le coltivazioni in pieno campo e in quali periodi dovranno essere maggiormente supportate, anche con biostimolanti specifici.

  • Gli ultimi mesi dell’inverno sono stati negli ultimi anni caratterizzati da lunghi periodi con precipitazioni scarse o addirittura assenti: è chiaro che tali condizioni ostacolano ad esempio i processi di accestimento e di levata del frumento, oppure la fioritura e la successiva allegagione nelle piante da frutto, in quanto rendono difficile la solubilizzazione e l’assorbimento dell’azoto. È importante scegliere fertilizzanti azotati a cessione graduale che possano “aspettare” le condizioni ambientali favorevoli senza correre il rischio di perdite, ad esempio per denitrificazione, come succede all’urea non interrata in terreni calcarei. Parimenti può essere utile la somministrazione di biostimolanti che promuovano i processi di accestimento per consentire anche in queste condizioni lo sviluppo di più culmi, nonché altri che stimolino l’accrescimento radicale in modo da intercettare l’umidità presente negli strati non superficiali del terreno.
  • Negli ultimi anni si sono presentate nei mesi di maggio e novembre piogge torrenziali che hanno creato serie difficoltà, oltre che ai centri abitati, anche alle colture, con periodi più o meno lunghi di sommersione e forte dilavamento dei nutrienti. In queste situazioni, ovviamente entro certo limiti, può essere di aiuto la somministrazione di biostimolanti che consentano di affrontare lo stress da scarsa ossigenazione dell’apparato radicale, così come è importante l’ausilio di concimi azotati a cessione graduale, che non subiscano facilmente l’azione di dilavamento in falda.
  • Altra condizione cui vanno incontro molto di frequente le coltivazioni negli ultimi anni, è lo stress idrico nei mesi estivi, in quanto le precipitazioni si sono molto diradate e, quando si verificano, sono eventi temporaleschi che non riescono a favorire un reale accumulo di acqua nel suolo. Laddove non ci sia la possibilità di irrigare o comunque l’irrigazione non sia sufficiente a compensare le carenze idriche, è importante l’impiego di prodotti biostimolanti che aiutino la pianta a gestire meglio l’acqua, ad esempio limitando le perdite traspirative o migliorando i processi di ricerca dell’acqua nel terreno tramite un apparato radicale più profondo e più attivo.

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A cura di: Valerio Bucci
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