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Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2025, mentre Bruxelles cercava ancora una via d’uscita ai contrasti interni sulla genetica vegetale, Consiglio e Parlamento europeo hanno trovato un accordo che segna una frattura storica con il passato. Le Nuove Tecniche Genomiche (Ngt) – in Italia note come Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) – escono dal limbo normativo che per oltre vent’anni le aveva confinate nella stessa categoria degli Ogm. Il compromesso raggiunto, ancora provvisorio ma politicamente robusto, apre la strada a una regolamentazione più moderna e flessibile, pensata per coniugare innovazione, sicurezza e competitività in un’agricoltura che deve fronteggiare cambiamenti climatici sempre più violenti.
La nuova architettura normativa tra Ngt-1 e Ngt-2
In modo particolare, il nuovo regolamento introduce una distinzione attesa da anni:
- Ngt-1, varietà considerate equivalenti alle convenzionali, con iter autorizzativi più rapidi, verifiche una tantum e assenza di etichettatura sugli alimenti;
- Ngt-2, piante con modifiche più complesse, che resteranno soggette alle stesse regole degli Ogm, con autorizzazione preventiva ed etichettatura obbligatoria.
Per gli agricoltori, il beneficio più concreto riguarda le Ngt-1: potranno accedere a nuove varietà più resilienti a stress termici, malattie e parassiti, senza costi burocratici proibitivi né barriere di mercato. L’unico obbligo di etichettatura resterà sulle sementi, così da permettere – qualora richiesto – filiere “Ngt-free”.
Elemento chiave è anche la lista di esclusione, che impedisce di classificare come Ngt-1 i caratteri più controversi, come resistenza agli erbicidi o produzione di sostanze insetticide note: per queste modifiche la categoria è automaticamente Ngt-2, con tutte le tutele del caso.
Brevetti, trasparenza e timori del settore
Uno dei capitoli più sensibili riguarda la proprietà intellettuale. Il regolamento non cambia il sistema europeo dei brevetti, ma introduce un obbligo nuovo: chi registra una varietà Ngt-1 dovrà dichiarare tutte le domande di brevetto collegate, che confluiranno in un database pubblico.
Un gruppo di esperti UE seguirà l’evoluzione del tema e, soprattutto, entro un anno dall’entrata in vigore, la Commissione dovrà pubblicare uno studio sull’impatto della brevettazione su accesso alle sementi, concorrenza e innovazione.
Il settore agricolo guarda con favore alla maggiore trasparenza, ma non mancano i timori: la diffusione di varietà brevettate potrebbe infatti aumentare la dipendenza dalle multinazionali sementiere e ridurre il margine di autonomia degli agricoltori. Una preoccupazione sottolineata anche da parte delle organizzazioni agricole, pur ampiamente favorevoli allo sviluppo delle Tea.

La posizione dell’Italia
Convergente la risposta giunta dal mondo agricolo italiano. Coldiretti, Filiera Italia, Crea, Confagricoltura e Cia hanno infatti parlato di “passo avanti importante”, sottolineando come le TEA non comportino inserimento di Dna estraneo e quindi non possano essere assimilate ai “vecchi Ogm”. La sfida, spiegano, è rendere l’innovazione accessibile a tutti gli agricoltori, non solo ai grandi gruppi.
Anche sul piano istituzionale, l’entusiasmo è unanime. Il ministro Francesco Lollobrigida parla di “colture più resilienti, più produttive, con meno uso di pesticidi e acqua”, ribadendo la natura “mirata e naturale” degli interventi genetici. Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha salutato l’accordo come il fondamento di un’agricoltura “sicura, sostenibile, di qualità”.
A livello scientifico, il presidente del Crea, Andrea Rocchi, ha definito l’accordo “un nuovo impulso all’innovazione”, che valorizza il lavoro dei ricercatori italiani.
Nodi da sciogliere e prossimi passi
Se sulle Ngt-1 il quadro appare definito, restano aperti due nodi politici. Il primo è il biologico: tutto lascia pensare che le Tea continueranno a essere escluse dall’agricoltura bio, in linea con la normativa attuale e con la percezione dei consumatori.
Il secondo riguarda la libertà degli Stati membri di vietare la coltivazione delle Ngt-2, replicando il meccanismo di opt-out già previsto per gli Ogm. Una clausola che consentirà all’Italia di modulare, in futuro, il proprio orientamento politico.
In ogni caso, l’accordo – per ora solo politico – dovrà essere ora tradotto nel testo finale e approvato formalmente da Parlamento e Consiglio. Solo in seguito inizierà la fase operativa, con un periodo di transizione che accompagnerà l’ingresso delle nuove regole nel mercato europeo e permetterà alle Tea di qualificarsi non come una minaccia, ma un’opportunità per tutti.
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Ilaria De Marinis
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