Cimice asiatica: torna la preoccupazione al Nord

Dopo un periodo di tregua, l’insetto è tornato a colpire con forza nei frutteti di Mantova e Bologna, causando danni alle colture e generando nuove preoccupazioni tra gli agricoltori

da Ilaria De Marinis

Dopo un paio di stagioni più gestibili, nell’estate 2025 la cimice asiatica (Halyomorpha halys) è tornata a fare danni consistenti nell’Italia nord-orientale. In particolare, frutteti del Mantovano e del Bolognese stanno registrando perdite importanti, con pere colpite in fase di raccolta e segnalazioni anche su mais e orticole. Gli allarmi non arrivano solo dagli agricoltori: i servizi fitosanitari regionali confermano dinamiche di popolazione ancora elevate a fine stagione, nonostante anni di lotta biologica.

Nel Mantovano danni da cimice asiatica già oltre i 2 milioni

Secondo Coldiretti Mantova, l’estate 2025 segna un ritorno drammatico della cimice asiatica: “Per la cimice asiatica è un’annata davvero nefasta. I primi calcoli ci spingono a una stima prudenziale di oltre due milioni fra danni diretti e indiretti, ma la campagna di raccolta delle pere è ancora in corso – fa sapere Pier Paolo Morselli, presidente della cooperativa Corma e agricoltore Coldiretti Mantova, secondo il quale – tra l’altro – il computo delle perdite è destinato, inevitabilmente, ad ingrandirsi”.

A conferma, le parole di Fabio Mantovani, presidente di Coldiretti Mantova: “Già alla fine di luglio avevamo posto l’attenzione sull’invasione di cimice asiatica, una presenza denunciata nei giorni scorsi anche dalle sedi provinciali di Coldiretti in Emilia Romagna e Veneto”. Un allarme reale, tanto che in alcune aziende si parla di una stima dei danni vicina al 100%, con la situazione che rischia di peggiorare a causa della migrazione dell’insetto su colture come soia e mais.

E non va meglio in provincia di Bologna

Qui Coldiretti lancia l’allarme su scala regionale: Valentina Borghi, presidente di Coldiretti Bologna, ha dichiarato che “la situazione è grave”, chiedendo che Regione e governo intervengano per affrontare l’emergenza. “Abbiamo già segnalato la gravità della situazione e chiesto l’attivazione di misure a favore dei produttori colpiti”. Intanto, molti operatori stanno già “constatando sulle pere le tipiche punture della cimice che deprezzano e compromettono il raccolto, con percentuali che in alcuni casi raggiungono il 70%”. Senza contare le problematiche che si stanno riscontrando anche su orticole e pannocchie di mais, con deformazioni da punture.

Secondo Coldiretti la situazione “non è più sotto controllo” e questo sia per ragioni climatiche, che favoriscono sopravvivenza e mobilità degli adulti tra colture (dal pero al mais, fino alla soia), amplificando i danni anche a ridosso della raccolta quando le punture non sempre sono visibili all’esterno, sia per la “progressiva riduzione degli strumenti di difesa a disposizione degli agricoltori”. Il risultato – come commentano in molti – è un quadro desolante, che mette a rischio intere produzioni e redditi agricoli.

cimice asiatica pere

E la lotta biologica?

Di fronte a un quadro così pesante, la domanda che sorge spontanea è: ma quindi la lotta biologica non è servita? Da qualche anno, infatti, è in corso l’introduzione controllata di Trissolcus japonicus, la cosiddetta “vespa samurai”, un minuscolo parassitoide delle uova di cimice asiatica. È il tassello su cui si punta di più, perché rappresenta la via più sostenibile e di lungo periodo per ridurre le popolazioni del fitofago.

In Emilia Romagna i primi segnali sono incoraggianti: il parassitoide è stato rinvenuto ormai nella maggioranza dei siti monitorati e i tassi di parassitizzazione sono cresciuti rispetto alle stagioni precedenti. In Lombardia, invece, l’insediamento è più disomogeneo: nel Mantovano le percentuali restano basse e non ancora sufficienti a contenere la pressione dell’insetto. Per questo motivo nel 2024 i nuovi lanci sono stati sospesi, così da valutare meglio come e dove la vespa samurai si stia stabilendo.

Il punto è che si tratta di un processo lento, che richiede anni. E che nell’attesa rende necessari strumenti immediati come reti di protezione, monitoraggi serrati e supporto tecnico.

Cimice asiatica e novità dalla ricerca

Accanto alle strategie di difesa in campo, anche la ricerca continua a compiere passi in avanti. Proprio di recente, è stato pubblicato il lavoro condotto da alcuni gruppi di ricerca italiani che hanno sperimentato l’uso dell’imaging iperspettrale nel vicino infrarosso (NIR-HSI) per individuare sui frutti di pero i danni provocati dalla cimice asiatica quando non sono ancora visibili a occhio nudo. Le punture tardive dell’insetto, infatti, spesso si manifestano solo con necrosi della polpa interne o suberificazioni, che vengono scoperte dal consumatore al momento del taglio.

La tecnologia a infrarosso permette di “vedere” questi difetti interni prima della commercializzazione, aprendo la strada a sistemi di cernita automatica in grado di separare i frutti compromessi da quelli sani. Non è una soluzione che sostituisce la difesa agronomica, ma uno strumento complementare: può ridurre gli scarti lungo la filiera, limitare contestazioni da parte dei compratori e migliorare l’omogeneità dei lotti destinati al mercato. Ma soprattutto una soluzione che, in annate critiche come l’attuale, potrebbe offrire ai diversi comparti un’alternativa concreta per contenere, se non i danni agronomici, almeno quelli economici.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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