Cimice asiatica, in Veneto stagione pericola a rischio

Ritrovato per la prima volta nel 2014, nella Regione l'emittero torna a farsi sentire. A essere minacciato un comparto già in profonda crisi come quello delle pere

da Redazione FruitJournal.com
cimice asiatica pero

In Veneto la cimice asiatica, Halyomorpha Halys, torna a farsi sentire. A farne la spese è la produzione di pere, in particolare quella ricadente nelle aree di Verona e Rovigo. 

Nella regione, l’emittero è stato ritrovato per la prima volta nel 2014 e da allora le popolazioni sono in aumento e in continua espansione. In particolare, dal 2019 il fenomeno ha visto un aumento della gravità, con perdite sempre più importanti, fino al 100% del raccolto. Per contrastare la diffusione della cimice asiatica, dal 2016, la Regione Veneto ha affidato al Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente dell’Università di Padova un progetto di ricerca che prevede prove di laboratorio sugli effetti degli insetticidi e attività sperimentali per misurare gli effetti dell’introduzione di possibili insetti antagonisti come la vespa samurai. Nel frattempo, però, H. Halys continua a destare preoccupazione e ora, a ridosso della campagna 2024, si teme per la produzione di pere.
Soprattutto a fronte di una stagione che sembrava poter interrompere il critico andamento produttivo che da anni si segnala nel comparto delle pere. 

Il rischio cimice asiatica per la stagione pericola 2024

Secondo le prime stime, infatti, quest’anno la produzione di pere in Veneto dovrebbe raggiungere volumi importanti. A causa della cimice asiatica, però, si temono ricadute dal punto di vista qualitativo, con il rischio che buona parte di prodotto finisca così all’industria di trasformazione. 

Il che rischia di tradursi in un ennesimo colpo per la pericoltura veneta che, come dimostrano i dati di Veneto Agricoltura, già nel 2023 ha visto un calo significativo delle superfici, pari all’11,9%, attestandosi sui 1.820 ettari totali. Di questi, la metà si concentra nella zona di Verona che, pur registrando un calo del 10,6%, con 970 ettari e il 54% degli impianti, mantiene il primato della produzione veneta di pere. Segue Rovigo che soffre ancora di più con un decremento del 16,8 per cento e 485 ettari rimasti. Ben più consistenti le perdite riscontrate a Padova (220 ettari, – 17,9%) e Venezia (75 ettari, -21,1%).

cimice-asiatica su pero veneto

Sulla questione cimice asiatica è intervenuta anche Confagricoltura Veneto. “Dispiace per la produzione di pere, perché quest’anno la quantità è andata bene dal punto di vista quantitativo, perché la merce c’era in quasi tutte le varietà – ha fatto sapere la presidente dell’associazione, Francesca Aldegheri – Purtroppo il problema della cimice asiatica vede un miglioramento per altri tipi di frutta, come le mele, ma per le pere no. Le reti, i trattamenti specifici e altri accorgimenti non sono serviti a molto, perché l’insetto aggredisce i frutteti, causando danni molto importanti. Il prodotto, di conseguenza, difficilmente riesce ad essere venduto come fresco, e viene dunque destinato all’industria. Il risultato è una perdita economica, perché i prezzi spuntati sono molto bassi. E quest’anno il mercato non è stato ingeneroso, perché il prodotto fresco è stato remunerato bene. Peccato che pochi siano riusciti ad avere frutti perfetti per la commercializzazione nei negozi di ortofrutta e nei supermercati”.

La risposta delle istituzioni

Già qualche mese fa, il Ministero dell’Agricoltura aveva approvato un decreto con il quale stanziava un budget di 15milioni di euro da destinare alle aziende coinvolte nella filiera frutticola della pera, gravemente colpite da eventi naturali e climatici che hanno compromesso la loro produttività. L’intento è fornire aiuti mirati a queste realtà agricole, nel tentativo di salvare una coltivazione storica per l’Italia. Agli aiuti potranno accedere le imprese agricole che abbiano registrato nel 2024 un decremento superiore al 30 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno 2022.

Una misura importante, ma che potrebbe rivelarsi insufficiente. “Ben vengano gli aiuti al settore – ha infatti chiosato la presidente Aldegheri – ma i valori assegnati potrebbero non essere sufficienti per sostenere il mantenimento di una coltivazione sempre più difficoltosa da portare avanti. In Emilia Romagna stanno estirpando alla grande, anche a causa dei problemi aggiunti della maculatura bruna e dell’alternaria, ma pure nel nostro areale le superfici coltivate a pero sono in costante calo, perché è diventato difficile salvaguardare il prodotto. E siccome da anni non si riesce a fare reddito, tra cimice, gelate e siccità, tanti decidono di chiudere con i frutteti e cambiare coltura”.

Ilaria De Marinis
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