Potatura dell’olivo: una guida per non sbagliare

Riconoscere i rami produttivi e capire quali rami tagliare è essenziale per eseguire correttamente la potatura dell'olivo. Ecco come si può procedere

da Donato Liberto
potatura dell'olivo - guida completa

La potatura dell’olivo è un’operazione agronomica fondamentale che incide direttamente sulla produttività, sulla qualità delle olive e sulla salute della pianta. Non si tratta semplicemente di un’azione meccanica di taglio, ma di una pratica altamente tecnica che, se eseguita correttamente, consente di ottimizzare l’equilibrio vegeto-produttivo, migliorare l’esposizione alla luce e favorire una crescita armonica della chioma.

L’olivo (Olea europaea) è una specie eliofila e vigorosa, caratterizzata in natura da un habitus arbustivo e da un’elevata sensibilità all’alternanza di produzione. In assenza di una gestione mirata, la pianta tende a sviluppare una chioma eccessivamente densa, con zone interne ombreggiate che riducono la fruttificazione e aumentano la presenza di rami disseccati e il rischio di malattie fungine e batteriche. La potatura dell’olivo, quindi, deve perseguire obiettivi precisi: migliorare la penetrazione della luce e l’arieggiamento, ridurre la presenza di rami improduttivi e gestire il noto fenomeno dell’alternanza di produzione, a cui l’olivo è particolarmente suscettibile.

Quando potare l’olivo? Il fattore climatico come variabile chiave

Il periodo di potatura ottimale per l’intervento dipende dalle condizioni climatiche: generalmente si esegue dopo il periodo più rischioso per la presenza di gelate invernali, con un calendario che varia a seconda della latitudine e delle condizioni meteorologiche dell’anno.
Nelle regioni meridionali, dove il clima è più mite, la potatura può iniziare già da febbraio, mentre nelle aree del Centro-Nord è preferibile attendere marzo-aprile. La decisione finale deve comunque tenere conto dell’andamento climatico dell’anno, per evitare di esporre l’albero a stress termici e patogeni.

potatura dell'olivo - abbandono

Albero di olivo non potato

Individuare i rami giusti: il ruolo della potatura nella produttività dell’olivo

Un aspetto cruciale della potatura dell’ulivo è il riconoscimento dei rami produttivi, essenziale per evitare tagli che possano compromettere la fruttificazione. A differenza di altre colture in cui i rami fruttiferi si distinguono facilmente grazie alla morfologia delle gemme, nell’olivo tutte le gemme si trovano in posizione ascellare rispetto alle foglie. La loro differenziazione avviene solo nei mesi di febbraio-marzo, rendendo impossibile riconoscerle al momento della potatura. Bisogna sapere, però, che in genere la produzione di olive si concentra prevalentemente sulla metà distale dei rami di un anno, e la potatura deve tenerne conto per non compromettere il raccolto.

Potatura dell’olivo: quali rami eliminare?

Non esiste una regola fissa e universale, ma in linea generale si procede con l’eliminazione dei succhioni, ovvero quei rami caratterizzati da un portamento verticale. Questi non solo risultano improduttivi, ma sottraggono linfa alla pianta e creano zone d’ombra nella chioma, riducendo l’aerazione e la penetrazione della luce, elementi fondamentali per una buona produttività. Inoltre, una tecnica consolidata nella gestione della chioma prevede la rimozione dei rami pendenti più interni, destinati a seccarsi per la scarsa esposizione alla luce. Questo intervento contribuisce a creare una chioma ben arieggiata e illuminata, migliorando la sanità della pianta e facilitando la raccolta, soprattutto se meccanizzata.

Oltre alla scelta dei rami da eliminare, è fondamentale eseguire i tagli correttamente per favorire la cicatrizzazione. L’olivo sviluppa coni di disseccamento in risposta ai tagli, motivo per cui è essenziale lasciare una piccola porzione di legno di rispetto all’origine del ramo eliminato, evitando di incidere il flusso linfatico del ramo da cui esso si era sviluppato. Una potatura eseguita con criterio e attenzione non solo migliora la produttività dell’olivo, ma favorisce anche una crescita equilibrata, mantenendo la pianta in condizioni ottimali anno dopo anno.

