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Investire in impianti arborei a ciclo medio-lungo significa accettare tempi di ritorno pluriennali e sostenere costi gestionali costanti nel tempo. Per garantire che tali investimenti producano effetti ambientali e produttivi durevoli, è necessario un impegno continuativo nella manutenzione. In questo contesto si inserisce il nuovo bando SRA28.2 della Regione del Veneto, previsto dal Piano Strategico della PAC 2023-2027: un intervento specificamente rivolto al mantenimento degli impianti di arboricoltura realizzati su superfici agricole, che riconosce un sostegno economico a copertura delle attività colturali e del mancato reddito connesso alla destinazione non agricola del suolo.
Cosa prevede il bando “arboricoltura”
Non è un’operazione generica di forestazione, né un rimboschimento passivo. Si tratta di impianti realizzati su superfici agricole da chi ha scelto un’agricoltura diversa, più lenta, più integrata con l’ambiente. Il bando premia questa scelta con un contributo annuale che può arrivare a 2.500 euro per ettaro, riconoscendo sia i costi delle cure colturali, sia il mancato reddito agricolo.
Il bando si rivolge esclusivamente a chi ha già beneficiato del precedente intervento regionale per la messa a dimora degli impianti (SRD05.2). In sostanza, è un secondo tempo, quello della gestione attiva: controllo della vegetazione spontanea, recupero delle piante non attecchite, irrigazioni di soccorso, difesa da insetti o malattie.
Tutte operazioni che richiedono competenze tecniche, attenzione continua e – non ultimo – risorse. Non sorprende quindi che uno dei requisiti fondamentali sia la presentazione di un “Piano di mantenimento”, redatto da un tecnico abilitato: un documento che descrive nel dettaglio come si intende accompagnare l’impianto anno dopo anno, per almeno un quinquennio.

Una scelta che guarda lontano
Dietro questo intervento c’è una visione chiara: sostenere chi lavora per mitigare il cambiamento climatico, tutelare la biodiversità e migliorare il paesaggio agrario. Obiettivi che trovano applicazione concreta in filari di querce, siepi campestri, piantagioni miste di specie autoctone. Alberi che nel tempo assorbiranno carbonio, offriranno riparo a insetti impollinatori e piccoli animali, contribuiranno a ridurre l’erosione del suolo e persino a rendere più gradevole e salubre l’ambiente.
Non a caso il bando è riservato alle zone agricole non montane, cioè ai territori dove l’impatto della monocoltura, dell’agricoltura intensiva e dell’urbanizzazione è stato più profondo. E il verde non è solo ornamento, ma necessità.
Bando arboricoltura: come e quando
Il sostegno previsto si estende per cinque anni, a partire dal 1° gennaio successivo alla chiusura dell’impianto. I contributi – 1.500 euro/ha/anno per la manutenzione, 1.000 per il mancato reddito – sono erogati previa conferma annuale, ma la prima domanda vale anche come richiesta di pagamento per l’anno iniziale.
Le domande devono essere presentate ad AVEPA, entro i termini indicati nel bando regionale, corredate da tutta la documentazione tecnica richiesta. Non basta dichiarare l’intenzione: bisogna dimostrare, con atti e piani, di voler fare sul serio.
Il budget complessivo stanziato per l’intervento è 100.000 euro: una cifra modesta, che però manda un segnale preciso. La Regione vuole dare continuità e concretezza alle politiche ambientali, sostenendo chi si prende cura di un’agricoltura più lenta e resiliente.
Per saperne di più, si rimanda al testo completo del bando.
Ilaria De Marinis
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