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Quando si parla di mosca bianca, è difficile riferirsi a una sola specie. Si deve pensare piuttosto a piccoli insetti, noti anche come aleurodidi, appartenenti alla vasta famiglia delle Aleyrodidae, che conta oltre 1.500 specie conosciute. E il panorama non cambia se si restringe il campo alla mosca bianca degli agrumi: sono almeno una decina le specie considerate rilevanti a livello agronomico, con alcune più aggressive e localizzate in specifiche aree del mondo.
Nel Sud Italia, a tenere in allerta gli agrumicoltori è in particolare la Dialeurodes citri, seconda solo alla più recente e temuta Aleurocanthus spiniferus per capacità infestante e danni arrecati. D. citri è una specie polifaga, che predilige gli agrumi, ma che può infestare anche altre piante da frutto come kaki, melograno e susino. La sua presenza è costante durante tutto l’anno, rendendo difficile la gestione e il controllo delle infestazioni. Ma è soprattutto il danno a preoccupare: la mosca bianca degli agrumi infatti può compromettere seriamente la produttività degli alberi, arrivando in molti casi a compromettere interi raccolti. Ma in che modo?
Mosca bianca degli agrumi: piccolo insetto, grandi danni
I segnali della presenza di D. citri sono evidenti e tutt’altro che trascurabili. L’insetto si insedia sulla pagina inferiore delle foglie, dove sia gli adulti che le neanidi si nutrono della linfa attraverso punture trofiche. Il risultato? Ingiallimento e caduta precoce delle foglie, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a un progressivo deperimento dell’intera pianta.
Ma il danno non si ferma qui. Le neanidi, quando si concentrano in gran numero sulla vegetazione, producono abbondante melata che imbratta la vegetazione, creando un ambiente favorevole allo sviluppo delle fumaggini, funghi nerastri che si depositano sulle superfici fogliari. Il danno quindi è duplice: da un lato, la fotosintesi viene compromessa e gli scambi gassosi si riducono, indebolendo ulteriormente la pianta; dall’altro, i frutti stessi risultano esteticamente danneggiati, perdendo valore commerciale a causa dell’annerimento della buccia. Insomma non solo danni estetici, ma anche fisiologici. Ma la grande preoccupazione si deve solo alle possibili ripercussioni?
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Foglia di agrumi infestata da mosca bianca adulta degli agrumi, Dialeurodes citri Fonte: Lyle Buss, Università della Florida
Il ciclo biologico della mosca bianca degli agrumi: come nasce e si espande
In realtà no. A destare preoccupazione anche la sua straordinaria capacità di diffusione e adattamento. Originaria dell’Est asiatico, questa specie ha raggiunto il bacino del Mediterraneo diversi decenni fa, con una prima segnalazione in Italia alla fine degli anni Sessanta, in Sicilia. Da allora, la sua avanzata è stata inarrestabile: oggi è presente in quasi tutti gli areali agrumicoli meridionali.
Due i fattori principali che ne alimentano l’espansione: la sorprendente versatilità ecologica, che le permette di adattarsi a condizioni ambientali molto diverse, e l’altissimo potenziale riproduttivo, che trasforma in breve tempo un piccolo focolaio in una vera e propria invasione. Le femmine, infatti, depongono in media un centinaio di uova sulla pagina inferiore delle foglie, in modo sparso. Le uova, di colore giallastro e forma sub-ellittica, sono fissate alle foglie tramite un sottile peduncolo. Dopo un periodo di incubazione variabile tra i 10 e i 32 giorni, fanno la loro comparsa le neanidi, che si muovono attivamente in cerca di un punto ideale per fissarsi e nutrirsi.
Il ciclo vitale dell’insetto si articola in quattro stadi giovanili prima di arrivare alla forma adulta. A temperature intorno ai 26 °C, l’intero ciclo si compie in circa 60 giorni, permettendo alla specie di completare fino a tre generazioni l’anno sugli agrumi. Durante l’inverno, la mosca bianca sverna principalmente come uovo o neanide di IV età su piante sempreverdi, mentre lo sfarfallamento degli adulti – ovvero l’uscita dagli stadi giovanili – avviene in modo quasi continuo da aprile fino a ottobre, talvolta anche dicembre.
Una biologia efficiente, quasi perfetta, che rende D. citri difficile da contrastare.
Strategie di difesa tra natura e prevenzione
Fortunatamente, le armi a disposizione degli agricoltori non mancano, a partire dai nemici naturali, preziosi alleati nella lotta biologica. In natura, infatti, le popolazioni di D. citri sono tenute sotto controllo da diversi insetti predatori. Tra questi, il coleottero coccinellide Clitostethus arcuatus si nutre prevalentemente delle uova della mosca bianca, ma la sua efficacia è limitata, nonostante sia diffuso in molte aree. Ben più promettente, invece, si è dimostrato il piccolo imenottero parassitoide Encarsia lahorensis, originario del Pakistan e introdotto in Italia negli anni ’70. Questo insetto attacca dall’interno le larve dell’aleurodide e si è perfettamente adattato ai climi caldi del Sud, in particolare in Sicilia, mostrando un’ottima capacità di contenimento delle infestazioni.
Purtroppo però gli effetti sempre più pressanti del cambiamento climatico non aiutano. Il clima caldo umido registrato negli ultimi anni non fa altro che favorire lo sviluppo di colonie di aleurodidi. Per questo fondamentale risulta il monitoraggio costante delle coltivazioni. Le tecniche consolidate prevedono il prelievo di quattro foglie per pianta dal 10% delle piante presenti nell’appezzamento. Le soglie di intervento variano in base alla specie: per aranci e limoni si interviene quando si superano 30 neanidi di I e II età per foglia, mentre per clementine e mandarini la soglia si abbassa a 5-10 neanidi per foglia.
Infine, prevenzione e buone pratiche agronomiche restano fondamentali: evitare eccessive concimazioni azotate e favorire l’arieggiamento della chioma attraverso potature regolari può aiutare a contenere le infestazioni, creando un ambiente meno favorevole allo sviluppo della mosca bianca.
Una lotta che si gioca su più fronti, dove conoscenza, monitoraggio e intervento tempestivo possono fare la differenza tra un raccolto salvato e uno compromesso.
Federica Del Vecchio
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