Nuovo virus in Italia, è approdato in Campania e colpisce l’anguria

Si tratta del Watermelon crinkle leaf-associated virus 2 (WCLaV-2), noto per causare la cosiddetta “foglia arricciata” dell’anguria, segnalato per la prima volta in Italia in un campo di Eboli (SA)

da Ilaria De Marinis
nuovo virus watermelon

Un nuovo virus ha fatto il suo ingresso nei campi agricoli italiani, e non passa inosservato. Si tratta del Watermelon crinkle leaf-associated virus 2 (WCLaV-2), noto per causare la cosiddetta “foglia arricciata” dell’anguria, segnalato per la prima volta in Italia – e in tutta l’area EPPO – nel luglio 2023. La scoperta è avvenuta in un campo commerciale di Eboli, in provincia di Salerno, dove tutte le piante di anguria risultavano sintomatiche. 

Fino a quel momento era stato segnalato soltanto in Cina, Stati Uniti e Brasile. Ora è ufficialmente approdato in Italia, come conferma il report pubblicato dal sistema di allerta dell’EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization), che registra il primo caso di WCLaV-2 nel nostro Paese e in tutta l’area euro-mediterranea.

Nuovo virus, sintomi chiari

Il ritrovamento è avvenuto su un lotto di circa 4000 m². L’infezione non ha lasciato dubbi: tutte le piante presentavano foglie arricciate, raggrinzite, macchiate di giallo e clorotiche, mentre i frutti mostravano lesioni circolari e deformazioni evidenti. Sintomi drammatici per una coltura che rappresenta un importante segmento dell’orticoltura italiana, con oltre 600mila tonnellate prodotte ogni anno.

A identificare il responsabile è stato un sequenziamento ad alta resa (HTS), confermato da RT-PCR. Il genoma virale rilevato mostrava altissime somiglianze con ceppi già noti: RNA1 identico al 99,94% a un isolato brasiliano, RNA2 al 96,23% rispetto a un isolato cinese. Le sequenze sono state depositate in GenBank, rafforzando l’evidenza scientifica della diagnosi.

nuovo virus anguria

Sintomi di WCLaV-2 su foglie di anguria con arricciamenti e rughe, macchie gialle e clorosi. Fonte: https://apsjournals.apsnet.org/doi/epdf/10.1094/PDIS-02-25-0245-PDN

Ma cos’è il WCLaV-2? 

Il WCLaV-2 fa parte del genere Coguvirus, famiglia Phenuiviridae. È un virus a RNA segmentato (due segmenti, RNA1 e RNA2) che infetta le angurie causando i classici sintomi di arricciamento fogliare, ma può anche colpire i frutti, compromettendone la commerciabilità. È trasmesso probabilmente da insetti vettori – afidi e aleurodidi in primis – anche se la sua epidemiologia completa è ancora oggetto di studio.

Una caratteristica preoccupante di questi virus è la possibilità che si diffondano anche attraverso semi infetti, come emerso da uno studio parallelo che ha analizzato semi commerciali in vendita nei garden center campani: ben tre cultivar sono risultate positive, pur senza sintomi evidenti nelle giovani piantine. Una minaccia silenziosa, che potrebbe espandersi ben oltre il campo di Eboli.

L’altro virus nell’ombra: WCLaV-1

Lo stesso studio ha anche rilevato il “fratello” del WCLaV-2, il WCLaV-1, in semi commerciali italiani. Questo virus, pur appartenendo allo stesso genere, non è ancora stato segnalato in campo aperto in Italia. L’EPPO, per ora, lo considera non presente nel nostro territorio, ma il fatto che sia stato trovato nei semi è un segnale da non sottovalutare. La tracciabilità dei semi infetti non è chiara, e l’origine rimane ignota.

E ora? La sfida della gestione di questo nuovo virus dell’anguria

La presenza del WCLaV-2 in campo aperto impone nuove domande urgenti: quanto è diffuso realmente? Quali vettori lo trasmettono? E soprattutto: come contenerlo? Attualmente, la descrizione ufficiale dell’EPPO parla di “presente, distribuzione ristretta (un campo)”, ma senza un piano di monitoraggio e gestione, quel campo di Eboli potrebbe essere solo l’inizio.

L’infezione da WCLaV-2, a differenza di virus più noti, non si può ancora affrontare con strategie consolidate. Servono studi mirati su trasmissione, incidenza e impatto agronomico. Intanto, il rischio maggiore resta quello della trasmissione via seme: silenziosa, invisibile, ma devastante. Una minaccia insidiosa per la filiera dell’anguria e per tutta l’agricoltura mediterranea.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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