Forme di allevamento: le più diffuse per l’olivo

Uno degli obiettivi principali della potatura è conferire o mantenere una precisa forma di allevamento, essenziale per ottimizzare la produttività e la salute della pianta. Tra le più diffuse, spicca il vaso policonico, una struttura che, come suggerisce il nome, crea un ampio spazio aperto nella chioma, permettendo a luce e aria di raggiungere anche le parti interne. Ogni branca principale assume una forma conica, con rami più corti nella parte superiore e più lunghi in quella inferiore, favorendo così un equilibrio vegetativo ideale.

Questa scelta non è casuale, ma risponde alla fisiologia dell’olivo, una specie eliofila che necessita di una buona illuminazione per garantire una produzione ottimale. In natura, l’olivo tende a crescere con un portamento arbustivo o cespuglioso, producendo prevalentemente sui rami più esposti alla luce, che in assenza di potatura si troverebbero nella parte alta della pianta. Tuttavia, gli agricoltori preferiscono concentrare la fruttificazione nelle zone più accessibili della chioma per facilitare la raccolta, rendendo necessaria una gestione accurata della struttura della pianta.

potatura dell'olivo

Forma di allevamento a vaso policonico (fonte: Wikipedia)


Oltre al vaso policonico, esistono altre forme di allevamento, come il vaso a chioma libera, caratterizzato da una struttura meno schematica ma ugualmente efficace nel garantire una buona esposizione alla luce. Un’altra opzione è la forma a globo, particolarmente indicata per alberi giovani o a scopo ornamentale. Indipendentemente dalla tecnica adottata, però, il principio fondamentale rimane lo stesso: assicurare il giusto equilibrio tra illuminazione e arieggiamento per favorire una crescita sana e produttiva.

Un approccio differente è richiesto nei sistemi super-intensivi, dove gli olivi vengono coltivati a filare con una gestione della potatura completamente meccanizzata. In questo caso, l’obiettivo principale è garantire una crescita ordinata e compatibile con le esigenze della raccolta industriale, sacrificando in parte la naturalezza della struttura della pianta a favore dell’efficienza produttiva.

Alternanza di produzione: l’impatto della potatura

Un aspetto fondamentale da considerare nella gestione dell’olivo è che la sua produzione non è stabile nel tempo, ma tende a variare ciclicamente, seguendo periodi di alta e bassa produttività, fenomeno noto come alternanza di produzione. Questo comportamento è determinato da vari fattori biologici e climatici, e in particolare dalla capacità della pianta di adattarsi agli stimoli esterni.

Il principio alla base dell’alternanza è che una stagione di alta produzione riduce il numero di fiori nell’anno successivo, così come una raccolta tardiva inibisce la differenziazione delle gemme a fiore nell’inverno seguente. La potatura gioca un ruolo cruciale in questo fenomeno: negli anni di forte carica produttiva, la crescita vegetativa dell’albero è limitata, e quindi la potatura dovrebbe essere più leggera, limitandosi principalmente alla rimozione di succhioni e polloni. Al contrario, in seguito a un’annata di bassa produzione, una potatura più intensa è consigliata per stimolare la crescita vegetativa e migliorare la fruttificazione nell’anno successivo. In pratica, la relazione tra la potatura e l’alternanza di produzione implica che ogni intervento debba essere ponderato in base all’andamento produttivo dell’ulivo. Un approccio strategico alla potatura, che tenga conto dei cicli naturali della pianta, può contribuire a una maggiore stabilità produttiva e a una gestione ottimale della risorsa.

potatura dell'olivo - risultato

Situazione post-potatura di un olivo

Cure successive alla potatura dell’olivo per alberi sani e produttivi

La potatura dell’olivo, pur essendo essenziale per la sua produttività e la salute complessiva, rappresenta un fattore di stress per la pianta, in particolare quando viene eseguita in periodi di basse temperature. Inoltre, ogni taglio praticato crea una ferita, che può diventare una facile via d’ingresso per i patogeni. Tra i più temuti c’è il batterio Pseudomonas savastanoi, agente causale della rogna dell’olivo.

Per minimizzare il rischio di infezione, è fondamentale adottare alcuni accorgimenti durate le operazioni di potatura. In particolare, le forbici di potatura devono essere sempre pulite e disinfettate, per evitare che un batterio venga trasmesso da una pianta all’altra, o da una parte infetta della pianta a una sana. Questo semplice accorgimento può fare la differenza nel prevenire l’insorgenza di malattie. Inoltre, dopo la potatura, è consigliato trattare le ferite con prodotti a base di rame, che oltre a possedere proprietà battericide, preparano le pianta a eventuali ritorni di freddo e la proteggono dall’insorgenza di altre malattie come l’occhio di pavone.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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