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Aumento anomalo della cascola, ritorno della cimice asiatico, piante affaticate. Il cuore della pericoltura emiliana è travolto da una crisi che si annuncia, per gravità e diffusione, persino peggiore di quelle del 2019 e 2020. A lanciare l’allarme è CIA – Agricoltori Italiani di Ferrara, che parla apertamente di un “disastro agronomico” con effetti economici e strutturali potenzialmente irreversibili per il comparto locale. Le pere, già poche e di qualità compromessa, finiranno in larga parte all’industria di trasformazione, con un valore commerciale drasticamente ridotto. Il raccolto destinato al fresco è, in molti casi, semplicemente assente.
Clima instabile e stress fisiologico: la doppia sfida per le pere del Ferrarese
Stando a quanto riportato, le abbondanti precipitazioni primaverili, sommate a settimane di forte instabilità atmosferica, hanno determinato un severo squilibrio vegetativo. Le piante, indebolite dal ristagno idrico e da condizioni ambientali avverse, hanno reagito con una cascola anomala.
Particolarmente colpite le varietà Abate Fetel e Santa Maria, pilastri della produzione regionale. “Le piante sono stanche, affaticate, e in molti casi non riescono nemmeno a portare a termine lo sviluppo dei frutti” – si legge nel comunicato di Cia Ferrara. Una perdita tanto precoce quanto grave, che compromette non solo la stagione in corso, ma la resilienza futura degli impianti.
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E torna anche la cimice asiatica
A peggiorare il quadro è tornata, in anticipo e aggressiva, la cimice asiatica (Halyomorpha halys). L’insetto fitofago ha superato le soglie di attenzione già a inizio giugno, rendendo inefficaci molti piani di contenimento. Le piogge abbondanti hanno rallentato gli interventi di difesa, creando le condizioni ideali per la diffusione dell’infestazione.
Il danno stimato è altissimo: in alcune aziende si segnalano perdite superiori al 70%, con intere parcelle compromesse. Le coltivazioni biologiche risultano particolarmente vulnerabili, ma anche gli impianti convenzionali hanno mostrato gravi difficoltà di gestione.

Esemplari adulti di cimice asiatica su pero
Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore
Crisi del comparto delle pere: non più un’eccezione
La pericoltura emiliano-romagnola non affronta più eventi eccezionali, ma una trasformazione strutturale del rischio agricolo. Gelate primaverili, estati torride, piogge estreme e parassiti esotici stanno modificando in profondità le condizioni agronomiche del territorio. Nel frattempo, i costi di produzione aumentano e la redditività continua a calare, erodendo la sostenibilità del comparto.
Secondo Cia Ferrara, si sta delineando una realtà dove le aziende rischiano di uscire dal comparto, schiacciate da stagioni sempre più imprevedibili, rese agronomiche insufficienti e margini economici negativi. In assenza di un sostegno pubblico tempestivo e di una visione di sistema, il rischio concreto è l’abbandono colturale di ettari ed ettari di pereti, con conseguenze irreversibili sul piano produttivo, paesaggistico e occupazionale.
“Serve il Fondo di Solidarietà, ma anche una visione di lungo periodo”
In cima alle richieste dell’organizzazione agricola c’è l’attivazione immediata del Fondo di Solidarietà Nazionale per sostenere le aziende colpite. Ma l’urgenza è anche strategica: servono investimenti strutturali, dalla ricerca genetica varietale al rafforzamento della difesa biologica e integrata, passando per una più efficace programmazione agronomica su scala territoriale.
La posta in gioco è altissima. Senza un cambio di passo, molte aziende potrebbero abbandonare la coltura, determinando non solo una perdita produttiva, ma un colpo devastante alla frutticoltura emiliana e al patrimonio agricolo del Paese.
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Ilaria De Marinis
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