In questo intervento si vuole focalizzare l’attenzione sul boro, un elemento che per la coltura dell’olivo riveste un ruolo importante e che va già considerato nella fase di ripresa vegetativa.
Assicurare elevate condizioni di fertilità della pianta significa intervenire precocemente per migliorare la vitalità del polline e aumentare la presenza di fiori “perfetti”. In questi processi riproduttivi il boro riveste un ruolo determinante.
Innanzitutto, va tenuto presente che al fine di ottenere una buona fioritura è bene che si verifichino alcuni fattori tra cui temperature diurne moderate (tra i 20 e i 25°C), ventosità costante e diffusa e una buona esposizione al sole. Alla fioritura il polline, caratterizzato da una forma ellittica e un’elevata resistenza alla disidratazione, viene trasportato dal vento (fig.1): se questo raggiunge lo stigma, l’organo femminile del fiore, e viene riconosciuto compatibile, il processo di fecondazione dell’olivo prende forma (fig.2).

Figura 1- Nubi di polline di olivo comunemente viste durante la stagione della fioritura in Andalusia (Spagna). Fonte: José Angel García, Ideal 6 May 2020.
Tale occorrenza riguarda mediamente solo il 2% di tutti i fiori della pianta, è quindi evidente che l’allegagione coinvolge una quantità minima del materiale e delle energie spese dalla pianta per produrre tutti i fiori e la quantità di polline dispersa. Chiaramente non si deve e non si può alterare drasticamente la fisiologia della pianta ma migliorare anche leggermente questa percentuale è un obiettivo possibile che può incidere fortemente sulle rese.
Il boro entra in gioco perché influenza, insieme alle pectine, la stabilizzazione delle pareti cellulari del polline e, in particolare, la crescita del tubo pollinico che deve essere in grado di arrivare alla base dell’ovario una volta posatosi sul fiore (fig.2).

Figura 2 – Riproduzione dell’olivo: pistillo (organo femminile), stame (organo maschile) e posizionamento del polline.
In uno studio condotto su diversi oliveti, quelli trattati con acido borico a 100 mg/L durante la fase di fioritura e 15 giorni dopo, hanno evidenziato una germinazione del polline più elevata dal 24% al 59%. Questo è stato possibile grazie a una maggiore lunghezza (+25-48%) del tubo pollinico per gli ulivi trattati rispetto al testimone non trattato (vedi fig.3). L’ampio range risultante è stato determinato sia dal coinvolgimento nella prova di diverse cultivar sia dalle diverse condizioni metereologiche verificatesi.

Figura 3- Negli istogrammi la % dei pollini germinati di una delle varietà coinvolte nella prova. La spezzata indica la lunghezza del tubo pollinico. (ppm = mg/L). Fonte *1
Il boro incide positivamente anche sul numero dei cosiddetti “fiori perfetti” ovvero quelli che si presentano completi di stami e pistillo funzionale (fig.4). Un altro studio ha infatti dimostrato che l’applicazione di boro tre settimane prima della fioritura può migliorare la percentuale di “fiori perfetti” fino al 49% (fig.5).

Figura 4 – (Sinistra): Fiori intatti. (Destra): Petali rimossi per esporre meglio il pistillo funzionale (freccia bianca) rispetto a quello non sviluppato (freccia nera). Fonte: Seifi, E.; Guerin, J.; Kaiser, B.; Sedgley, M. Flowering and fruit set in olive: A review. Iran. J. Plant Physiol. 2015, 5, 1263–1272.

Figura 5 – % di fiori perfetti su tesi trattate con diversi dosaggi di boro. Fonte *2. Grafico realizzato dai dati dell’autore
Lo stesso studio mostra una percentuale di allegagione nettamente maggiore delle tesi trattate con boro rispetto al testimone (fig. 5) e questo può incidere in maniera estremamente positiva sulla resa finale della coltura.

Figura 6 – % di allegagione a giugno su tesi trattate con diversi dosaggi di boro. Fonte *2. Grafico realizzato dai dati dell’autore
Per definire tempi e quantità di dosaggio del boro e necessario considerare che parte di esso non viene traslocato verso i fiori (attività riproduttiva) ma viene utilizzato della pianta insieme ai pectati di calcio per migliorare la resistenza delle pareti cellulari. Una carenza di boro che solitamente si manifesta in terreni basici, può incidere sulla qualità delle olive e più in generale sulla loro conservabilità.
Concimazione alla ripresa vegetativa
A. IMPIANTI TRADIZIONALI E INTENSIVI (fino a 350 – 400 piante/ha)
In questi sistemi, che comprendono sia gli impianti tradizionali sia quelli ad alta densità, la gestione nutrizionale mira a sostenere lo sviluppo vegetativo costante e a preservare il potenziale fiorale.
Concimazione al terreno (ripresa vegetativa)
Si consiglia l’impiego di Olivo 12.6.6 + 3CaO + 26SO₃ + 0,01B + 7,5COrg alla dose di 1-1,2 kg/pianta.
Il prodotto assicura una nutrizione azotata costante e stimola l’apparato radicale.
Interventi fogliari
Da fine febbraio, l’applicazione di Leaf N (22.0.0 + 11SO₃ + 0,5B), in due interventi da 4 L/ha, distanziati di 15 giorni, favorisce la crescita dei nuovi germogli che porteranno la produzione dell’anno successivo.
Accumulo strategico (marzo): l’impiego di Oro-B alla dose di 1-1,5 l/ha (boro complessato con etanolammina all’11%) favorisce un rapido accumulo interno di boro in vista della pre-fioritura.
B. SISTEMI SUPERINTENSIVI (SHD)
Nei sistemi ad altissima densità, l’elevato carico produttivo richiede una gestione estremamente precisa dei nutrienti.
Per la concimazione al terreno (Olivo 12.6.6) si prevede una dose di 400-450 kg/ha.
Per le applicazioni fogliari rispettare le seguenti dosi: Leaf N 5l/ha per due interventi.
Oro-B 2 l/ha.
In entrambi i casi in terreni ricchi di sostanza organica (>2-3%) è possibile sostituire l’OLIVO 12.6.6 con il SUPER RED 14.7.7+3CaO+2MgO+35SO3 (alle medesime dosi) che è un prodotto minerale caratterizzato da una totale solubilità del fosforo.
Tabella riepilogativa dei dosaggi:

Fonti:
*1 American Journal of Plant Physiology 10 (2): 55-67, 2015 ISBN 1557-4539 / DOI: 10.3923/ajpp.2015.55.67 © 2015 Academic Journals Inc.
*2 Slavko Perica et al, Foliar Boron Application Improves Flower Fertility and Fruit Set of Olive. HORTSCIENCE 36(4):714–716. 2001.
Comunicato a cura di: FCP Cerea
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