Click day 2026: da lunedì via alle domande

Dalle quote disponibili alle tempistiche, passando per le nuove regole sul lavoro agricolo occasionale: cosa devono sapere le aziende in vista del click day del 12 gennaio

da Donato Liberto
click day

Ogni anno torna, e ogni anno concentra in pochi minuti una parte decisiva della programmazione agricola. Il click day per i lavoratori stagionali, fissato per il 12 gennaio 2026, è uno dei passaggi più critici per l’accesso alla manodopera. Dalle ore 9.00 sarà possibile inviare le domande per assumere manodopera straniera nei settori agricolo e turistico-alberghiero, nell’ambito del nuovo decreto flussi.

Non si tratta di una novità in senso stretto. Il click day, infatti, è un appuntamento ormai ricorrente, che torna puntuale ogni anno. Ma resta uno degli snodi più delicati per chi deve programmare le campagne, perché in pochi minuti si gioca l’accesso a una risorsa fondamentale: il lavoro.

Per il 2026 il governo ha autorizzato 88 mila ingressi per lavoro subordinato stagionale, una quota che conferma quanto il tema della manodopera resti centrale per il sistema agricolo italiano.

La carenza di manodopera: un problema strutturale

Il click day non è solo una scadenza amministrativa. È il riflesso di un problema ben più ampio e ormai strutturale: la difficoltà crescente di reperire manodopera in agricoltura nei momenti in cui serve davvero.

Negli ultimi anni, molte aziende hanno dovuto fare i conti con una disponibilità di lavoratori sempre più incerta e discontinua. Non si tratta solo di quantità, ma di tempi. In agricoltura, la maggior parte delle operazioni colturali non possono essere rimandate: non intervenire nella finestra giusta può significare perdere una parte rilevante della produzione, ma anche comprometterne la qualità. Ritardi nella raccolta, nella potatura o in altre fasi chiave si traducono spesso in cali di resa, peggioramento delle caratteristiche commerciali e, in alcuni casi, in un deprezzamento del prodotto.

È dentro questo quadro che va letto il click day: non come un semplice adempimento, ma come uno degli strumenti con cui il sistema cerca, anno dopo anno, di tamponare una difficoltà strutturale.

Il click day del 12 gennaio: come funziona

Come ricorda il portale governativo integrazionemigranti.gov.it, dalle ore 9.00 di lunedì 12 gennaio i datori di lavoro interessati ad assumere lavoratori stranieri subordinati stagionali nei settori agricolo e turistico-alberghiero potranno inviare le istanze di nulla osta già precompilate sul Portale Servizi del Ministero dell’Interno.

La fase di precompilazione si è svolta tra il 23 ottobre e il 7 dicembre, consentendo alle aziende, alle associazioni di categoria e ai professionisti delegati di preparare in anticipo le domande. Lo stesso portale sarà utilizzato il giorno del click day per l’invio definitivo delle richieste, che verranno esaminate in base all’ordine cronologico di arrivo, fino a esaurimento delle quote disponibili. 

Le quote: cosa interessa davvero all’agricoltura

Per il 2026, il contingente complessivo è di 88 mila ingressi per lavoro subordinato stagionale. Di questi:

  • 47 mila sono destinati al settore agricolo, tramite le associazioni datoriali;
  • 13 mila al comparto turistico-alberghiero;
  • le restanti quote coprono altre tipologie di ingresso previste dal decreto, tra cui lavoratori provenienti da Paesi con accordi di cooperazione migratoria e stagionali pluriennali già impiegati in Italia negli anni precedenti.

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Il punto della Legge di Bilancio 2026: cosa cambia davvero

Accanto al tema dei flussi, il 2026 segna anche un passaggio importante sul piano normativo. Con la Legge di Bilancio 2026, il lavoro agricolo stagionale smette di essere una soluzione ammessa solo in via temporanea e viene inserito in modo stabile nel quadro delle tipologie contrattuali utilizzabili in agricoltura.

Negli anni precedenti, questa forma di impiego era stata introdotta come misura eccezionale, autorizzata per periodi limitati e rinnovata di volta in volta attraverso proroghe annuali. Ogni stagione, quindi, imprese e operatori dovevano attendere una conferma per sapere se lo strumento sarebbe stato ancora disponibile.

Dal 2026 questa logica viene superata. Il lavoro agricolo occasionale non è più una deroga, ma una possibilità riconosciuta in modo strutturale dall’ordinamento. È importante chiarirlo: non cambiano le regole operative. Restano invariati i limiti di utilizzo, le categorie di lavoratori coinvolti e le condizioni previste dalla normativa. Quello che cambia è il piano su cui si colloca questo strumento: non più una soluzione “tollerata” per periodi limitati, ma una tipologia contrattuale esplicitamente pensata per rispondere alle esigenze ricorrenti del settore.
In altre parole, non si tratta di una rivoluzione pratica, ma di un cambio di impostazione. La stagionalità non viene più trattata come un’anomalia da gestire con eccezioni temporanee, ma come una caratteristica strutturale dell’agricoltura, che richiede strumenti adeguati e riconosciuti nel tempo.

Cosa prevede il lavoro agricolo occasionale

Dal punto di vista pratico, il lavoro agricolo occasionale resta un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato, riferito ad attività stagionali.

Il limite principale è quello delle 45 giornate annue di lavoro effettivo per ciascun lavoratore. Il contratto può avere una durata formale fino a 12 mesi, ma se si supera questo tetto di giornate, il rapporto si trasforma automaticamente in un contratto ordinario a tempo determinato.

Restano invariati anche i requisiti soggettivi: possono essere impiegati disoccupati, percettori di ammortizzatori sociali, pensionati, studenti sotto i 25 anni e alcune categorie particolari. Sono invece esclusi – salvo i pensionati – coloro che hanno avuto un rapporto di lavoro agricolo ordinario nei tre anni precedenti.

Due strumenti, un unico problema

Il click day e il lavoro agricolo occasionale si muovono su piani diversi, ma rispondono allo stesso problema: garantire manodopera alle aziende in un settore dove il lavoro non è distribuito in modo uniforme durante l’anno. Il primo interviene sull’ingresso di lavoratori dall’estero, il secondo offre una forma di flessibilità interna riconosciuta sul piano normativo. Entrambi cercano di ridurre il ricorso a soluzioni irregolari e di rendere più gestibile una stagionalità che, di fatto, non può essere eliminata.

La vera sfida però resta sul campo. Capire se questi strumenti riusciranno davvero a semplificare l’organizzazione del lavoro, a ridurre il ricorso a soluzioni irregolari e a rispondere ai bisogni concreti delle aziende e dei lavoratori. È lì, più che nei testi normativi, che si misurerà la loro efficacia.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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