Agricoltura romagnola in ginocchio per il maltempo

Rami spezzati, grappoli a terra e frutta danneggiata: l’ultima perturbazione aggrava un bilancio che per le campagne romagnole è già drammatico

da Federica Del Vecchio
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Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 agosto, la costa romagnola e il primo entroterra sono stati travolti da una nuova perturbazione che ha aggravato un bilancio già pesantissimo per l’agricoltura. Piogge torrenziali, raffiche di vento oltre i 100 km/h e violente grandinate hanno colpito soprattutto le zone di Cesenatico, San Mauro Mare, Bellaria e Rimini.
A pagare il prezzo più alto sono state colture come frutticole, orticole e uva da vino: rami spezzati, grappoli caduti a terra a pochi giorni dalla raccolta, insalate e bietole ormai non commercializzabili perché completamente bucherellate dalla grandine.

Agricoltura romagnola già in ginocchio

Questa tempesta non è arrivata a ciel sereno: è l’ultimo capitolo di un’estate che ha messo in ginocchio il territorio romagnolo. Già nel 2024 l’Emilia-Romagna ha vissuto l’anno più caldo dal 1961, con un’anomalia climatica media di circa +1,6 °C e oltre 19 eventi meteorologici estremi – tra ondate di calore, grandinate, un tornado, alluvioni drammatiche e piogge intense – il tutto sommato a una piovosità record di oltre 1.200 mm annui. Tra i fenomeni più devastanti impossibile dimenticare le alluvioni del settembre e dell’ottobre 2024, che hanno colpito duramente la Romagna e il bolognese. 

Ma il quadro è proseguito nel 2025. Quella della scorsa notte, infatti, non è stata un’eccezione isolata, ma l’ennesimo episodio di una sequenza che ha segnato l’intero mese di agosto. Prima di quest’ultima tempesta, il Riminese era già stato colpito da grandinate improvvise, trombe d’aria e nubifragi che avevano devastato frutteti e campi di pomodoro proprio in fase di raccolta. Molte aziende, ancora impegnate nei ripristini, si sono trovate travolte da una seconda ondata senza avere il tempo né le risorse per rialzarsi.

La conseguenza è un effetto cumulativo: danni che non si sommano soltanto, ma che si amplificano. Vigneti già compromessi non hanno retto al nuovo colpo, gli ortaggi sono stati persi due volte nello stesso ciclo produttivo e le strutture agricole lesionate non hanno più alcuna tenuta. È per questo che gli imprenditori agricoli parlano di “disastro”: perché ciò che si sta consumando non riguarda solo la stagione in corso, ma rischia di compromettere la programmazione delle prossime campagne, facendo saltare investimenti, contratti di fornitura e perfino il ricambio generazionale.

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Le aziende agricole allo stremo

È un agosto da dimenticare per l’agricoltura riminese – le parole del presidente di Confagricoltura Daniele Montemaggi e purtroppo il bilancio dei danni continua a peggiorare. Le aziende agricole, già provate dalle ondate precedenti, vedono sfumare ulteriori raccolti e quindi i loro già risicati margini. A ogni nuova perturbazione si aggiunge un ulteriore carico economico, ma non va sottovalutato anche l’impatto psicologico, per gli imprenditori agricoli”.

Il racconto degli agricoltori è drammatico: settimane di lavoro e investimenti svaniti in pochi minuti. “È un disastro per molte imprese – ha ribadito Montemaggi – che si sono viste colpite due volte in meno di un mese, perdendo ortaggi, frutta, uva e pomodori in fase di raccolta: dopo aver investito tempo e risorse per un intero ciclo colturale, si sono visti sfumare il loro lavoro in pochi minuti. È desolante ed è sempre più evidente che gli eventi estremi non sono più l’eccezione ma la regola”.

Risposte politiche per un’agricoltura da salvaguardare

Dalle associazioni di categoria arriva un messaggio chiaro: non si può chiedere agli agricoltori di resistere da soli. “Il nostro territorio sta pagando un prezzo altissimo agli effetti del cambiamento climatico e questa ennesima perturbazione dimostra quanto sia urgente una risposta politica più forte e strutturata – ha infatti sottolineato il direttore di Confagricoltura Luca Gasparini. “La gestione del rischio deve diventare centrale: senza strumenti adeguati, le aziende agricole non possono più reggere da sole l’impatto di eventi estremi così ravvicinati e distruttivi”.

Per Confagricoltura, infatti, non è in discussione solo la tenuta economica, ma la possibilità stessa di continuare a fare impresa agricola in Romagna. “Se affrontare il mercato è responsabilità dell’imprenditore – osserva Gasparini – fronteggiare eventi come grandinate di questo tipo, trombe d’aria, alluvioni e siccità estreme non può essere compito esclusivo dell’agricoltura. Abbiamo aziende che non riescono nemmeno a far fronte ai costi dei ripristini. È necessaria una svolta, servono strumenti assicurativi più accessibili, sgravi, misure straordinarie e un ripensamento complessivo della politica agricola in chiave climatica”.

Le conseguenze – di fatto – vanno ben oltre la singola stagione: meno prodotto significa meno reddito, meno investimenti e, nel lungo periodo, il rischio di abbandono dei campi. Con interi territori che potrebbero perdere non solo ricchezza economica, ma anche paesaggio, tradizioni e identità agricola.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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