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Simbolo del Mediterraneo, la pianta dell’olivo è considerata una specie resistente, longeva e capace di adattarsi a condizioni ambientali anche difficili. Tuttavia, garantire rese costanti e frutti di qualità nel lungo periodo richiede un’attenzione particolare alla salute del suolo. In questo contesto, il sovescio – pratica agronomica tanto antica quanto attuale – si rivela un alleato prezioso per migliorare la salute del terreno in modo naturale. Attraverso la semina e l’interramento di colture erbacee – in particolare leguminose – questa tecnica arricchisce il suolo di azoto in forma ammoniacale e sostanza organica vegetale, migliora la struttura e favorisce l’attività biologica.
Va però considerato, in alcune aree specifiche, il possibile ruolo delle colture da sovescio nella gestione dei vettori di Xylella, che rende fondamentale rispettare i termini di distruzione e rimozione della vegetazione erbacea come disposto dalla circolare n. 2 del 15 aprile 2024, dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione.
Semplice, economico ed efficace, il sovescio si integra perfettamente nella gestione sostenibile dell’oliveto. Ma quali sono le specie vegetali più adatte per effettuare questa pratica? Quando e come effettuare la semina e l’interramento? E quali vantaggi concreti si possono ottenere da questa pratica?
Quali colture scegliere per il sovescio?
Scegliere le giuste specie da utilizzare per il sovescio è il primo passo per ottenere un reale beneficio agronomico. In olivicoltura, le colture più indicate appartengono per lo più alla famiglia delle leguminose, note per la loro capacità di fissare l’azoto atmosferico grazie alla simbiosi con i batteri del genere Rhizobium, che colonizzano le radici delle piante e lo trasformano in una forma assimilabile per le colture.
Tra le leguminose più efficaci troviamo il favino, particolarmente resistente al freddo e capace di produrre grandi quantità di biomassa; la veccia, ottima per migliorare la struttura del terreno e stimolare la biodiversità microbica; e il lupino, indicato per i terreni più poveri grazie alla sua elevata capacità rigenerativa.
In molti casi, per ottenere una copertura vegetale più completa e bilanciata, si utilizzano miscugli di leguminose e graminacee, come l’avena o l’orzo. Questa combinazione non solo aumenta la produzione di biomassa, ma favorisce anche una decomposizione più graduale della sostanza organica e un miglior controllo delle infestanti.

Pianta di favino
Quando e come seminare?
Il momento della semina varia in funzione delle condizioni climatiche e delle specie selezionate. Nei climi mediterranei, si distinguono due principali periodi:
- autunno, da ottobre a inizio novembre, ideale per specie resistenti al freddo come il favino e la veccia;
- fine inverno/inizio primavera, da metà febbraio a metà marzo, adatto per la fava e il pisello da foraggio, che richiedono temperature più miti per germogliare.
La semina può avvenire a spaglio, sia manualmente sia con attrezzature meccaniche, come spandiconcime o seminatrici leggere. È fondamentale interrare i semi con una lavorazione superficiale, per favorire la germinazione senza disturbare eccessivamente il cotico erboso esistente. Una leggera pioggia o una buona umidità del suolo nel periodo successivo alla semina migliora notevolmente l’emergenza delle piante.
Tecniche di interramento del sovescio: quando e come agire per massimizzare i benefici
Il momento migliore per interrare le colture da sovescio coincide con la fase di prefioritura o piena fioritura, quando la capacità delle piante di fissare l’azoto raggiunge il suo massimo. Superato questo stadio, infatti, il processo rallenta e la resa agronomica della pratica diminuisce. Prima dell’interramento, le piante devono essere falciate e trinciate, preferibilmente con una trincia sarmenti, e lasciate asciugare sul terreno per uno o due giorni, in modo da facilitare la decomposizione. L’interramento vero e proprio va eseguito con una lavorazione superficiale (8–12 cm di profondità), utilizzando attrezzi come fresa o ripuntatore, a seconda che l’oliveto sia a terreno nudo o inerbito.
Questo tipo di lavorazione consente di mantenere una buona aerazione del suolo, necessaria per una decomposizione efficace della biomassa vegetale e per lo sviluppo dell’attività microbica.
I benefici del sovescio in oliveto
Introdurre il sovescio nella gestione dell’oliveto porta con sé numerosi vantaggi, sia agronomici che ambientali. Primo tra tutti, l’apporto di azoto naturale al terreno: un buon sovescio può fornire fino a 180-200 unità fertilizzanti di azoto per ettaro, riducendo in modo significativo la necessità di concimi di sintesi.
Ma i benefici non si fermano qui. L’interramento della biomassa vegetale contribuisce ad arricchire il terreno di sostanza organica, migliorandone la struttura, aumentandone la porosità e favorendo il drenaggio. Questo comporta anche una maggiore ritenzione idrica, elemento fondamentale in zone soggette a lunghi periodi di siccità.
Inoltre, una copertura vegetale ben gestita agisce da barriera naturale contro le infestanti, riducendone la pressione senza l’uso di diserbanti. E infine, il sovescio stimola la biodiversità del suolo, creando un ambiente favorevole allo sviluppo di microrganismi utili alla salute delle piante.
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Sovescio e gestione della Xylella fastidiosa
Sebbene l’adozione del sovescio in olivicoltura offra numerosi vantaggi agronomici, richiede particolare attenzione nelle aree colpite dalla Xylella fastidiosa. Attraverso la semina di colture erbacee, questa pratica agronomica può infatti fornire habitat favorevoli per lo sviluppo e agevolare la diffusione delle forme giovanili degli insetti vettori, in particolare la sputacchina (Philaenus spumarius).
Per mitigare questo rischio, oltre a monitorare la presenza dei vettori, è fondamentale rispettare i termini di distruzione e rimozione della vegetazione erbacea, come disposto dalla circolare n. 2 del 15 aprile 2024, dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione. Il recente provvedimento regionale stabilisce, infatti, che le lavorazioni superficiali del terreno quali arature, fresature, erpicature e trinciature, devono essere effettuate entro il 15 aprile 2025 nei comuni pugliesi situati sotto i 200 metri di altitudine.
Un investimento naturale per la salute del suolo
Il sovescio si conferma una pratica agronomica efficace e sostenibile per migliorare le caratteristiche chimico-fisiche del suolo negli oliveti. Integrandolo nella gestione ordinaria, è possibile favorire un miglior equilibrio vegetativo e produttivo della pianta, rendendo l’oliveto più resiliente e meno dipendente dagli input esterni. Tuttavia, nelle aree interessate dalla presenza di Xylella è cruciale adottare un approccio integrato e informato, bilanciando i benefici agronomici con la necessità di contenere la diffusione del batterio.
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Donato Liberto
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