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Con l’avanzare dell’inverno, le piante da frutto entrano in quella che viene definita fase di dormienza, un periodo cruciale del loro ciclo biologico in cui rallentano l’attività metabolica per meglio tollerare le basse temperature e il gelo. Le specie caducifoglie, come le pomacee e le drupacee, perdono completamente le foglie, riducendo al minimo le attività fisiologiche e metaboliche. Le sempreverdi, come l’olivo, originario di climi mediterranei più miti, mantengono il fogliame, ma registrano comunque un significativo rallentamento dei processi vitali. Tra gli interventi più importanti che possono essere effettuati durante questo periodo, spicca la potatura dei fruttiferi, un’operazione che si rivela essenziale per garantire la salute e la produttività delle piante. Tale intervento, eseguito nel periodo di riposo vegetativo, non solo consente di eliminare rami secchi, danneggiati o improduttivi, ma è anche un mezzo per modellare la struttura della pianta e raggiungere una predeterminata forma di allevamento, favorendo un’ottimale produzione nella stagione successiva.
La potatura dei fruttiferi richiede competenza tecnica e un approccio personalizzato per ogni specie, poiché non tutte le piante da frutto reagiscono allo stesso modo. È fondamentale conoscere il comportamento fisiologico delle diverse cultivar, valutare la capacità di fruttificazione e adattare gli interventi a seconda che la fruttificazione avvenga su rami dell’anno o su quelli più vecchi. Approfondire gli aspetti pratici della potatura invernale, come la scelta dei rami da tagliare permette di sfruttare al meglio le potenzialità di questa pratica colturale garantendo il giusto rapporto tra la chioma e l’apparato radicale delle colture e massimizzando i risultati agronomici.
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Come scegliere i rami da tagliare nella potatura dei fruttiferi?
La scelta dei rami da tagliare durante la potatura dei fruttiferi non può essere affrontata in modo generico, poiché ogni specie, e talvolta ogni cultivar, ha caratteristiche peculiari e esigenze specifiche. Tuttavia, un obiettivo comune della potatura è quello di eliminare i rami improduttivi e favorire lo sviluppo e la crescita dei rami a frutto, ossia quei rami destinati a produrre frutti nell’immediato o negli anni successivi.
Per intervenire correttamente è quindi fondamentale saper distinguere i rami a frutto dalle altre tipologie di rami. Questa capacità si basa su una conoscenza specifica delle caratteristiche delle principali specie da frutto, tenendo poi conto della forma di allevamento che si desidera ottenere, elemento che influisce in modo significativo sulla scelta dei tagli e che varia notevolmente tra le specie vegetali.
I rami a frutto delle principali specie da frutto
Ogni specie fruttifera produce frutti su rami con caratteristiche ben definite. Di seguito viene fatta una panoramica delle principali tipologie di rami a frutto e su come distinguerli.
Melo, pero e pesco, producono frutti prevalentemente su:
- lamburde: rami a frutto corti e tozzi, lunghe circa 2-5 cm, si sviluppano lateralmente su rami di due o più anni e sono rami perenni, se ben gestite;
- brindilli: rami misti, più lunghi e sottili (10-30 cm), si sviluppano principalmente nell’anno precedente, pertanto si presenta come un ramo giovane ma dotato di potenziale fruttifero. Presenta sia gemme a legno (più lunghe e affusolate), posizionate lungo il ramo, sia gemme a fiore (più tondeggianti) generalmente collocate alla sua estremità .
Ciliegio e albicocco, fruttificano prevalentemente su:
- brindilli;
- mazzetti di maggio: corti rami a fiore che si sviluppano sui rami più lunghi della pianta, tipicamente durante la stagione primaverile, da cui il nome. Possono essere lunghi dai 2 ai 6 cm.

Mazzetto di maggio su ciliegio
Olivo, produce frutti sui rami dell’anno che si sviluppano da rami di due anni. Per stimolare una produzione costante, è necessario mantenere un equilibrio tra rami produttivi e rami giovani che entreranno in produzione negli anni successivi. Si eliminano i rami vecchi, deboli o male orientati, favorendo una crescita equilibrata della chioma, garantendo luce e arieggiamento anche ai rami più interni.
Vite e actinidia, fruttificano sulle strutture dell’anno, detti capi a frutto. Devono essere selezionati con attenzione, scegliendo i tralci più vigorosi e ben distribuiti lungo la struttura di allevamento.
Indicazioni generali per riconoscere i rami improduttivi
Oltre a distinguere i rami a frutto, è importante identificare i rami improduttivi che vanno rimossi. Ecco alcuni segnali comuni:
- rami vecchi e deboli, spesso incapaci di produrre frutti di qualità ;
- rami mal posizionati, incrociati, rivolti verso l’interno della chioma o che creano ombreggiature;
- succhioni, rami vigorosi e verticali che consumano energia senza contribuire alla produzione;
- rami con gemme a legno in eccesso, che sottraggono spazio e risorse ai rami a frutto.
Conclusioni
Partendo da queste informazioni teoriche, è possibile iniziare a osservare la chioma di una pianta arborea e identificare i rami da preservare e quelli da eliminare. Una potatura ben eseguita non solo migliora la produttività immediata, ma contribuisce anche alla salute e alla longevità della pianta nel lungo periodo. In definitiva, la potatura invernale, se effettuata con competenza e attenzione, è uno degli interventi più importanti per garantire produzioni ottimali e frutti di qualità .
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Donato Liberto
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